Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
25 Novembre Nov 2015 1154 25 novembre 2015

L'abbattimento del cacciabombardiere russo: un atto di guerra con il favore di Obama

Obamae

Abbattere un aereo per ordine di un primo ministro è un atto di guerra, lo è certamente. Molto più che sparare a civili in una sala da spettacolo, fuori dallo stadio o in un caffè. Nemmeno durante la Guerra Fredda nessun paese membro della Nato si è mai sognato di abbattere un aereo di Mosca per violazione del proprio spazio aereo. Per cui insistere sul fatto che lo sconfinamento c'è stato – pare di meno di 30 secondi ma non è questo il punto – come va ripetendo da ieri il segretario generale della Nato Stoltenberg, è cosa risibile, che tende a legittimare l'illegittimabile.

Un elicottero russo Mi-8 impegnato nella ricerca dei due piloti del Sukhoi abbattuto dal razzo lanciato da un F-16 di Ankara è stato colpito anch'esso. Questa volta dal fuoco dei ribelli anti-Assad. Allora Putin ha mandato il meglio dei reparti di assalto, gli specnaz, protetti da elicotteri pesanti. E questa volta la missione è andata a buon fine: il navigatore del Su-24 è sano e salvo presso la base di Hmeymim.

Ora, non ho alcuna simpatia per Assad, ma negare che chi lancia razzi contro chi combatte l'Isis sia «l'ennesima dimostrazione che ci sono la Turchia, l'Arabia Saudita e il Qatar dietro i terroristi che vogliono rovesciare il governo di Damasco» mi pare ormai un'assoluta evidenza, come tale incontrovertibile.

Il fatto che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, subito dopo aver espresso ad Hollande in visita alla Casa Bianca la sua piena solidarietà nell'intensificare l'offensiva militare contro l'Isis, abbia giustificato l'abbattimento del cacciabombardiere russo ribadendo che «ogni Paese ha il diritto di difendere il suo spazio areo», la stessa ipocrita manfrina di Stoltenberg e di Erdogan, la dice lunga sul livello di colpevole doppiezza cui è giunta, cui probabilmente è sempre stata, la politica estera statunitense.

Gli Stati Uniti non possono non essere la colonna portante della difesa dell'Occidente. Inizino però a comprendere che l'opportunità economica va talora di pari passo con l'opportunità morale. Fare l'inverso, in questo mondo ormai frammentato dalla miseria e dall'incertezza, dalla liquidità di popoli e governi, dalla disperazione e dall'assenza di una qualunque forma di futuro sostenibile, è divenuto il crimine peggiore.

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