Luciana Grosso
Bodega Bay
31 Dicembre Dic 2015 1027 31 dicembre 2015

I dieci modi più stupidi con cui abbiamo perso tempo nel 2015

Rainbow White House
#lovewins,

Tormentoni di isteria collettiva; febbri violentissime tanto fastidiose quanto effimere; questioni cruciali di cui dopo una manciata di ore a nessuno importa più niente; faccende complicatissime sulle quali sono stati scritti volumi universitari e sulle quali, comunque, nessuno ci capisce niente, ma su cui chiunque si sente in dovere di dire la sua.

Così nel 2015 abbiamo perso tempo sui social.


Gennaio: Siamo tutti Charlie

L’anno non fa in tempo a iniziare che già andiamo male.
Un gruppo di terroristi assalta la redazione di un giornale satirico e muoiono 12 persone.
Dalle parti dei social network ce la si prende molto a cuore, si tira in ballo la libertà di stampa e di pensiero, Voltaire, i Nazisti (quelli veri, non quelli dell’Illinois) e Allah (parola araba che, lo ricoridamo, significa Dio e non è un nome proprio) in persona.
Siamo tutti vignettisti, blasfemi, mussulmani (rigorosamente quelli buoni) e spiritosi.
Magari fosse vera anche una sola di queste cose.
Sbuffo e spengo il computer.

Febbraio: Siamo tutti costituzionalisti

Napolitano, che da queste parti è considerato una specie di monumento di carne e sangue a una dimenticata dignità, si dimette.
Per qualche ora sui social vale tutto: ladro, mafioso, peggio di Totò Riina, renziano, traditore, capo dei 101, infiltrato, monarchico, figlio del Re. Tutto.
Sbuffo, impreco, impreco più forte, e spengo il computer.

Marzo: Siamo tutti astronauti

Funziona così: se sei hai tante lauree quante Pico De Paperis, parli sei lingue, sei ufficiale dell’aereonautica e riesci a essere la prima donna italiana nello spazio, se incassi pure il primato di essere l’astronauta rimasta più a lungo in orbita, devi far i conti con gente che non sa fare la ‘o’ con il bicchiere ma che sostiene che sei sovraesposta, te la tiri e che chi ti credi di essere.
Se ci fosse stato il televoto, 'AstroSamantha' Cristoforetti avrebbe dovuto abbandonar la stazione orbitante dopo due puntate e, forse, nello spazio ci avrebbero mandato Valerio Scanu.
Sbuffo, alzo gli occhi verso quel cielo nel quale non andrò mai, e spengo il computer.

Maggio: Siamo tutti in coda

Comincia Expo e per qualche giorno non si capisce niente: Expo è una merda, Expo è fantastico, Daje tutta, no è un flop, sarà un successone, #gufi, #expoottimisti, tutta roba dell''ndrangheta, ma con tutta la gente che muore di fame, e la fila del Giappone? No dico, ma hai visto la fila del Giappone?
Sbuffo, faccio sfoggio del mio accredito stampa accorcia file, e spengo il computer.


Giugno: Siamo tutti gay

La Corte Suprema degli Stati Uniti pronuncia un principio facile facile: visto tutti sono uguali, tutti hanno diritto a sposare chi vogliono. Semplice.
Un sillogismo che capirebbe anche un bambino.
In Italia, uno dei pochi paese al mondo che ancora ‘uomo e donna li creò’, si esulta forte come se li avessimo inventati noi, i gay.
Facebook esplode di #lovewins, e viene lanciata l'applicazione per trasformare la propria foto profilo in una specie di bandierina del movimento gay.
Sono tutti felici, tutti gayfriendly.
Viene da chiedersi perché mai: da quando una legge americana vale anche qui da noi?
Per lo stesso principio dovremmo poter prendere la patente a 16 anni o portare armi o finire fritti sulla sedia elettrica, no?
Boh.
Sbuffo e vorrei spegnere il computer, ma ….Ehi, aspetta un momento….scrollo un po’ su e giù e scopro che nella mia time line, gli unici a non cambiare la foto sono proprio quelli che un po’ gay lo sono per davvero: quelli dichiarati, quelli nascosti, quelli consapevoli, quelli malignati, quelli che non hanno capito di esserlo ma, dai, è evidente.
Interessante.

