Antonio Murzio
Cronache murziane
6 Novembre Nov 2015 1042 06 novembre 2015

Mister Interpump, il segreto della ricchezza non ostentata

Montipò

Se vi chiedessero i nomi degli italiani inseriti nella classifica dei cento uomini più ricchi del mondo, indichereste anche quello del settantenne Fulvio Montipò? Mai sentito nominare? Probabile, a meno che non siate addetti ai lavori o abbiate interesse per l'andamento delle aziende quotate in Borsa.

Basta fare un giro nel centro di Reggio Emilia, però, e chiedere al primo passante di chi sono tutti quei palazzi che hanno abbattuto (come quello delle vecchie Poste centrali) per fare spazio a nuove costruzioni e a chi appartengono quegli immobili storici, tra i quali l'ex sede Inps, che ora ospita una catena di abbigliamento. Tutte costruzioni poco distanti da quella piazza dove il 7 luglio del 1960 rimasero uccisi i “ragazzi della magliette a righe” che protestavano contro il governo Tambroni.

Fulvio Montipò è il patron della Interpump spa, un'azienda che produce pompe (semplificando al massimo). Fatturato nel 2013 del suo gruppo 556 milioni, nel 2014 salito a 672. Una trentina di acquisizioni in tutto il mondo, compresa la Cina, e tutto senza mai spostarsi da Reggio Emilia, l'unico posto dove, secondo lui, un miracolo del genere poteva avvenire.

Ma i miracoli li fanno i santi, il suo impero Montipò lo ha creato lavorando sodo fin da ragazzo, subito dopo il diploma tecnico all'istituto “Nobili”.

E parte del merito lo ascrive alle sue origini montanare. Lui, infatti, è di Baiso, piccolo centro dell'Appennino Reggiano.

“La montagna – ha spiegato anni fa in una intervista - mi ha regalato nel passato la povertà, vissuta con dignità; mi ha regalato la valigia (come a mio padre emigrato a Basilea), e sono state grandi risorse che mi hanno inculcato il senso del sacrificio, molto più presente in montagna che in pianura. La mia terra mi ha insegnato a gettare via l’arroganza e la supponenza. Certo, agli inizi ho ingoiato tante umiliazioni, ma il successo ha avuto come grandi alleati il sacrificio e anche, riconosciamolo, la fortuna. Ho dato, sì, tutto nel mio lavoro, ma la vita con me è stata molto generosa”.

“In montagna”, aggiungeva, “c’è ancora l’educazione alla rinuncia, al senso di gratificazione: tutto questo non tradisce mai”.

Un senso del dovere che Montipò ha cercato subito di trasmettere alle figlie (una oggi gestisce uno dei più grandi centri ippici d'Europa, 150 ettari, di proprietà della famiglia, l'altra lavora in Interpump). Quando avevano poco più di 6 e 7 anni le portò portò a visitare una fonderia durante il turno notturno. Indicò gli operai e disse alle bambine: “Guardate quei signori, sono eroi del lavoro”.

Montipò, che oggi ha seimila dipendenti, ha cominciato a lavorare da ragazzo, ma è riuscito anche a laurearsi in Psicologia sociale presso la facoltà di Sociologia di Trento nel 1970. Mentre studia, inizia a lavorare presso la Bertolini macchine agricole come responsabile del personale, per poi trovarsi, dopo tre anni, alla direzione generale. Nel 1977 fonda la sua creatura, Interpump Group spa, che nel 1997 viene quotata in Borsa. La sua intuizione? Introdurre nelle pompe idrauliche i pistoni in ceramica: meno usura, più longevità.

Il segreto del successo, invece, lo ha spiegato di recente ad Andrea Fiori del Carlino Reggio: “Io sono sempre stato innamorato di quello che ho fatto: di un mattone, di un cavallo, di un fiore o di una sciocchezza. Ma sempre innamorato. Innamorarsi è gioia, è uno stato di grazia che amplifica energie e pensieri. La mia è una vita da innamorato”.

Montipò, che continua a lavorare, non ama sentirsi chiamare padrone: “Padrone non esiste. Io sono un imprenditore: un mestiere fantastico, che ti coinvolge in problemi, progetti e responsabilità di ogni genere. Questo è esaltante. Investi e pianti il seme della speranza. Chi fa questo mestiere esercita la speranza. E quando vedi i raccolti hai la gratificazione per te e per la tua gente”. Ai giovani suggerisce la palestra del sacrificio: “Se i genitori non ti hanno trasmesso il desiderio di costruire qualcosa attraverso il lavoro perché avevi già tutto, è facile che ci si adagi. Se la vita è un cammino difficile bisogna che anche la palestra sia intensa e adeguata. Bisogna che i genitori imparino a dire qualche no. Nella palestra alla vita ci sono i sì ma anche i no utili e motivati”.

E le sue soddisfazioni sono nell'aver “speso una vita costruendo sempre qualcosa e l'aver sempre “pagato le tasse alla comunità con civile orgoglio”. Sarà forse anche questo uno dei motivi per cui non ne avrete mai sentito parlare.

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