Francesco Carini
Homo sum
24 Dicembre Dic 2015 1000 24 dicembre 2015

Tumore rinofaringeo: una “bestia” rara ma battibile

Medici

di Francesco Carini

Esistono vari tipi di tumori, alcuni dei quali si sviluppano maggiormente in determinate regioni del mondo. Questo è il caso del tumore rinofaringeo, raro in Europa e più comune nel Sud-Est asiatico. In Italia colpisce una persona su centomila, con un picco d’incidenza intorno ai 50 anni circa. Essendo assimilabile alla categoria dei carcinomi del distretto testa collo, l’istotipo principale è rappresentato dal carcinoma squamocellulare.

Lo scorso anno, il Cancer Institute di Singapore ha compiuto uno studio dove sono state individuate le mutazioni genetiche che determinano la codificazione delle proteine che portano alla formazione di questa neoplasia, anche se, nonostante la componente genetica, un altro fattore di rischio è considerato l’infezione dal virus Epstein-Barr.

La lotta contro questo tipo di cancro (classificabile in 4 stadi) resta ardua, ma la percentuale di sopravvivenza rimane alta, soprattutto se la diagnosi viene effettuata in tempi brevi, considerando la progressione sia a livello locale che metastatica a distanza.

Nonostante l’auspicata sperimentazione di farmaci intelligenti che possono influire sui geni mutati responsabili della manifestazione di alcuni tipi di tumore, attualmente il trattamento elettivo resta la radioterapia. A tal proposito, in esclusiva, il dottor Angelo Platania, dirigente medico presso l’Unità Operativa di Radioterapia Oncologica dell’ospedale “Papardo” di Messina, risponde alle nostre domande aprendo anche una panoramica sulle attuali possibilità terapeutiche.

Dott. Angelo Platania

Salve dottore, descriva la funzione della radioterapia nei casi di tumore al rinofaringe

Nel presente caso, in considerazione del difficile approccio chirurgico in questo distretto anatomico, la radioterapia rappresenta il trattamento d’elezione. Inoltre, esso molto spesso viene associato ad un approccio di tipo sistemico (chemioterapia/terapia biologica).

Quali sono i segnali che possono fungere da spia?

L’esordio clinico è caratterizzato da sintomi legati all’accrescimento del tumore: ipoacusie, ostruzioni nasali o comparsa di tumefazioni adenopatiche al collo.

Ci possono essere fattori di rischio esogeni che influiscono sullo sviluppo del carcinoma rinofaringeo?

La predisposizione genetica resta alla base. Tuttavia è stata dimostrata un’associazione tra l’infezione da virus di Epstein-Barr e l’aumentata incidenza di sviluppo della neoplasia. Ovviamente lo stile di vita rappresenta un importante fattore di rischio (fumo, alcool).

Come viene diagnosticato?

La diagnosi viene posta mediante visita ORL, con biopsia della lesione mediante esame fibroendoscopico e arricchita attraverso metodiche di imaging radiologico, quali TC, RM o la PET, esami indispensabili per definire in tempo: l’estensione delle neoplasie, l’eventuale coinvolgimento delle strutture linfonodali adiacenti, nonché la possibile localizzazione di metastasi a distanza.

Come viene trattato questo tipo di tumore presso l’Unità Operativa dove lavora?

Presso l’U.O. in cui opero, per la cura dei tumori del distretto testa collo (tra questi proprio il carcinoma del rinofaringe), utilizziamo la moderna tecnica IMRT (Intensity Modulated Radiation Therapy) in associazione alla IGRT (Image Guided Radiotherapy). Rispetto alle vecchie tecniche in 3D convenzionale, la Tecnica ad Intensità Modulata garantisce risultati migliori sia in termini di successo terapeutico legati ad una migliore copertura e distribuzione della dose erogata, che una minor incidenza di effetti collaterali dovuti a un minor coinvolgimento delle strutture anatomiche circostanti.

Oltre a questo, la metodica IGRT, che consiste nella verifica mediante l’esecuzione di un esame TC di controllo prima dell’erogazione del trattamento, permette di individuare e correggere in tempo reale eventuali variazioni del posizionamento del paziente permettendoci di lavorare con un ulteriore margine di sicurezza.

Quali sono gli effetti collaterali del trattamento radioterapico sul suddetto tumore?

Resta sempre una terapia oncologica, pertanto dobbiamo fare un bilanciamento fra rischi e benefici. La radioterapia utilizza come “farmaco” radiazioni ionizzanti ad alta energia. Uno degli effetti collaterali più comuni che si verifica per il trattamento dei tumori in questo distretto è la mucosite. Nei casi in questione, per lenire gli effetti legati ad essa, viene prescritta opportuna profilassi farmacologica.

Comunque, nella maggior parte dei casi, tali disturbi tendono a raggiungere l’apice alla fine del trattamento, per poi tendere a diminuire, lasciando spazio ad eventuali esiti come la xerostomia (sensazione di secchezza al cavo orale legato a diminuzione della funzione salivatoria).

Prima di iniziare una possibile terapia, è opportuno effettuare una visita odontoiatrica ed un’eventuale bonifica dentaria, alfine di ridurre al minimo l’incidenza di problematiche post trattamento.

Quali sono le possibilità di guarigione?

Le percentuali di guarigione sono dettate dallo stadio clinico, ma ci sono importanti possibilità di successo terapeutico.

Dottore, da medico oncologo cosa si auspica?

In questo caso, il mio auspicio è che una crescente e corretta informazione renda consapevole la collettività dell'importanza della prevenzione e sopratutto della diagnosi precoce, che, se fatta negli stadi iniziali, può portare il paziente alla guarigione.

Di fronte ad un tumore raro, che comunque colpisce in Italia circa 600 nuove persone ogni anno, viene ribadita ancora una volta l’importanza di attività che spesso contrastano con i tagli alla spesa sanitaria, ma che costituiscono il mezzo essenziale per evitare che “il mostro” si diffonda, salvando in tal modo non semplici bilanci, bensì vite umane. Alla luce delle tanti morti causate dalla scelta di non accettare le adeguate terapie oncologiche, diventa inoltre essenziale una sinergia fra giornalismo e medicina, che possa informare adeguatamente il paziente sulla necessità di non affidarsi a "teorie alchemiche", bensì a professionisti preparati e coscienziosi, che studino ed applichino protocolli basati su validate teorie scientifiche.

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