Francesco Carini
Homo sum
26 Dicembre Dic 2015 1530 26 dicembre 2015

Rispetto per Spielberg, ma ne “Il ponte delle spie” mancano solo Rocky e Ivan Drago

Rocky

di Francesco Carini

Che l’avvocato James Donovan sia stato una brava persona è innegabile, ma è altrettanto vero che la sua storia meritasse di essere rappresentata attraverso un film diverso. I commenti entusiastici che si leggono sul web, soprattutto per chi è cresciuto a: pane, neorealismo e cine-inchiesta di Francesco Rosi, forse un po' cozzano con lo spessore a cui è stato abituato il cinefilo europeo.

Nonostante gli elogi di buona parte della critica e degli spettatori sui social network, non dovrebbe essere così azzardato dire che Spielberg abbia fatto dei passi indietro rispetto a Munich. Già Lincoln per molti versi somigliava al mattone patriottico anche se vantava un fenomeno come Daniel Day Lewis nel ruolo del presidente americano, ma questo film ha davvero raggiunto livelli di nazional-populismo per certi versi grotteschi, senza nulla togliere alla tecnica impeccabile con cui è stato girato.

Ottima l'interpretazione del buon Tom Hanks nel ruolo dell’eroico Donovan ‒ avvocato nel campo delle assicurazioni e bravissimo nelle trattative, tant’è vero che riesce nell’impresa di portare a compimento il doppio scambio fra la spia sovietica Rudolf Abel, da una parte, e, dall’altra, il tenente Powers e lo studente Frederic Pryor ‒, ma anche “Forrest Gump” avrebbe forse meritato un’altra sceneggiatura. Quello che più sorprende sono proprio i fratelli Coen, distanti qui da capolavori come “Fargo” e “Non è un paese per vecchi”, senza tralasciare lo stesso Spielberg… Il pluripremiato regista non ha molto da spartire qui con la grandezza registica mostrata in Salvate il soldato Ryan o Schindlerlist. Non si può trattare una storia così bella con uno spirito assimilabile per alcuni versi a Rocky IV (con tutte le dovute differenze e le virgolette del caso).

Un montaggio alternato mostra la differenza di trattamento subito dagli americani in Germania dell’Est, rispetto alla civiltà dei penitenziari a stelle e strisce, dove ad Abel vengono forniti anche i colori per i suoi dipinti, ricordando vagamente la cattiveria degli allenatori della “macchina” Ivan Drago contrapposti all’umanità di Rocky e del suo staff, che si allena come un onesto spaccalegna degli Urali. Ringraziando il cielo, la storia è ambientata più di 50 anni fa, altrimenti si sarebbe potuto temere un cameo di una controfigura di Putin plaudente al buon Donovan… A parte gli scherzi, l’aula di tribunale in cui è stato giudicato il tenente Powers sembrava il palazzetto in cui Sylvester Stallone combatté contro Dolf Lundgren nell’epico scontro fra i due pugili, che a loro volta lì rappresentavano le rispettive potenze di appartenenza.

Nonostante la sua bellezza, il rapporto fra due gentiluomini separati solo dal passaporto, interpretati dallo strepitoso Mark Rilance e da Tom Hanks, pare condurre uno dei due a recitare (sottovoce, con garbo ed eleganza) sul ponte di Glienicke: «Se io posso cambiare e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare».

La settima arte ha sempre subito influenze dalle correnti politiche ed ideologiche e dalla relativa propaganda, ma quest'opera raggiunge vette di malcelato anticomunismo, innervato da un buonismo e da un paternalismo eccessivo, sicuramente non degni di tre mostri sacri come: Spielberg, Ethan e Joel Coen.

Non sono paragonabili, ma se l’American Film Institute reputa questo lavoro come fra le 10 migliori pellicole dell’anno (e tecnicamente ci può stare), come dovrebbe essere considerato Non essere cattivo di Claudio Caligari?

Nonostante ciò e con tutto il rispetto e la stima per i sopracitati maestri, buone feste a tutti, sperando che il 2016 ci consentirà di vedere il cinema nella sua purezza, lontano da “biopic” eccessivamente ideologizzati, magari senza essere "linciati" per aver espresso un parere direttamente legato a quei valori liberali su cui anche "Il ponte delle spie" è centrato.

Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. (Mario Monicelli)

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