Antonio Murzio
Cronache murziane
23 Novembre Nov 2015 1931 23 novembre 2015

AstroSamantha e il diacono che ci manderà su Marte

Zolesiok

“Blind and Imagined”, ossia l’esperimento neurologico su come reagisce il cervello in termini di coordinazione motoria ed equilibrio in assenza di gravità, e “Drain and brain”, per analizzare la dilatazione dei vasi sanguigni in diverse condizioni atmosferiche.

Sono due degli esperimenti condotti da Samantha Cristoforetti durante la sua permanenza sulla stazione spaziale. Chi ha seguito il percorso di AstroSamantha forse ne avrà anche letto. Ma probabilmente non sa che i due progetti sono di un'azienda livornese (il secondo in collaborazione con l'Università di Ferrara), la Kayser, considerata la maggiore industria aerospaziale italiana, guidata dall'ingegnere Valfredo Zolesi.

E allora?, qualcuno potrebbe obiettare, perché parlarne? E' normale che gli esperimenti nello spazio li facciano le industrie aerospaziali, così come è altrettanto naturale che a guidarle sia un ingegnere.

La cosa che rende originale tutta questa storia è che l'ingegner Zolesi affianchi alla sua attività principale una seconda, che cura con lo stesso zelo. Lui fa il diacono e qualche volta ha dovuto rimandare una riunione del consiglio di amministrazione perché aveva da celebrare un funerale quando gli era stata affidata una parrocchia in un piccolo centro della provincia. Sposato, con figli, ha consacrato la sua esistenza alla fede, per cui la domenica, come è successo a chi scrive, potreste vederlo sull'altare della sua parrocchia a concelebrare messa.

Tecnologia e fede. Scienza e religione. L'ingegner Zolesi riesce a conciliarle benissimo, tanto che ha sentito l'esigenza di spiegarlo anche in un libro dal titolo “Tra il fiore e il computer”.

La sua azienda, accreditata a livello internazionale come leader nel settore delle “Space Life Sciences”, è nata nel 1986 a Livorno. E' ospitata in uno spazio di cinquemila metri quadrati, immersi in un polmone verde di ventiduemila metri quadrati. L'area era di proprietà della famiglia. Valfredo, che è ancora oggi presidente della Kayser, ebbe una intuizione: dopo esperimenti su treni, macchine e navi, decise di puntare su un microsettore, quello spaziale.

Non si può dire oggi che la sua non sia stata lungimiranza. La prima missione targata Kayser è datata 30 Dicembre 1992 ed è fatta per i russi. Da allora l'azienda livornese si è occupata di 50 missioni con tutte le possibili piattaforme. Tra queste quella partita il 30 Aprile 2011, della navetta shuttle Endeavour partita da Cape Canaveral. Con a bordo l’astronauta Roberto Vittori che ha portato nello spazio 12 esperimenti costituiti in Italia, di cui 7 made in Kayser.

In una recente conferenza, Zolesi ha spiegato: «Spesso i nostri esperimenti nascono dall’improvvisazione, dal venire a conoscenza di un problema» come nel caso del progetto IFOAM (Flight Thermal Transport Containers), che riesce a mantenere, per ben 5 giorni a temperatura stabile, gli esperimenti portati dagli astronauti nello spazio, che andrebbero altrimenti perduti.

Tra gli esperimenti della Kayser, oltre ad aver mandato in orbita un vitigno di Sassincaia, c'è anche LMC, il Life Marker Chip che cerca segni di vita su Marte. «Possiamo già arrivare su Marte – ha detto Zolesi -. Quello che non sappiamo è come tornare indietro sani».

Perché sono diventato diacono? E’ stata la conclusione di un cammino iniziato molti anni prima, spiega. “Questa figura nella Chiesa è l’icona di Cristo servo, strumento di servizio per gli altri, quindi senza alcun potere. Forse è proprio per questo che nei secoli se ne erano perse le tracce”.

Valfredo ha da sempre frequentato la parrocchia, l’incontro stesso con la moglie Nunzia è avvenuto nei locali di un oratorio livornese. Prima l’esperienza di animazione di gruppi giovanili, poi la svolta nei primi anni ’80 che lo portò a diventare capo-scout.

“Il diaconato è un ministero che si fonda sul sacramento del battesimo e, per gli uomini sposati, su quello del matrimonio, la moglie, infatti, deve essere consenziente e partecipare alla formazione. Il diacono è una specie di un ponte tra altare e popolo di Dio.’ una scelta di vita che unisce aspetti laici con altri appartenenti al clero”, disse a Paolo Poggianti, studente della scuola di giornalismo di Urbino che gli dedicò il suo lavoro di fine corso.

Zolesi è stato ordinato diacono nel maggio del 1991, per la festività dell’Ascensione. Prima il servizio in una parrocchia e poi l’incarico mantenuto per 10 anni di guida della commissione diocesana per la pastorale giovanile.

Nel 1996 Nibbiaia, un piccolo paese sulle colline livornesi, rimane senza parroco, da qui la proposta del vescovo di divenirne amministratore parrocchiale. “Era un’esperienza pionieristica al tempo. Un laico a capo di una comunità. Con l’onere e l’onore di battesimi, funerali e celebrazioni varie come un qualsiasi prete, ma con una famiglia a casa e un lavoro in ufficio. Fu un’altra chiamata e un altro sì”.

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