Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
6 Novembre Nov 2015 1417 06 novembre 2015

Voglio vivere con te!

Sessione Progettazione Partecipata
Una sessione di "progettazione partecipata", nella quale i committenti fanno parte del team di progetto [Fonte: NewCoh]

Abitare, abitudine, habitat, abito.

Corpi, legami, costumi, ecosistemi e case vengono tutti originati come significato dalla stessa matrice, tanto da avere etimologia comune.

La matrice etimologica c'entra con ciò che si possiede (Habito e' in latino il frequentativo di habeo, avere) ma la ragione è più profonda: la matrice stessa è il desiderio incontenibile del quale siamo impastati e che ci spinge sempre a voler migliorare le nostre condizioni di vita.

Sarà forse per questo che il "metter su casa" non è e non sarà mai semplicemente il gesto di fare proprio un oggetto e personalizzarselo... "Casa luogo dell'anima" diceva il grande architetto Christopher Day, e pare che la storia e i secoli stiano continuando a dargli ragione: pur negli anni di maggiore difficoltà, tra il Censimento 2001 e quello 2011 le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà sono aumentate del 13,8%, con un incremento massimo del 16,4% nell’Italia Centrale e uno minimo (9,7%) nel Meridione. La casa resta nonostante tutto uno dei maggiori oggetti del desiderio.

Anzi non solo un oggetto, ma per sua natura anche il luogo privilegiato di aggregazione di persone, di umanità, di affetti.

Tempo fa era emersa in rete una bellissima battuta, buttata in pasto agli internauti dei Social: "Ogni tanto vado a sfogare la mia rabbia alle riunioni di condominio fino a quando non si accorgono che non abito lì."

Difficile non parlare di vicinato senza parlare di litigi e scaramucce. Ma allora perché? Perché prendere una decisione all'unanimità col vicinato sembra più difficile di vincere all'enalotto? Questo non contraddice quanto appena detto sul significato olistico dell'abitazione?

Quando si crede di conoscere una cosa, allora quello è proprio il momento di guardarla da una prospettiva nuova, per poter dare spazio alla novità di emergere. Perché ovunque la novità è possibile: anche nel già visto e consolidato mercato immobiliare.

Quello a cui siamo da sempre abituati, è il vedere ristrutturazioni di complessi immobiliari con fuori il cartello "vendesi": i progettisti hanno diviso in lotti la proprietà, ne hanno organizzato gli spazi, e l'acquirente non ha che da scegliere l'oggetto più vicino alle proprie esigenze, e sperare che i vicini siano cortesi.

E se cambiassimo il punto di vista?

Rispondere a questa domanda è la sfida quotidiana di Marco e Nadia, che si occupano di Cohousing, ovvero di vicinato elettivo e progettazione partecipata: se la società più attraente è quella che mette la persona al centro, come il “metter su casa” può contribuire alla crescita di sé e allo sviluppo della società stessa?

Niente descrive meglio quanto “portarvi” in un posto con un esempio.

Al sud di Milano, a Chiaravalle, esiste un posto sospeso nel tempo, davanti al complesso monastico fondato nel XII secolo da San Bernardo… una grande cascina che negli anni è stata oggetto di problemi sociali per occupazioni abusive, e per incuria della zona ad essa attinente.

La Cascina Gerola di Chiaravalle è il primo progetto di Cohousing che parte a Milano: tutto nasce da una Community, creata attorno ad un gruppo di giovani imprenditori dell’immobiliare, che hanno capito che prima di partire dalle mura, si deve partire dalla persona. Da qui l’idea di lanciare la proposta del concept di ristrutturazione della cascina, e di coinvolgere gli interessati in una progettazione partecipata.

Le famiglie aderenti interessate ad acquistare una proprietà all’interno del Cohosing di Chiaravalle si ritrovano pertanto con una serie di vantaggi: influiscono sul progetto, esprimendo le proprie esigenze abitative e di spazi, in un coinvolgimento personale con tutti gli operatori, e nel frattempo stringono legami con gli altri acquirenti (cohouser)… il condominio ancora non c’è negli spazi, ma c’è nella conoscenza tra persone, che così si ritroveranno a traslocare in un luogo non popolato da estranei ma da una comunità con la quale si è condiviso un percorso.

Questo ha innescato una serie di esigenze e di opportunità interessanti, dimostrando che attorno al progetto edilizio non ci sono solo i materiali, le finiture e gli arredi, ma tutto un mondo: quello dei servizi. Perché non di solo intonaco colorato vive l’uomo. La Cascina infatti, sarà a bolletta zero per riscaldamento e raffrescamento, in quanto verrà sfruttato lo scambio di calore sul posto con il refluo che passa lì vicino; inoltre gli spazi verdi (ben 25mila mq) saranno gestiti da un agronomo che oltre che mantenere il verde venderà frutta e verdura a “chilometri zero” coltivati direttamente sul posto. In poche parole: qualità di vita.

Secondo l’ISO, l’Organizzazione internazionale di standardizzazione, non si può parlare di sostenibilità se non si tiene conto di tre aspetti contemporaneamente: ecologico, economico, sociale.

La storia di oggi è sicuramente un bell’esempio di sostenibilità: laddove un’operazione “Immobiliare” fa del bene all’economia, all’ambiente e al recupero del contesto sociale.

Ad maiora!

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