Francesco Carini
Homo sum
13 Novembre Nov 2015 0307 13 novembre 2015

Italia sonnolenta e gattopardesca: Leopardi e Pertini insegnano ancora

Pertini

di Francesco Carini

Uno studio corrente dice che la media del pubblico italiano rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi. Cit. Silvio Berlusconi

In un momento storico in cui tutte le informazioni ci tempestano da ogni parte, il senso civico di un popolo dovrebbe essere più elevato, ma molte circostanze fanno pensare diversamente. Lo scandalo nella sanità lombarda dello scorso ottobre, unito quello di “Mafia Capitale” nella Città Eterna, farebbero saltare milioni di persone sull’attenti e dire: «ma cosa sta succedendo?». L’impressione netta, oltre allo sdegno manifestato sui social network per i giorni immediatamente successivi, è che l’italiano viva in un sonno gattopardesco in cui, oltre i commenti sdolcinati su Facebook legati a link di video sulla richiesta di coccole da parte di un gattino randagio o di un Labrador, rimbombano come più che attuali le frasi di Don Fabrizio di Salina:

Da noi, ogni manifestazione, anche la più violenta, è un’aspirazione all’oblio. La nostra sensualità è desiderio d’oblio. Le schioppettate e le coltellate: desiderio di morte. La nostra pigrizia, la voluttuosità dei nostri sorbetti: desiderio di immobilità, cioè, ancora di morte

Senza contare che le manifestazioni sono un lontano ricordo di fervore civile che adesso si limita al campanilismo di una partita di calcio, vedendo come si è “evoluto” il resto del paese, queste massime del principe sono tranquillamente estensibili a tutto lo Stivale, non solo alla Sicilia, terra in cui sono stato ambientati il capolavoro di Tomasi di Lampedusa e quello di Visconti. Oggi, come ci si dovrebbe comportare davanti ad un governo che non ha fatto nulla davanti alle coltellate inflitte al Diritto allo Studio, calcando la mano con i tagli alla sanità su ben 208 prestazioni? Peraltro, resta ancora l’interrogativo su come alcuni esami possano essere considerati non utili, se vengono utilizzati proprio per scoprire l’eventuale presenza di fattori non visibili con quelli normali (in primis quelli genetici).

Comunque, in momenti di crisi sociale ed economica come l’attuale, l’uomo cerca spesso rifugio in una sorta di passato idilliaco in cui non ha mai vissuto. E proprio qui viene in soccorso Leopardi, risvegliando i propri connazionali con delle parole che suonano a dir poco al pari di una secchiata d’acqua gelata in faccia, con il suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani":

Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni […]. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui: laddove la società francese influisce tanto, com’è noto, anche nel popolo […]. Gl’Italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue […].

Già più di 200 anni fa il poeta marchigiano aveva messo in luce il nervo scoperto di quella nazione che si sarebbe costituita in stato da lì a 60 anni circa: la mancanza di società e di una borghesia coscienziosa che facesse da guida reale. L’assenza di senso civico, materializzatosi solo in occasione della Resistenza, suggerisce purtroppo quanto sia necessaria per il popolo italiano una tragedia alfine di unirsi e riscoprire il valore dell’agire insieme per un ideale, che 70 anni fa era la libertà, mentre oggi è anche la dignità, legate al contempo in modo inscindibile, come affermava con altri termini Sandro Pertini in occasione del discorso del 31 dicembre 1983: «Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame».

Poco più di un decennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in seguito a cui fu stilata in Italia una fra le Costituzioni più civili di ogni tempo, in Algeria, Frantz Fanon analizzò scientificamente sia sotto il profilo socio-antropologico che medico, come l’occupazione militare straniera avesse provocato un iniziale blocco psicofisico all’interno del colonizzato, per poi esplodere, anche tramite il risveglio degli intellettuali. Sicuramente le situazioni non sono paragonabili dal punto di vista socio-politico, ma, traslando l’Algeria di allora nella situazione odierna dell’Italia (e non solo), si possono trovare alcuni principi in comune in merito alla considerazione dei suoi abitanti. L’algerino era considerato dalla classe medica dominata dai teorici transalpini come:

«indigeno credulo e suggestionabile all’estremo, con:

nessuna o quasi nessuna emotività;

testardaggine tenace;

puerilismo mentale, meno lo spirito curioso del bambino occidentale;

facilità di incidenti e di reazioni pitiatiche.

