Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
24 Novembre Nov 2015 1221 24 novembre 2015

Un'idea tra le idee: il bisogno di un'Europa che sia libera ed unita

Ventotene2
Una sola e distaccata opera di repressione del pericolo terrorismo dovrebbe, invece, accompagnarsi ad una formazione sociale e culturale di nuovi cittadini.

Ricordo l'estate dell'anno 2000. Un caldo che si poteva sopportare ed io sempre troppo giovane tra gente troppo grande, anagraficamente e moralmente. Un'estate che ricordava il primo mezzo secolo di vita del movimento scout del mio paese. Un ricordo, se vogliamo, non propriamente degno di interesse nazioale ma tra i mille minuti di cerimonia, le uniformi pulite ed i sorrisi dei bambini, ci fu detto che "bisognava guardare al passato per progettare il futuro".

Sono giorni difficili e questo passato collettivo, nella sua multiformità, torna prepotente a bussare alla porta e ci sentiamo alienati in questo tetro inverno.

Possiamo dunque trovare un elemento fondante nel nostro passato? Senz'altro. Ma dove e quando? Sicuramente, oggi più che mai, in quel pensiero che venne a maturarsi su di un isola pontina con Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Nel Manifesto di Ventotene, questa fluida società, sulla quale scivogliamo, deve permettere di portare a nuovo compimento il pensiero ed organizzarlo in azione politica.

Le stragi degli ultimi mesi, da qualsivoglia longitudine e latitudine siano state vissute, ci ricordano che Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l'era terrorista rappresenta un arresto. Oggi, chi si occupa solo del rinnovamento nazionale non interviene sulla causa dei conflitti internazionali, dell’imperialismo e della guerra. A causa dell’anarchia internazionale, l’indipendenza nazionale tende a convertirsi in nazionalismo, la libertà tende a essere sacrificata all’esigenza di accentrare il potere e di privilegiare la sicurezza militare, le spese militari sono un’alternativa alle spese sociali. Tutto ciò illumina la mancanza di autonomia della politica interna e l’illusione della riforma dello Stato nazionale, ormai superato da processi che, in realtà, lo trascendono.

I fatti di Parigi, di Bamako e Beirut ci hanno chiuso negli sguardi vitrei alle fermate degli autobus, per la strade e nei luoghi pubblici. Ci è stato detto che abbiamo un nemico comune da combattere, tutti insieme, ma forse semplicemente parliamo del nemico di un'unica grande idea di nazione europea. Lo dimostra la solidarietà degli europei tutti nel sentirsi vicini a quelle innocenti vittime tumulate, per l'opinione pubblica, nel chiassoso fragore dei media e dei social. Che lo si voglia ammettere o no, sappiamo tutti che il passo va affrettato e che ritirarsi non gioverebbe a nessuno.

Lo scacchiere siriano dimostra che le forze internazionali interessate a mostrare i denti ed i muscoli sono molteplici. Come cani rabbiosi ci si scruta e, oggi ne abbiamo la dimostrazione con l'abbattimento del caccia russo da parte della Turchia, cominciano a mostrarsi i primi segni di cedimento. Una sola e distaccata opera di repressione del pericolo terrorismo dovrebbe, invece, accompagnarsi ad una formazione sociale e culturale di nuovi cittadini.

Ma chi leggerà queste mie parole ritenendomi un buonista o un'utopista sbaglia non solo a considerarmi tale - poiché tutto sono fuorchè un romantico sognatore - ma a non valutare utile e ragionevolmente vantaggioso l'unità dell'azione politica.

Mutuando le parole di Dickens, possiamo affermare senza errori che è il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l’inverno della disperazione. Abbiamo tutto dinanzi a noi, non abbiamo nulla dinanzi a noi; siamo tutti diretti al cielo, siamo tutti diretti a quell’altra parte [...] è chiaro più del cristallo che tutto in generale andava nel miglior ordine possibile e nel più duraturo assetto del mondo.

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