Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
23 Novembre Nov 2015 0007 22 novembre 2015

"Terra! Terra in vista!"

Binoculars

Una chiacchierata con Lorenzo Bellicini, Direttore di CRESME, come anteprima di ciò che sarà presentato martedì 24 novembre a Milano durante l'attesissimo Rapporto Congiunturale e Previsionale sul mercato delle costruzioni del prossimo triennio.

(NB. Si avvisano i lettori più sensibili che questo post potrà contenere, ai soli fini educativi, la parola "crisi". L'autore si è guardato bene dal separare la suddetta parola dal termine "edilizia", per non incorrere in infrazioni di quanto stabilito alla nascita di questo blog)

C’è un segnale che denota quando una persona è interessante per davvero: il fatto che non la si riesca ad incasellare in un solo ruolo, che non la si riesca a presentare con un solo epiteto, che non riesca ad occupare una sola casella sulla scacchiera.

Lorenzo Bellicini, Direttore di CRESME (il Centro studi e Ricerche che da oltre 50 anni fornisce scenari strategici e prevede l’evoluzione futura dell’industria delle costruzioni), ha seguito da sempre l’intuizione di fondere le scienze economiche e quelle dell’architettura, creando una materia affascinante che potrebbe essere quasi rinominata... Archinomics. Oppure Econocture. E comunque questo non basterebbe ancora ad inquadrarlo. Visionario quanto basta per sembrare arrivato direttamente da Blade Runner, eppure rigoroso come solo chi è cresciuto in montagna sa essere, non ho mai fatto segreto del fatto che io lo consideri un vero e proprio faro nella notte: è incontrando lui che ho capito che il comparto dell’edilizia non doveva aver paura di quello che stava vivendo, ma viverlo fino in fondo e capire, e capirsi.

Devo a lui l’aver iniziato a guardare al momento difficile come ad un’opportunità, nel momento stesso in cui ho visto questo grafico, in cui si riportano le serie cicliche del mercato delle costruzioni dal dopoguerra ad oggi. L’ultimo difficilissimo periodo sta chiudendo il sesto ciclo del mercato delle costruzioni. Come per gli ecosistemi, come per l’evoluzione della persona, la storia si può spiegare per “cicli” e ogni crisi economica chiude un ciclo e ne apre un altro.

La fine del sesto ciclo delle costruzioni
Fonte: Cresme

Lorenzo Bellicini mi ha fatto capire che il primo ruolo di un'associazione che tenga ai suoi soci è fare il marinaio in cima all'albero maestro della nave e gridare "terra!" quando è il momento (oppure gridare "iceberg!"); da allora continuo a ripetere in tutti i convegni che il più grande favore che possiamo farci come associazione è aiutarsi a guardare con realismo i dati che la realtà produce, come segnali piazzati ad indicare il cammino, a segnare la direzione.

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare

(L. A. Seneca)

Da allora, considero il Rapporto Congiunturale il momento in cui si decide la rotta dell’edilizia prima di imbarcarsi nell’avventura dell’anno che verrà, come quegli antichi naviganti che prima di partire per un viaggio si recavano alla Rosa dei Venti a scrutare l’orizzonte e ad osservare il firmamento.

Martedì 24 novembre il Cresme presenterà il suo XXIII rapporto congiunturale e previsionale , e io ho potuto fare a Lorenzo Bellicini tre domande, in anteprima dei dati che verranno presentati.

Cosa vuol dire "coraggio di cambiare"? È davvero il cambiamento il prossimo obiettivo delle nostre aziende?

L.B. Oggi cambiare vuol dire sopravvivere. Paradossalmente direi che ci vuole più coraggio a non cambiare, dato quello che sta succedendo e succederà nell’economia , che a cambiare. Peraltro le cose sono già cambiate durante questa crisi. Basti pensare che le nuove costruzioni residenziali valgono solo l’8,8% del mercato delle costruzioni; che la riqualificazione del patrimonio edilizio, ordinaria e straordinaria vale il 72% del mercato. Certo molto dipende da che cosa si vuole fare: bulding information modeling, lean construction, nuovi modelli contrattuali, e poi nuovi materiali, nuove tecnologie,robotica, stampanti 3d, qualità dell’aria, energy technology, nuove sensibilità ambientali. Io credo che le costruzioni abbiano davanti un periodo molto interessante. Il problema è chi lo sa cogliere. Lo ripeto ci vuole coraggio a non cambiare.

Quale può essere il futuro dell'edilizia in Italia?

L.B. Presentiamo martedì a Milano il nostro rapporto sul mercato . Lo scenario per noi è chiaro, sperando che non si esasperi la situazione drammatica della guerriglia urbana vissuta a Parigi, in grado di fermare la debole fiducia che accompagna la ripresa. Per noi è finito il sesto ciclo delle costruzioni dal secondo dopoguerra e ne comincia un altro. Il ciclo è trainato dalle opere pubbliche e dalla riqualificazione e si rafforzerà nel 2016, 2017, sino al 20020. Nel 2016 anche l’edilizia non residenziale tornerà in positivo e dal 2017 anche l’edilizia residenziale di nova costruzioni. Una cosa che vedo importante: ci sarà sempre più qualità nella domanda, e le imprese che sapranno tornare ad essere conoscitrici delle costruzioni – esperti in grado di seguire e selezionare l’innovazione- saranno quelle che riusciranno a vincere.

Che contributo può dare all’Italia un imprenditore della filiera? E in che modo?

L.B. Il nostro paese ha bisogno di innovazione e di successo, ha bisogno di qualità. Il contributo delle imprese al paese sta in nell’essere eccellenti nel loro lavoro. Non è sufficiente fare bene, io penso che si debba alzare il livello: bisogna cercare di essere eccellenti. Abbiamo bisogno di puntare in altro, piccola o grande che sia l’impresa deve puntare ad eccellere. Questo, secondo me, devono fare le imprese per il Paese: il loro mestiere. Ma questo farà bene anche a loro.

La vita è la più grande delle avventure, ma solo l'avventuriero lo scopre

(G. K. Chesterton)

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