Loris Guzzetti
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19 Ottobre Ott 2015 1033 19 ottobre 2015

Se la politica dice addio al futuro

Futuro

Che la classe politica di questi tempi sia priva, generalmente, di lungimiranza nelle proprie scelte politiche, è un fatto tristemente confermato anche dalla recente Legge di Stabilità, presentata del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, lo scorso 15 ottobre.

Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, Renzi ha espresso la volontà (fra le tante) di innalzare il tetto posto alla circolazione del denaro contante, passando da 1000 euro a ben 3000 euro. Una soglia addirittura triplicata, quindi, che non manca di creare smarrimenti ed incertezze. Questo procedimento può portare, infatti, ad un logico aumento di corruzione o, più semplicemente, di un uso spropositato e non rintracciabile del denaro in circolazione. Tutto ciò in un Paese che, fra l’altro, presenta il secondo tasso di evasione più alto d’Europa, pari al 21,1% (La Stampa).

Senza voler però entrate ulteriormente nella grande nuvola del dubbio che circonda questa questione, pare opportuno constatare un certo paradosso che fa seguito a questa misura del governo. Solo qualche anno fa, più precisamente nella primavera del 2012, l’indirizzo intrapreso dall’allora governo Monti, prendeva una direzione totalmente opposta: contrarre l’uso del contante, cercando così di ottenere un maggior controllo sull'evasione. Ciò che va sottolineato è la constatazione di come questa scelta politica abbia avuto effetti per soli 3 anni, cioè un lasso di tempo troppo breve, quasi insignificante. Quale mutamento e/o miglioramento si è verificato, tale da giustificare, oggi, un repentino cambio di rotta?

Un simile interrogativo riporta l'attenzione su un problema serio, relativo al (malo)modo di fare politica in Italia, almeno negli ultimi decenni. Non solo si assiste ad una continua e disomogenea alternanza di governo e ad una legiferazione ormai passata incostituzionalmente nelle sole mani di chi detiene il potere esecutivo, bensì appare evidente la quasi totale assenza di lungimiranza nelle scelte politiche. Non viene individuata quella capacità accorta ed intelligente che consente di prendere provvedimenti per il bene del Paese, affidandosi ad un'ottica di medio-lungo periodo. Tendenti, insomma, a garantire il benessere in un tempo futuro. La situazione odierna propone politiche che si contraddicono e si smentiscono l’una con l’altra, come se si partecipasse ad una gara dell’incoerenza. E ciò desta molta preoccupazione.

La competenza di una classe politica deve essere valutata, oltre che dall’origine dei suoi componenti, anche e soprattutto dalla proiezione in avanti, dall’aspirazione verso il futuro che le decisioni di questi sono in grado di proporre e garantire al Paese. Solo in questo modo si può rassicurare che i sacrifici compiuti, così come l’onestà intellettuale e le speranze insite nel cuore di un popolo possano essere finalmente garantite.

Altrimenti, si ammetta di assistere ad una creativa commedia all’italiana, decisamente poco gradita.

Loris Guzzetti

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