Simone Paoli
Actarus
19 Ottobre Ott 2015 1421 19 ottobre 2015

Paga in contanti vero? No.

ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images

Quando hanno cominciato a girare le anticipazioni sull’aumento del limite del contante ho pensato ad uno scherzo. Mi risuonavano ancora nella mente le dichiarazioni del SuperMinistro Padoan in direzione ostinatamente contraria. Eppure erano vere queste anticipazioni, e in molti si sono detti se non entusiasti perlomeno convinti che la decisione sia saggia.

Personalmente credo invece sia una scelta sbagliata, anzi non fatico a definirla pessima.

Ho quindi letto le motivazioni dei favorevoli, cercando di essere convinto a “cambiare verso” pure io. In particolare ho letto con attenzione quelle di due persone che di solito mi persuadono per le argomentazioni proposte. Ma stavolta non ci sono riusciti, e cercherò di spiegare perché.

Il primo articolo è quello di Piercamillo Falasca, che ha scritto su Strade questo articolo.

Cerco di sintetizzare i principali argomenti a favore di Piercamillo:

1 “Chi vuol usare i contanti per pagare 2500 euro, può tranquillamente suddividere il pagamento in tre tranche”: ovvero, se uno vuole evadere una cifra superiore ai 1000 € si organizzerà lo stesso per farlo. Vero, ma perchè semplificargli la vita?

2 “Se si vuole diffondere il più possibile i pagamenti elettronici, questo va fatto con misure che stimolino la concorrenza degli istituti finanziari”. Verissimo, come è vero che in molti paesi non ci sono limiti al contante. Ma sono quelli in cui se voglio pagare un caffè con la carta di credito non trovo difficoltà. Ora se in Italia uno anche solo lo pensa come minimo lo ricoverano per un TSO. Quindi se prima non creo le condizioni per una effettiva concorrenza dei pagamenti elettronici, non posso averne nessuna reale contanti-carta. Ad esempio, ogni volta che preleviamo al Bancomat perché non rendere evidente il costo della gestione del contante, visto che ci viene sempre rinfacciato il costo di gestione della carte di credito?

3 “Il contante, che lo si usi o no, è una garanzia di libertà e di protezione delle proprie scelte personali”: questa motivazione, in un’epoca in cui per leggere questo articolo avete dovuto accettare cookies, in cui in ogni momento tramite il cellulare sanno in quale parte d’Italia siete, in cui per scaricare qualsiasi app dovete accettare e dichiarare di tutto, beh, mi pare molto molto fragile.

Il secondo articolo è quello scritto da Oscar Giannino per l’Istituto Bruno Leoni.

Vediamo le 3 motivazioni espresse da Giannino:

1 “La prima: chi difende il tetto dimentica che dal 2014 l’Agenzia delle Entrate ha cominciato ad entrare in possesso telematicamente entro il 20 aprile di ogni anno di tutti i nostri rendiconti relativi all’anno precedente.” In pratica, sostiene Giannino, con questi strumenti, uniti alla fattura elettronica nulla sfuggirà più al grande fratello fiscale, per cui il tetto al contante ha poco senso pratico. Vero, e questo è certamente un fatto positivo. Ho però seri dubbi sul fatto che l’Agenzia delle Entrate possa controllare ogni transazione, ed incentivare le transazioni elettroniche consentirebbe invero di limitare il lavoro successivo, permettendo una maggiore efficienza del sistema, che potrebbe concentrare i suoi sforzi sui grandi evasori.

2 “Bassi limiti all’uso del contante ottengono un effetto paradossale, molto diverso da chi li concepisce come strumenti anti-evasione. Complicano la vita solo a chi si fa scrupolo di rispettare gli obblighi tributari, mentre gli evasori regolarmente se ne impipano” Argomento sostanzialmente simile a quello espresso da Piercamillo, per cui l’obiezione è la medesima: perché favorir loro la vita? Rendiamola complicata, favorendo in questo modo altri metodi di pagamento.

3 “La via per abbattere questi ostacoli è quella che abbassa il digital divide, stimola fiscalmente gli operatori a una cooperazione meno onerosa con i consumatori, spiana i residui ostacoli alla concorrenza, abbatte i rischi di truffa e frode che anche nei pagamenti elettronici esistono eccome. Il tetto al contante non c’entra nulla con tutto questo.” Posto che concordo, non capisco cosa c’entrino le truffe online con l’uso del contante. Ovvero, non vedo come alzare il tetto del contante favorisca l’abbassamento del digital divide, anzi.

Altri argomenti sentiti in questi giorni riguardano il fatto che il contante limiterebbe l’acquisto dei facoltosi stranieri,peccato che per loro il limite sia a 15.000 €, o che andrebbe incontro ai nostri anziani, peccato che la social card l’abbiano usata tutti, almeno quelli che avevano i requisiti per utilizzarla.

Infine, la motivazione principale addotta dal Presidente del Consiglio è che così si incrementerebbe la propensione ai consumi, quindi motivazione di tipo psicologico. Premesso che sono favorevole ad ogni iniziativa che incrementi i consumi interni, non vedo come questa misura vada in tale direzione. La gran parte delle transazioni si attesta attorno agli 80-100 €, per cui non riesco ad immaginare uno “stravolgimento” dei consumi per merito di questa scelta.

Al contrario, se la mettiamo sulla psicologia, il messaggio in un Paese come il nostro è devastante. Invece di spingere sulla lotta all’evasione si “accetta” di aumentare volume e importo delle transazioni in nero, per di più con un cambio di verso a 180 gradi in pochi mesi.

Da un governo che vuole combattere l’evasione mi sarei aspettato altro, ad esempio proibire l’utilizzo delle banconote da 500 €, o favorire le transazioni elettroniche da un punto di vista fiscale.

Ed invece da oggi in poi mi aspetto sempre più spesso di sentirmi chiedere : “Paga in contanti vero?”

PS: A proposito di contante, quando aboliamo le monete da 1, 2, e 5 centesimi che ci costano più di produzione che altro?

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