Incapace d'interpretare il particolare partendo dall'insieme, l'algerino assolutizza l'elemento e prende la parte per il tutto».

Non si faceva assolutamente cenno in quali condizioni vivesse il campione di popolazione analizzato e come esso si fosse dovuto adattare per sopravvivere. Partendo dalla considerazione altrui che l’algerino fosse un violento, lo stesso Fanon scrive: «nel periodo coloniale in Algeria e altrove si possono fare molte cose per un chilogrammo di semola. Si possono uccidere parecchie persone. Ci vuole immaginazione per capire queste cose. Oppure memoria. Nei campi di concentramento uomini si sono ammazzati per un pezzo di pane».

Pertanto viene posto l'accento su come un cittadino possa scendere a livelli di autentica bestialità se lasciasto senza scelte. Allo stesso modo, anche se in un contesto storico e socio-economico nettamente diverso, quando Berlusconi citò nel 2009 lo studio che assimilava lo spettatore ad un bambino non particolarmente intelligente di 12 anni, inconsapevolmente aprì una breccia non tanto sul reale stato delle cose, ma su quale livello l’italiano sia rimasto anche per colpe non proprie. Se un governo vuole che i propri concittadini non evolvano, tempestati da slogan e messaggi mediatici, essi difficilmente lo faranno, a meno di una presa di coscienza importante, portata purtroppo allo stremo per ovvie e naturali ragioni conflittuali, come una sorta di pentola il cui coperchio salterà fuori se non si tenterà di alzarlo prima con aiuti essenziali per la crescita di una democrazia moderna ed equa.

L’assenza di un’opposizione vera che non sia il M5S, grazie a cui vengano messi in luce alcuni grossi errori che il governo sta commettendo, ricreando la spaccatura fra chi può studiare e chi no, si sta riproponendo una spaccatura a livello sociale, rischiando di rideterminare una sorta di sistema feudale, che la stessa Costituzione ed anni di lotte hanno contribuito a ferire, ma, in base ai dati riguardanti il crollo delle iscrizioni all’università, non a sradicare.

Mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare, e senza studiare non si può fare strada (cit. Enrico Mattei).

In effetti, constatando quanto fatto con il DSU da Renzi, non sembra si voglia fare qualcosa per contrastare questa massima così realistica. Lo scorso 26 ottobre, il politico toscano ha affermato all’Istituto Italiano di Cultura di Lima: «Una frase di Vallejo dice sostanzialmente […]: “più si sa, più si è liberi”». Non vedendo alcun euro inserito nella Legge di Stabilità a favore delle borse di studio e posti alloggio, senza considerare i 220 milioni in meno assegnati al MIUR, anche per i meno svegli non dovrebbe essere difficile considerare la citazione del poeta peruviano una pura mossa propagandistica.

Non si possono garantire sviluppo, giustizia e libertà, tagliando risorse a ciò che sta alla base dell’uguaglianza: l’istruzione (non solo dell’obbligo) garantita realmente a tutti con i fatti.

Non si può costringere un genitore ad evitare spese necessarie, rasentando in pieno lo stato di povertà, semplicemente per garantire al figlio un diritto che sulla carta è tutelato costituzionalmente ed è stato disintegrato da un mancato innalzamento delle soglie di accesso ai benefici allo studio dopo la nuova riforma ISEE.

Una persona indigente non può essere costretta a rivolgersi a strutture mediche private per dei tagli ed il conseguente aumento dei tempi di attesa nella sanità pubblica, soprattutto su prestazioni che potrebbero essere fondamentali per una diagnosi.

Non ci sono occupanti, a meno che non si voglia considerare tale un presidente non eletto (in senso lato), ma il soprassedere su alcune priorità, acquistando un aereo presidenziale per 175 milioni di euro e riproponendo il ponte sullo Stretto di Messina, possono significare due cose:

1) si è sicuri che il popolo italiano sia in narcosi e pertanto privo di coscienza;

2) si sottovaluta purtroppo a cosa può condurre la disperazione .

Sperando che premier e “compagni” aprano gli occhi sui reali bisogni della maggioranza del paese, basta dare un’occhiata al passato per evitare di portare una popolazione al limite dello sfinimento, a prescindere dal contesto e da esigenze elettorali. Historia docet!

Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io. (cit. Sandro Pertini)

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