State of Mind
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6 Novembre Nov 2015 1705 06 novembre 2015

La sindrome del bianconiglio, il tempo che fugge e il tentativo di controllarlo oltremisura

Sindrome Del Bianconiglio

Avere il controllo di qualcosa implica anche il rischio di romperla. La possibilità di scegliere porta con sé la possibilità di sbagliare. Così, può capitare che si definiscano priorità opinabili, che si investa il tempo in una certa direzione, senza avere presente che abbiamo delle scadenze, o quanto meno dei momenti in cui dobbiamo fare un consuntivo.

Il tema del tempo è una cosa che ci portiamo dietro da molto (tempo). L’unica cosa che non si può comprare, che non si può rallentare o accelerare, che va avanti a prescindere da ciò che facciamo. In un periodo storico in cui i mezzi di comunicazione ci permettono di annullare le distanze, i mezzi di trasporto ci aiutano a limare il tempo, a favore di un’operatività sempre maggiore. Possiamo minimizzare tutti i cosiddetti “tempi morti”.

Parallelamente, ci siamo sempre più resi indipendenti dal tempo scandito dalle stagioni e dalle giornate. Possiamo decidere di passare un dicembre a 30 gradi migrando in Paesi diversi dal nostro; con l’allargamento a macchia d’olio del lavoro in remoto e delle collaborazioni in differita, possiamo lavorare di notte e dormire di giorno, gestendo quasi completamente il nostro tempo e ribaltandone la concezione a nostra discrezione. Se un secolo fa la vita dei contadini era scandita dal ritmo delle stagioni e le giornate da quello del sole, ora possiamo fare più o meno tutto ignorando questa alternanza.

Avere il controllo di qualcosa però implica anche il rischio di romperla. La possibilità di scegliere porta con sé la possibilità di sbagliare. Così, può capitare che si definiscano priorità opinabili, che si investa il tempo in una certa direzione, senza avere presente che abbiamo delle scadenze, o quanto meno dei momenti in cui dobbiamo fare un consuntivo.

Sono le storie che sentiamo poi in terapia, ma non solo, di persone che hanno imposto la loro impronta sul tempo e sugli anni, senza considerare che gli anni non sono tutti uguali e che davvero “c’è un tempo per ogni cosa”. Sono le storie di grandi manager che si risvegliano a 50 anni e si sentono molto soli, di grandi donne che a un certo punto hanno chiaro e lampante che il tempo scorre e che alcuni progetti non sono più percorribili. Persone molto in gamba, che vivono con questa “sindrome del Bianconiglio” fino a una certa età, in cui divorano tutto, ottengono tutto, raggiungono tutto, spuntano ogni obiettivo sulla lista...

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