Alessandro Oliva
Viva la Fifa
4 Dicembre Dic 2015 1337 04 dicembre 2015

Quella volta che Del Piero immaginò l'impossibile

Delpiero

Il 4 dicembre del 1994 a Torino è una giornata grigia. Allo stadio Delle Alpi, dinosauro dei Mondiali italiani di 4 anni prima, la Juventus ospita la Fiorentina, in quella che è più che una gara.

Quasi è un derby. Ancora a Firenze sono rimasti scottati da alcuni episodi che hanno segnato per sempre la storia della rivalità tra due città lontane. Alex Del Piero è un giovane promettente, preso dal Padova, dove ha fatto tutta la trafila. Sta lì, attende il suo momento, è giovane, si farà. Di gavetta ne hanno fatta anche i tecnici in panchina: Claudio Ranieri da una parte, Marcello Lippi dall'altra. Uno lo chiamano già da bambino "Il piccolo lord", l'altro è più sanguigno e la Juve si affida a lui per tornare a vincere lo scudetto.

Ma è Ranieri che sembra avere ragione, tra i due. La Juventus sente troppo la gara e va sotto 0-2: bellissimo il secondo gol, una botta di Carbone sotto la traversa. "Nella ripresa ci voleva una ptrestazione super, per rimontare", dirà Lippi anni dopo. Nella ripresa Vialli fa 1-2 di testa e dopo due minuti Ravanelli sempre di testa prende la traversa. Ma certe rimonte sono segnate. Ancora Vialli mette a segno il 2-2, per poi prendere la palla e riportarla a centrocampo, spronando i compagni. Vincere è l'unica cosa che conta.

Del Piero capisce che il suo momento è arrivato. se sono segnate certe rimonte, figuriamoci la strada dei campioni. Gli arriva una palla lunga e Alex sta correndo in mezzo a due difensori. Stopparla e poi saltarli sarebbe una mossa difficile da eseguire. Così il fuoriclasse, che ancora non sappiamo a pieno essere un fuoriclasse, fa una cosa ancora più difficile. Mentre sta correndo, immagina di fare gol al volo. Guarda la palla, Alex, e guarda anche la porta. Immagina, puoi: gol.

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