Gaetano Farina
Leggere il mondo
2 Dicembre Dic 2015 1933 02 dicembre 2015

A 35 anni dal sacrificio di Oscar Romero

Romero CNS Web1 1

Sono passati 35 anni dall’uccisione di Oscar Arnulfo Romero y Galdámez arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador. A causa del suo impegno nel denunciare le violenze della feroce dittatura militare del suo paese, fu colpito a morte da un cecchino degli squadroni della morte, mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale.

A pochi mesi dalla sua beatificazione, anche la casa editrice torinese Elledici rende omaggio a padre Romero raccontandone l’opera, il messaggio, il sacrificio, in una biografia curata da Vincenzo Paglia, cioè da colui che fu, in qualità di arcivescovo e, ai tempi, di presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, il postulatore della causa di beatificazione di Oscar Romero nell’ormai lontano 1997.

Sì, perché il processo di beatificazione di padre Romero è stato molto sofferto; alcuni commentatori hanno motivato l’eccessiva durata con la “scomodità” del personaggio che, anche a causa del sacrificio della propria vita, era inquadrabile politicamente “troppo a sinistra” almeno per le alte sfere della gerarchia ecclesiastica. Del resto, è assodato che padre Romero non riuscì mai a ottenere l'appoggio del nuovo papa (all’epoca) Giovanni Paolo II che si dimostrò fin troppo molto cauto per il timore di una sua eventuale compromissione con ideologie politiche. Gran parte dell’episcopato gli si dimostrò gelida, se non avversa.

Come detto, la Chiesa cattolica aprì nel 1997 la causa di beatificazione attribuendogli il titolo di servo di Dio e Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, citò Romero nel testo della "celebrazione dei Nuovi Martiri". Tuttavia il processo di beatificazione si arrestò per anni; fu sbloccato dall'intervento di papa Benedetto XVI il 20 dicembre 2012, e in seguito proseguito da papa Francesco, che ne desiderava una rapida conclusione, in quanto sulla base delle testimonianza del capitano di polizia Alvaro Rafel Saravia - l'unica persona condannata per il suo omicidio - Romero “era stato assassinato in odio alla fede”.

Il sudamericano Papa Bergoglio, con proprio decreto del 3 febbraio 2015, ha finalmente riconosciuto il martirio in odium fidei di monsignor Romero, che è stato elevato alla gloria degli altari, come beato, in una solenne celebrazione in San Salvador, il 23 maggio 2015. La sua festa è stata fissata al 24 marzo, giorno della sua uccisione; la stessa giornata è stata proclamata dalle Nazioni Unite “giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime”.

Seppur con grave ritardo, anche chi avrebbe dovuto farlo prima degli altri ha finalmente glorificato la figura di un uomo così coraggioso. Nel nuovo libro “Beato Oscar Arnulfo Romero” viene rievocato il messaggio d’amore, di pace, di speranza e di conforto di Oscar Romero nei confronti di poveri, malati, indifesi, perseguitati. Ma l’arcivescovo sudamericano sarà ricordato soprattutto per i duri moniti alla dittatura che stava insanguinando il suo paese e aveva colpito a morte persone e collaboratori a lui cari.

La nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977, lo trovò pienamente schierato dalla parte dei poveri tanto da rifiutare l'offerta della costruzione di un palazzo vescovile, optando, invece, per una piccola stanza nella sagrestia della cappella dell'Ospedale della Divina Provvidenza, dove erano ricoverati i malati terminali di cancro.

La morte di padre Rutilio Grande, gesuita, suo amico e collaboratore, assassinato assieme a due catecumeni appena un mese dopo il suo ingresso in diocesi, divenne l'evento che aprì la sua azione di denuncia profetica, che portò la chiesa salvadoregna a pagare un pesante tributo di sangue. L'esercito, guidato dal partito al potere, arrivò a profanare e occupare le chiese, come ad Aguilares, dove vennero sterminati più di 200 fedeli.

Le catechesi di padre Romero, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vennero ascoltate anche all'estero, diffondendo la conoscenza della situazione di degrado che la guerra civile stava compiendo nel Paese.

Il 23 marzo 1980 l'arcivescovo invitò apertamente gli ufficiali e tutte le forze armate a non eseguire gli ordini, se questi erano contrari alla morale umana. Disse: “Io vorrei fare un appello particolare agli uomini dell'Esercito e in concreto alla base della Guardia Nazionale, della Polizia, delle caserme: fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri stessi fratelli contadini; ma rispetto a un ordine di uccidere dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice "non uccidere". Nessun soldato è tenuto ad obbedire ad un ordine contrario alla Legge di Dio. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!".

Il giorno dopo Oscar Arnulfo Romero y Galdámez, arcivescovo di San Salvador, fu trucidato mentre celebrava la messa. Durante le esequie l'esercito aprì il fuoco sui fedeli, compiendo un nuovo massacro. Dopo 35 anni possiamo finalmente chiamarlo beato.

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