Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
11 Novembre Nov 2015 1139 11 novembre 2015

La Cassazione carrolliana, i ragionieri e gli zero virgola che azzerano la possibilità di ripresa

Luca R Icolfi

Sono state le sentenze della Cassazione n. 22800, 22803 e 22810 a sancire che gli atti firmati dagli 800 illegittimi dirigenti dell'Agenzia delle Entrate sono legittimi. Assurdo, incongruo, paradossale, ma vi attendevate altro? Un atto legittimo malgrado l'illegittimità di nomina del suo firmatario.

Ovviamente la presa in giro non finisce qui. Ci sono pietosi distinguo a coronarla. Il principale distinguo era già stato preventivamente posto in essere dalla Cassazione, che aveva stabilito che affinché possa essere eccepita la nullità dell'atto occorre che l'eccezione sia stata rilevata a partire dal ricorso in primo grado, cosa impossibile perché il termine di presentazione di detti ricorsi antecede la sentenza di illegittimità della nomina a dirigenti senza concorso pubblico degli 800. Perdonate la brevità. Ma questa notizia è troppo tragicamente, comicamente, perfetta così.

Passiamo ora ai peana dell'Ocse in favore del governo Renzi. L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico scrive nel suo outlook semestrale che: «la crescita in Italia sta gradualmente acquisendo velocità». Si parla di un +0,8 quest'anno e di un +1,4 il prossimo: per quanto valori miserrimi (la media del Pil mondiale è +2,9), parliamo sempre di un raddoppio del Pil. Da attribuirsi secondo l'Ocse a: 1) la riforma del mercato del lavoro che avrebbe aumentato i contratti a tempo indeterminato (in realtà scomparsi) e (udite! udite!) ampliato le reti di sicurezza sociale e 2) alla riforma Costituzionale che accrescerebbe stabilità e riforme.

E finiamo con il commento lirico encomiastico della grande economista Maria Elena Boschi: «Se si vuole cambiare qualcosa, se si vuole pensare sul lungo termine, bisogna correre il rischio dell'impopolarità, è inevitabile. Ma il sostegno torna quando dimostriamo di essere capaci di farle, le riforme, e di far capire che ci sono motivi per pensare che i nostri giorni migliori, e i nostri risultati migliori, ancora debbono venire».

Non si offenda, Signora ministra, ma preferirei che ce lo facesse capire Luca Ricolfi se ci sono motivi per pensare che i nostri giorni migliori siano proprio lì da venire: «I decimali ci sommergono [...]. Per i nemici del governo, ogni variazione, anche minima, segnala un passo indietro, un errore, un rischio. Per gli esponenti del governo, ogni decimale in più o in meno è l’ennesimo segno che "finalmente", "per la prima volta", "dopo decenni" (avete notato con che frequenza ricorrono queste parole?) le cose stanno cambiando», scrive Ricolfi sul Sole 24 Ore e prosegue:

«In questo balletto degli zero-virgola, quel che si rischia di perdere è la percezione dell’effettivo ordine di grandezza dei cambiamenti di cui si parla e, soprattutto, dei cambiamenti che sarebbero necessari. I paesi che hanno cambiato qualcosa nei propri fondamentali non hanno spostato qualche decimale, ma hanno spostato qualche punto nelle grandezze chiave [...].

I posti di lavoro che ci mancano sono circa 7 milioni. Un milione perché tanti ne abbiamo persi durante la lunga crisi del 2007-2014, e altri 6 milioni perché questa, già prima della crisi, era la nostra distanza dalla normalità, ossia dal tasso di occupazione medio dei paesi Ocse. E 7 milioni di posti fanno qualcosa come 10 punti in più nel tasso di occupazione. Ecco perché, quando vedo presentato come un grande risultato un aumento di qualche decimale del tasso di occupazione, o un aumento di qualche decina di migliaia di posti nel numero di occupati, penso che abbiamo smarrito il senso degli ordini di grandezza».

Questo balletto di cifre zero virgola è in sintesi solo propaganda. E le speranze di intervenire nella misura indicata da Ricolfi sui valori chiave nei prossimi anni attarverso le riforme in atto non è prossima allo zero. È proprio zero. Senza la virgola.

E visto che sto citando Ricolfi, lasciatemi riportare una sua celebre frase: «La sinistra non è in grado di guardare il mondo senza filtri ideologici, non sa stare fra la gente, ha perso del tutto la capacità di ascoltare e la voglia di intendere». Verissimo. La principale attività odierna dell'intellettuale sinistrorso è stata il conteggio dei manifestanti di Piazza Maggiore. Ragioneria al posto della riflessione politica. Era una piazza gremita piena di passione. La sola cosa che conti.

A presto.

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