Luglio: Siamo tutti Ateniesi


Arriva il caldo che dà alla testa e io scopro di conoscere solo economisti e esperti di Grecia. Anvedi.
Scopro che, anche se davanti al casino della Grecia il fior fior degli economisti del mondo non ha la minima idea di come ci si salti fuori, i miei amici sì.
Sanno cosa e chi ha causato la crisi greca (la Merkel, ovvio) e come risolverla (votando ‘no’, anche se non si bene a quale domanda) e comunque, nel dubbio, ”Vaffanculo culona bastarda’ e ‘La mussaka è più buona dei würstel”.
Quando c'è il referndum che promette (ma in realtà non mantiene) di mandare a gambe all'aria l'Unione Europea e l'Euro, tutti tifano Grecia manco fosse la finale dell'Europeo 2004, e pensano, che 'tanto peggio, tanto meglio'.
Stefano Fassina e altri insipidi figuri ‘più di sinistra di te’ corrono a Atene a festeggiare la sconfitta di Renzi (Giuro!).
Boh.
La questione greca, in realtà, ha vari strascichi e prequel: Tsipras, eletto da pochi mesi, passa da essere salvatore della patria, difensore degli ultimi e dei diseredati, e dignitoso che manco Pericle, a smutandato e venduto tirapiedi della Troika.
Nel frattempo si passa per vari alterni entusiasmi: che figo Tsipras senza cravatta, che eroe Tsipras in trattativa tutta la notte, che gnocco Varoufakis seduto per terra in parlamento, guarda Varoufakis in moto, che furbacchione Varoufakis con la moglie figa, che schifo Varoufakis che abita in una villa, solo Tsipras ci può salvare, anzi no solo Varoufakis.
Ovviamente tutti fanno like e condividono a membro di segugio.
Io sbuffo, mangio Tzatziki e spengo il computer.

Agosto: Siamo tutti sovrintendenti


E’ un caldo pomeriggio di agosto, sono in panciolle in una bellissima spiaggia della Puglia quando (me tapina) scopro che sono tutti, ma proprio tutti, indignati per le nomine di sette nuovi direttori di museo.
Ohibò.
Cerco di capirne di più: qual è la loro colpa? Sono incompetenti, sono i soliti raccomandati amici degli amici, sono ex igienisti dentali?
No no.
Dice che son stranieri.
Ah. Interessantissssssimo.
Il 'popolo del web' ha le idee molto vaghe su cosa sia e cosa faccia un museo ma, nel dubbio, si indigna per il patrio orgoglio ferito.
Io non sbuffo nemmeno.

Ottobre: siamo tutti Fiat Ritmo


Ah crucco bastardo! T’ho beccato a fregare sulle emissioni!
Meno male che c’è la Ritmo che non inquina.
Io sbuffo, spengo il computer e mi infilo in macchina, maledicendo il giorno in cui mi hanno rubato la Golf.
Che inquinava sì, ma vuoi mettere?

Novembre: siamo tutti francesi

Una sera d'autunno l’Isis o chi per lui si mette a sparare e nel giro di poco più di un’ora muoiono 120 persone che potrei essere io.
Viene voglia di silenzio e, sì, anche voglia di paura. Del sacrosanto diritto ad avere paura. E pazienza se poi ‘così vincono loro’.
Su Facebook diventano tutti francesi con la stessa applicazioncina usata per i gay: adesso le foto profilo diventano bandierine francesi.
Io non sbuffo, ma penso che nessuno in vita può aver commesso colpe tanto gravi da meritarsi tanta sciatta volgarità.
Sbuffo, spengo il computer e penso che se muoio, vi prego, dimenticatemi.

Dicembre: Siamo tutti Re Magi

Un giornale, del quale tacerò il nome, prende una notizia e la fa diventare un’altra cosa e poi, per effetto del telefono senza fili e delle bufale che crescono come un Blob, viene fuori che in una città vicino Milano siano vietati i presepi, i canti natalizi, e tutto l'ambaradan che ne consegue.
Booooom.
Parapiglia generale: si invocano le radici cristiane e si bestemmia, si erge il salame a vessillo nazionale e si disprezza il kebab, ci si abbuffa di #orianaavevaragione, e la notte betlemita finisce per essere più affolata di Zara il primo giorno di saldi: Salvini fa il Re Mago nel presepe vivente della scuola della figlia, la Meloni mette i Marò tra i pastorelli....
E’ troppo ragazzi, davvero.
Sbuffo, spengo il computer e stavolta, lo metto nel microonde.

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