State of Mind
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19 Novembre Nov 2015 1304 19 novembre 2015

5 strategie efficaci nella guerra (intrapsichica) al terrorismo

La Guerra Intrapsichica Contro Il Terrorismo 5 Strategie Efficaci3

I danni causati dalle azioni che vanno sotto il nome di “terrorismo” sono di due tipi: (1) distruzione di vite, (2) distruzione del senso di sicurezza nei sopravvissuti.

Il bisogno di sicurezza (sapere in ogni momento di essere protetti e al sicuro) è talmente importante per noi da essere secondo solo ai bisogni fisiologici come la fame e la sete (Maslow, 1954). Quando manca, perdiamo una delle qualità fondamentali della nostra vita.

Entro certi limiti, la reazione che abbiamo di fronte agli eventi catastrofici è sotto la nostra diretta responsabilità. Cosa possiamo fare per riappropriarci della nostra sicurezza quando ci viene portata via?

Attacchi come quelli subiti il 13 novembre scorso generano (collusivamente con gli intenti di chi li ha compiuti) uno shock emotivo a cui troppo spesso si accompagna il pensiero che non ci sia niente da fare per difendersi. Gli attacchi terroristici sono eventi che non possono essere controllati. Possono colpire chiunque e in qualsiasi momento.

Se questo è quello che pensiamo, allora ci stiamo mettendo nei guai.

A due giorni dagli attentati, i parigini hanno spalancato le finestre dei palazzi e alzato il volume della musica: per scacciare la paura, o meglio, la paura della paura. Il genere di pensieri “non possiamo fare niente”, “siamo tutti bersagli”, “bisogna solo sperare di non essere colpiti” sono molto comuni, molto nocivi e per di più falsi.

Al contrario, ecco una serie di cose che tutti noi possiamo fare per combattere efficacemente il terrorismo.

In una situazione come quella attuale, molte delle nostre interpretazioni si rivelano inesatte perché il modo in cui pensiamo agli eventi ne influenza la percezione, restituendoci un’idea della realtà che non sempre è corretta.

Quello che dobbiamo fare è “mettere alla prova” i pensieri che ci danno l’illusione di comprendere la situazione, ma che in realtà ci ostacolano. Ecco i principali:

1 Non c è nessuno a difenderci

L’immenso lavoro svolto per combattere il terrorismo nasconde i suoi effetti. In altre parole non vi è prova manifesta della sua efficacia.

Il fatto che solamente la notizia degli attentati “a segno” venga registrata (e nella maniera più traumatica possibile), mentre non vi è percezione alcuna del lavoro che costantemente permette di ridurre il numero di attacchi al minimo, ci fa sentire soli, in balia degli eventi, così noi crediamo che gli attacchi non possano essere controllati.

In realtà, in ogni istante il terrorismo viene combattuto efficacemente. Dai corpi armati di ogni tipo, fino alle agenzie di Intelligence, un grande numero di persone addestrate appositamente lavora a largo raggio (l’effetto del “non dare nell’occhio” è voluto) per tenere sotto controllo il rischio di attentati.

2 Stanno per colpirci!

Quotidianamente, anche in tempo di pace, noi utilizziamo numerose euristiche, ossia pensieri semplificati che ci consentono di risparmiare tempo ed energie (Kahneman, Tversky, 1974). Nonostante spesso siano utili, i pensieri caratterizzati in questo modo hanno un limite.

E’ il caso in cui iniziamo a credere a un falso sillogismo. Questo si presenta quando si assume mentalmente di conoscere già la risposta (esito) e in seguito si stabilisce il percorso logico che la giustifica. Potrebbe funzionare in questo modo:

“I terroristi colpiscono i luoghi affollati, io frequento luoghi affollati, io sarò colpito!”

Generalmente siamo inconsapevoli di questo tipo di logiche; ciò che registriamo a livello cosciente sono soprattutto le conseguenze emotive di questi pensieri automatici.

Teniamo a mente di dover contrastare le euristiche e le logiche troppo semplici quando si presentano.

3 Stanno per colpirci! (2° variante)

Una volta analizzati attentamente, alcuni pensieri risultano affetti da varie “distorsioni cognitive” che portano a sovrastimare il pericolo reale.

Comunemente ci si riferisce a una di queste distorsioni con l’espressione ragionamento emozionale. Si presenta quando crediamo che qualcosa sia vera per il solo fatto che “sentiamo” fortemente che è così. In pratica lo stato emotivo di ansia e paura che si sente, viene utilizzato per confermare la percezione del pericolo (sono preoccupato = deve esserci un pericolo) .

In questa maniera, se per caso abbiamo prenotato un viaggio a Parigi, Londra o Roma...


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