Raja Elfani
Gloβ
17 Dicembre Dic 2015 1333 17 dicembre 2015

Perché Jeff Koons a Firenze ricorda l’ISIS a Sabratha

Unnamed

Sorprende l’arbitrarietà di Artribune nella vicenda della statua di Jeff Koons a Piazza della Signoria a Firenze. Nell’appello al sindaco di Firenze a mantenere la statua dell’artista americano sulla storica piazza fiorentina, c’è un dilettantismo che tra l’altro manca il bersaglio e sbaglia interlocutori.

Ammesso che una tale richiesta possa essere fatta in modo arbitrario come fa Artribune, la decisione non è di giurisdizione del Sindaco ma delle Belle Arti, l’unico ente a poter decidere sull’arte pubblica, che sia permanente o provvisoria.

Ieri dunque, per tenere viva la polemica (un terreno fertile e produttivo) ad una settimana della scadenza, Artribune ha proposto di mantenere per sempre la statua di Jeff Koons su Piazza della Signoria disinteressandosi dei danni causati da questo tipo di operazione negli spazi pubblici delle nostre città europee.

Quello che bypassa Artribune è che Piazza della Signoria a Firenze è un’opera d’arte in toto e ben al di là delle sculture che include, è un’opera urbanistica e architettonica che serba, nelle sue originarie proporzioni e prospettiva, l’identità non solo fiorentina ma europea, e che è stata perciò cristallizzata e conservata come reperto storico.

L’operazione che ha autorizzato Jeff Koons ad esporre le sue opere (delle riproduzioni industriali di statue classiche) non solo all’interno degli Uffizi ma anche fuori – cioè in uno spazio pubblico e storico come se fosse uguale ad uno spazio museale – non è chiara né dichiarata e spetta al Ministro Franceschini spiegarla ai cittadini: come ha potuto l’opera di Jeff Koons scavalcare la legge che protegge le piazze storiche e vieta qualsiasi modifica?

La questione va ben al di là del fatto estetico: nello stesso spazio riservato alla nostra Storia ci è stata imposta dallo Stato l’arte commerciale di Jeff Koons. Se anche l’arte di Jeff Koons fosse da considerare la continuità dell’arte classica, andrebbe semmai ad occupare (previa procedura concorsuale) uno spazio pubblico tutto suo, e non violando la già mal conservata identità di uno spazio storico.

L’anacronismo non è affatto pericoloso se praticato a livello culturale, nell’ambito dei luoghi preposti al dibattito contemporaneo, gallerie, musei, ma se sottratto al dibattito e alle perizie può arrivare ad alterare la nostra memoria storica con effetti irreversibili e autodistruttivi dove non è arrivato l'ISIS.

In uno Stato democratico come l'Italia, l’arte imposta dalle autorità politiche ricorda le ideologie assolutiste, quelle di Stalin e di Hitler. Ma perfino ai tempi di Stalin e Hitler i valori culturali dello Stato erano dichiarati e a priori.

Quali sono quindi quei valori culturali ancora non dichiarati del governo Renzi che legittimano lo scempio – provvisorio o permanente – di Firenze?

È importante chiarire che integrare forzatamente le copie di Jeff Koons al nostro passato costituisce un reato, almeno secondo la legge attuale.

Ogni accostamento artistico tra presente e passato in uno spazio storico tutelato (il cui statuto rientra cioè in una logica espressamente conservativa), ognuno di questi accostamenti, da Jeff Koons a Firenze ad Anish Kapoor a Versailles, fin qui giustificati da interessi più pubblicitari che culturali, è da confrontare con l’ISIS. In tutti e due i casi, infatti, è la Storia che si sta toccando. Con modalità di distruzione diverse.

Raja El Fani

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook