Gaetano Farina
Leggere il mondo
10 Dicembre Dic 2015 1100 10 dicembre 2015

A 200 anni dalla nascita di don Bosco

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E’ sicuramente uno dei migliori omaggi al bicentenario della nascita del santo Giovanni Bosco il nuovo libro scritto dalla “ditta” Agasso (Domenico, Domenico jr. e Renzo) ed edito da Elledici, storica casa editrice torinese d’ispirazione salesiana. Le 294 pagine di “Don Bosco. Una Storia senza Tempo”, infatti, ripercorrono minuziosamente la vita e l’opera del santo di Monferrato che ha cambiato la storia della chiesa e dell’educazione cristiana. Una narrazione, a sei mani, di taglio giornalistico, impreziosita da bellissime immagini e dalla prefazione di Angel Fernandez Artime (Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana), che si intreccia con la storia tormentata della Torino dell'Ottocento, offrendoci un affresco avvincente di un'epoca e il ritratto realistico di un personaggio che ha saputo rivoluzionare con il suo metodo l'educazione dei giovani.

Una storia senza tempo. Sì, perché sono passati esattamente due secoli da quel 16 agosto 1815 in cui è venuto al mondo in una sperduta borgata del Monferrato, i Becchi di Castelnuovo d’Asti, il futuro don Giovanni Bosco. Ma il suo messaggio rimane più che mai attuale e continua ad affascinare giovani di tutto il mondo. Una storia che oggi continua nei 132 Paesi dove i figli di don Bosco, i salesiani, non hanno smesso di lavorare tra i più giovani.

Figlio di contadini poveri e orfano di padre a soli due anni, Giovanni Bosco conosce da subito la faccia dura della vita, ma anche il sorriso dolce e forte di sua mamma Margherita. Con lei vicino mette le ali all’ambizioso sogno di diventare il prete dei giovani di tutto il mondo. Parte per cascina Moglia dove trova lavoro come garzone e poi per Chieri, dove studia e lavora. Da lì punta su Torino, che sta diventando una città industriale, miraggio per centinaia di ragazzi senza padre, senza lavoro, senza casa. Giovane prete, si guarda intorno e si sente immediatamente attirato da quei volti sporchi di calce, smarriti o rovinati dalla miseria.

Si rimbocca le maniche e dall’incontro con il giovanissimo Bartolomeo Garelli (il suo primo “oratoriano”) fino allo scadere della sua vita, a 72 anni, si lascerà divorare dalla passione per le anime, tralasciando tutto il resto, sempre fedele al suo programma “Da mihi animas, caetera tolle”. Don Bosco, infatti, ha saputo leggere fin da subito i segni dei tempi e a comprendere la necessità di comunicare la sua vicinanza e bontà proprio a quelli che la società considera scarti, emarginabili, irrecuperabili, se non soggetti pericolosi. Andando controcorrente e rischiando addirittura l’internamento in manicomio, non esita a diventare il loro amico, il confidente, l’insegnante, il datore di lavoro, il confessore, il prete sempre a disposizione. Entra nei quartieri poveri e degradati, sale sulle impalcature dei muratori, corre nei campi da gioco, bussa ai salotti della gente “perbene” e agli uffici dei politici in cerca di aiuto, e le frequentazioni delle carceri lo convincono ancor di più - se mai ce ne fosse stato bisogno – della giustezza della sua missione. Cioè quella di provare, con tutti i mezzi a disposizione oltre la fede, a salvare i ragazzi da qualsiasi degrado, lavorando sulla prevenzione e consegnandoli al mondo come “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Sullo sfondo della Torino ottocentesca, delle sue contraddizioni e disparità, dei suoi conflitti sociali e delle sue violenze, prende avvio, dunque, questa nuova biografia che Elledici ha affidato a una famiglia di giornalisti e scrittori piemontesi, esperti del genere biografico e profondi conoscitori delle vicende e dei personaggi storici del Piemonte. Sono nonno, figlio e nipote che hanno saputo cogliere con l’esperienza, la maturità e la freschezza di tre generazioni il mondo interiore e l’azione sociale, educativa e spirituale di questo prete senza tempo, ma profondamente inserito nel suo e nel nostro.

Ci hanno così regalato pagine che scorrono con la vivacità di un romanzo e la rigorosità di una documentazione storica, fedele nei fatti e nelle parole. Il lettore è coinvolto, e affascinato, in un continuum di fatti, episodi, testimonianze. Vengono scandagliati a fondo l’infanzia e la prima giovinezza di Giovanni Bosco, i suoi incontri e scontri con personaggi famosi, i dissensi e i contrasti che nascono con caratteri forti, i suoi successi e insuccessi, il suo carisma, il suo metodo, la sua spiritualità, i suoi continui viaggi, i misteriosi doni soprannaturali, la santità che molti indovinarono quando lui era ancora in vita.

200 anni sono già passati dalla sua nascita, ma il santo don Giovanni Bosco, come confermato anche da questo ultimo libro di Elledici, rimane un personaggio senza tempo, il cui insegnamento continuerà ad essere valido anche per le generazioni a venire.

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