Gaetano Farina
Leggere il mondo
1 Dicembre Dic 2015 2141 01 dicembre 2015

Alle origini dello sport

A Tutto Sport

A pochi mesi dalla scomparsa di don Aldo Rabino, storico cappellano del Torino Calcio e fra i migliori interpreti dell’utilizzo dell’attività sportiva a fini educativi, Elledici propone il nuovo libro “A Tutto Campo” che si rivolge a tutti quelli che, a vario titolo, vivono da protagonisti attivi la sfida educativa dello sport di base.

Come diceva don Rabino, la ricerca delle modalità più adeguate attraverso cui educare ed educarsi è un cammino che non finisce mai, che richiede grandi dosi di pazienza, sacrificio, fiducia e speranza. Lo sport può essere - lo è già stato - una di queste modalità, tanto opportuna quanto gradevole e accessibile, per le sue qualità di spontaneità e dinamismo. In piena aderenza all’intuizione e al progetto di chi fondò il movimento salesiano, il santo don Giovanni Bosco al cui insegnamento s’ispira la stessa Elledici. Del resto, seguendo sempre il ragionamento di don Rabino, “poche cose mancano oggi allo sport: non la diffusione, non i soldi, non il consenso di un vasto pubblico, non gli atleti. Probabilmente, però, gli manca un chiaro progetto educativo, rivolto specialmente ai ragazzi e ai giovani, che sottragga l’attività sportiva all’ambito del puro esercizio fisico e la restituisca all’educazione, cui essa deve appartenere”.

Per Claudio Belfiore, l’autore di “A Tutto Campo” - salesiano, laureato in pastorale giovanile, incaricato di oratorio, responsabile nazionale del Cnos Sport -, assume una funzione centrale, in ottica educativa, anche lo spogliatoio. Che viene considerato la camera stagna in cui i ragazzi passano dalla pressione esterna della vita quotidiana, tramite il rito della vestizione e del cambio d’abito, al mondo sportivo; viceversa all’uscita, la doccia lava via tutto lo sforzo e permette di ritornare alla vita di sempre. È, quindi, un luogo fondamentale in cui si possono rielaborare i risultati ottenuti, ma dove nasce anche la relazione tra i compagni di squadra. Senza dimenticare che è anche il luogo in cui i ragazzi vivono la propria fisicità di fronte agli altri. Secondo l’autore, quindi, è fondamentale che l’allenatore sappia gestire lo spogliatoio proprio per queste tre dimensioni: la rielaborazione, la relazione tra i compagni di squadra e il rapporto degli atleti con la loro fisicità. Lo spogliatoio sarebbe quindi un’autentica miniera di materiale umano su cui riflettere e crescere; l’allenatore e l’educatore coloro che possono aiutare il processo di estrazione e lavorazione.

Ma il manualetto elaborato da Belfiore, oltre che a proporsi come guida tecnica per chi opera nello sport con velleità educative, può servire anche a riflettere sulla differenza abissale che c’è fra il concetto puro di sport e lo sport business dei nostri giorni - ci riferiamo in particolare al calcio - che, in nome del profitto, calpesta qualsiasi tipo di valore morale e si alimenta di violenza e pratiche scorrette sul campo (scarso fair play, malcostume, doping) e fuori (speculazioni economiche, polemiche e gossip mediatici, tifo violento, scommesse). Tutto il contrario di ciò che dovrebbe essere il corredo educativo di un ragazzo, seppur impegnato in un’attività sportiva di competizione: vengono subito in mente le risse settimanali fra genitori sugli spalti dei nostri campetti di calcio.

Ulteriori materiali di approfondimento si possono trovare su www.elledicieducare.it e su www.salesianiperlosport.org.

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