Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
20 Ottobre Ott 2015 2047 20 ottobre 2015

Edilizia: Vietato pronunciare quella parola! Quale? Sssssh! (se è vietato, vuol dire che per scoprirlo vi toccherà leggere questo post)

La dirò una volta sola, quella parola. In questo primo post. Poi non me la sentirete pronunciare mai più. Ma una volta almeno si, e la dico qui, perché devo darvi almeno il punto di partenza dal quale è nata l’idea di condividere con tutti i segnali di un qualche cambiamento. Che c’è e ci sarà.

Pronti? …

Sicuri?...

Ma proprio sicuri?... (urca, determinati)

Ok. Eccola. Il nostro Paese si è trovato ad affrontare negli ultimi anni la più importante CRISI del settore EDILIZIO della quale ciascun muratore con il cappello di giornale e la “Nazionalisenzafiltro” in bocca abbia memoria. E quindi siamo tutti qui, un po’ a lamentarsi e un po’ a cercare risposte a questa “crisidelledilizia” che è stata ed è la causa di tutti i mali: ha generato disoccupazione, riduzione dei consumi, ma soprattutto tanta sfiducia e un po’ di imbarbarimento del settore (ok, è vero, più di un po’); più drammaticamente ha coinvolto storie di persone anche fragili, che non ce l’hanno fatta, e hanno addirittura rinunciato a sé stessi e alla vita pur di non avere più macigni sulle spalle e sul cuore.

Durante lo scorso Congiunturale, Lorenzo Bellicini (Direttore del Cresme) ha paragonato l’Italia ad un malato di depressione “…l’Italia è un paese che non sa cosa fare, in un mondo in cui tutto cambia – abbiamo bisogno di visioni strategiche chiare che ci dicano dove andare…”.

…che poi, la depressione, è una malattia da curare, e non come tutti credono l’esagerazione del “sono sensibile e un po’ stanchino” oppure “hai bisogno di un periodo di riposo”. L’edilizia italiana può uscire dunque dalla depressione? Quale pillola salverà il nostro comparto? Ma il punto è… dobbiamo davvero aspettare che qualcuno (il Governo, il Mercato, Goldrake, I Magnifici Quattro) lo salvi al posto nostro, o come genialmente aveva intuito Albert Einstein, nella crisi si celano le più grandi opportunità? (riporto per intero il discorso di Einstein sulla crisi alla fine di questo post, che secondo me andrebbe imparato a memoria e recitato come un mantra, un ohm o le preghiere del vespero tutti i giorni).

E io che ci faccio dunque qui? E adesso da dove si può ripartire? Cosa vi dovrete aspettare voi da me?

Ecco, vuole il Caso che io di mestiere incontri gli imprenditori dell’edilizia. Tutti i giorni. E tanti piangono sulla mia spalla, è vero, ma altri ce la stanno facendo a far diventare la crisi un’opportunità, alcuni stanno addirittura crescendo dentro questa congiunturale opportunità.

E io desidero che li incontriate, questi meravigliosi e coraggiosi imprenditori del “dopo crisi”. C’è un antico proverbio Masai secondo il quale “la Terra non ci è stata donata dai nostri padri, ma data in prestito dai nostri figli”. Per quei figli, per i “miei” imprenditori e amici, ho deciso di raccontare: perché l’esperienza positiva di uno possa servire di pungolo ad altri.

Una domanda rimane ancora inevasa. Perché questo blog si chiama “La speculazione edilizia”?

Ah beh. Non posso svelare mica tutto subito. Sono una donna, del resto. Per scoprirlo, dovrete aspettare il prossimo post, e incontrare il primo imprenditore. Che (vi do un indizio) in realtà è una imprenditrice.

Ad maiora.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” (Albert Einstein)

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