Antonio Murzio
Cronache murziane
15 Novembre Nov 2015 2003 15 novembre 2015

Antimafia, per Elia & co una roba da ragazzi

Acortocircuito

Tra le serate al “Sali e Tabacchi” o in altri locali di tendenza di Reggio Emilia, lui e i suoi amici la scelta l'hanno fatta nel 2009, ai tempi del liceo. Una scelta netta: divertirsi va bene, ma non possiamo fare finta di niente di fronte alla penetrazione nel nostro territorio di un mostro chiamato mafia. La città del Tricolore, con la sua provincia, è diventata da anni terra di conquista, infatti, della 'ndrangheta, tanto che in alcune inchieste giornalistiche è stata ribattezzata “Il bancomat delle 'ndrine”.

Elia Minari e altri liceali (oggi tutti universitari) si inventarono un giornale online, poi una web tv che chiamarono “Corto circuito”. In seguito, come naturale evoluzione, è nata l'associazione culturale che porta lo stesso nome.

La storia di Elia e dei suoi compagni, già nota a coloro che si occupano per mestiere e interesse, di mafie, merita di essere conosciuta anche al di fuori, perché rappresenta un segnale in controtendenza, di speranza, rispetto al disimpegno dilagante dei giovani. Corto circuito non ha connotazioni politiche: la mission è quella di condurre inchieste giornalistiche (loro che giornalisti non sono e se avevano qualche velleità hanno preferito rinunciarvi), denunciare il malaffare, organizzare convegni, incontri, presentazioni di libri.

Sono stati loro, per esempio, a condurre una inchiesta su quaranta roghi che si erano verificati a Reggio Emilia, tutti di origine dolosa e che avevano coinvolto esponenti di alcune cosche, ricevendo pesanti minacce. Ripresero tutto e misero online il video, recandosi poi in Questura per la denuncia. Fu allora che anche fuori Reggio i giornali si accorsero di questo gruppo di ragazzi che stava supplendo in qualche modo al declino di un certo giornalismo di inchiesta. Furono sempre i ragazzi di Corto circuito a filmare il sindaco Pd di Brescello (il paese di Peppone e don Camillo ospita il quartier generale dei Grandi Aracri, cosca del Crotonese, della quale molti esponenti oggi sono alla sbarra nel processo Aemilia in corso a Bologna) che si incontrava con il reggente del clan fuori del paese. I filmati che si possono reperire facilmente in rete o andando direttamente sul sito di Corto circuito.

I riconoscimenti ufficiali per Elia e i suoi compagni non sono mancati: nel 2013 Cortocircuito ha ricevuto il premio, consegnato all’Università di Bologna, come migliore web-tv di denuncia d’Italia per «il coraggio nel documentare fatti scomodi collegati alla criminalità organizzata in Emilia, attraverso video-inchieste e reportage». Nel 2014 il presidente del Senato Pietro Grasso, durante il 20° Vertice Nazionale Antimafia, ha consegnato il “Premio Scomodo” nelle mani del coordinatore di Cortocircuito. Altri riconoscimenti (ritirati sempre da Elia) per le attività di Cortocircuito: il premio “Iustitia” assegnato dall’Università della Calabria, il premio “Resistenza” consegnato da Salvatore Borsellino, il premio “Rocco Cirino” dell’Osservatorio Molisano Legalità e il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio Comunale di Bibbiano.

“Cortocircuito è nato nel giugno 2009 dall’impegno di una ventina di studenti delle scuole superiori, con l’intento di fare informazione e sensibilizzare su temi spesso taciuti e trascurati dai media tradizionali”, spiega Elia, “uno degli obbiettivi iniziali era essere un luogo di scambio di opinioni e di idee tra tutti gli studenti della città: dai licei ai professionali. Al giornalino hanno collaborato ragazze e ragazzi di dodici scuole superiori di Reggio Emilia. Dopo pochi mesi di vita, all’originario giornale cartaceo, si è aggiunta la versione online, un sito internet dove si possono conoscere tutti i progetti (www.cortocircuito.re.it). Nell’estate 2010 il giornale studentesco Cortocircuito è diventato anche una web-tv, realizzando interviste e poi cortometraggi, inchieste, video-messaggi. Dall’autunno 2010 l’attività è mutata progressivamente, incentrandosi sempre di più nella realizzazione di video-inchieste sulle mafie e nell’organizzazione di incontri pubblici con ospiti magistrati, giornalisti ed esperti”.

Agli incontri organizzati da Corto circuito spesso partecipano il procuratore aggiunto antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri e lo studioso Antonio Nicaso (sociologo di origini calabresi, vive e insegna in Canada). Ma gli ospiti che i ragazzi sono riusciti a portare a Reggio Emilia sono davvero tanti: da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, per la presentazione del suo libro in contemporanea con la proiezione del film “I cento passi”, al testimone di giustizia Gaetano Saffioti, a Nando Dalla Chiesa, al presidente emerito della Consulta Valerio Onida (ma la lista è davvero lunghissima).

L’associazione Cortocircuito ha ideato, progettato e realizzato anche il media-cross “Reggio contro le mafie.it”, uno spazio interattivo in cui sono consultabili dossier, rassegne stampa e documenti sulla criminalità organizzata di stampo mafioso a Reggio Emilia.

Elia Minari è stato intervistato anche da giornali tedeschi. Dopotutto, ragazzi che dal 2009 all'agosto di quest'anno hanno organizzato centosettanta incontri sulla mafia sono un fenomeno interessante.

La storia di 170 happy hour di loro coetanei annoiati risulterebbe sicuramente meno interessante.

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