Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
15 Dicembre Dic 2015 1112 15 dicembre 2015

Norbert Lantschner: i cambiamenti climatici, la Cop21 e il colibrì

Lantschner

Era il 1997 e tutti i giornali titolavano "siglato storico accordo sul clima a Kyoto".

Ma poi, fu un flop.

Oggi, nel 2015, la settimana inizia con alcuni titoli qua e là: "siglato storico accordo sul clima a Parigi". E fa sorridere, perché si pubblicano foto di persone che si abbracciano, che fanno "wiwa" con le dita alla COP21, ma poi alla fine non sembra ci credano neanche più di tanto. Anche perché l'opinione pubblica è troppo presa dal papà banchiere di qualche ministro, o dalle kermesse politiche del fine settimana... Che, per carità, hanno assolutamente il loro perché, ma (vi assicuro) non abbassano di un centesimo di grado il riscaldamento globale.

Alla chiusura della COP21 ho scambiato qualche impressione con Norbert Lantschner (chi frequenta questo sito si ricorderà della bella intervista che recentemente ha rilasciato a Francesco Cancellato): sudtirolese, ideatore e fondatore della Agenzia CasaClima di Bolzano, oggi Presidente di ClimAbita Foundation, da anni studia e mette in guardia sui temi del cambiamento climatico.

Ecco il suo illuminante punto di vista.

Norbert, Cosa vuol dire "coraggio di cambiare"? È davvero il cambiamento il prossimo obiettivo delle nostre aziende?

Ormai non si possono più ignorare tutte quelle spie che segnano allarme. Tutte le crisi che ci affliggono hanno una comune radice: l’insostenibilità dei nostri comportamenti generati e alimentati da un irresponsabile uso di energie fossili. Una massa indescrivibile di carbone, petrolio e gas che formano le fondamenta della nostra società industriale, sta distruggendo gli ecosistemi e pertanto sta distruggendo anche l’uomo. Chi pensa a un futuro con futuro non ha una scelta: il cambiamento. Un cambio di rotta, dove la bussola ci segnala la direzione verso una civiltà non legata alla distruzione ma al sostegno della vita. Inoltre serve energia per sbloccare il freno dell’abitudine. Il coraggio di cambiare ha sempre il sapore della sfida, della novità e per questo può limitarci perché che ci espone. Però dobbiamo decidere se vogliamo fare parte del problema o parte della soluzione. Le aziende sono cellule portanti della nostra società e pertanto il loro cambiamento è fondamentale per il cambio di paradigma. Cambiare non significa tinteggiarsi con un po’ di verde. Green non sta per un colore bensì per un nuovo comportamento di responsabilità.

Dobbiamo decidere se vogliamo fare parte del problema o parte della soluzione. Le aziende sono cellule portanti della nostra società e pertanto il loro cambiamento è fondamentale per il cambio di paradigma. Cambiare non significa tinteggiarsi con un po’ di verde. Green non sta per un colore bensì per un nuovo comportamento di responsabilità.

Norbert Lantschner

Quale può essere il futuro dell'edilizia in Italia?

L’edilizia può essere porta d’accesso alla nuova cultura. È il macro-settore che ha tutti gli ingredienti per rendere concreto gli obiettivi di un economia intelligente: minimizzare l’uso delle risorse, massimizzare le prestazioni rispettando l’ambiente. Oggi abbiamo a disposizione una ricca offerta di tecnologie, sistemi, materiali e componenti che ci aiutano a realizzare abitazioni che offrono elevate qualità di comfort con fabbisogno energico quasi zero. Inoltre incontriamo una crescente attenzione da parte dei committenti per i temi della sostenibilità. A tutto questo si aggiunge che il nostro paese è caratterizzato da una forte dipendenza energetica e da parco immobiliare obsoleto e altamente energivoro. Sono ottime carte per giocare una partita vincente. Dovremo aprire al più presto possibile, milioni e milioni di cantieri per trasformare le abitazioni esistenti in case dove l’abitare mette al centro le esigenze dell’uomo e dell’ambiente.

Che contributo può dare al paese un imprenditore della filiera? E in che modo?

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” disse Mahatma Gandhi. È il momento di partecipare del cambiamento, non solo ma diventare catalizzatore del processo ognuno nel suo ruolo da costruttore, produttore o progettista. Dobbiamo sprigionare le forze della creatività e dell’insieme. Non sappiamo forse al momento i particolari del nuovo bensì conosciamo i principi che ci devono guidare per avere il desiderato futuro: eco-efficienza, eco-sufficienza e eco-consistenza che significa decarbonizzare la nostra società. Fuori dubbio dobbiamo intensificare i nostri sforzi soprattutto nella ricerca, nella formazione e nella comunicazione. Proprio l’ultimo strumento è una chiave importante e in passato troppo trascurato nel settore dell’edilizia. Comunque partiamo già da buone fondamenta a disposizione che ci permettono di realizzare un’edilizia di qualità che si avvicina al famoso triplo zero: consumo zero, emissioni zero e rifiuti zero.

E sulla COP21 e l’accordo che ne è emanazione?

Come si fa a definire storico un accordo volontario e non vincolante per alcuno degli stati firmatari, e le cui azioni avranno inizio nel 2025? A Parigi non hanno vinto i governi, ma la piazza: la moltitudine di persone che stavano fuori dimostra che finalmente l’opinione pubblica si sta mobilitando su tematiche che fino a qualche tempo fa erano considerate marginali. E allora dobbiamo fare come il colibrì.

“Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all'avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Tanti animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l'incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d'acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d'animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d'acqua che lasciava cadere sulle fiamme. La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: Cosa stai facendo? L'uccellino gli rispose: Io? Faccio la mia parte

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