Paola Bisconti
Anam
31 Dicembre Dic 2015 1410 31 dicembre 2015

I miei piccoli dispiaceri. Il male di vivere raccontato con ironia beffarda

I Miei Piccoli Dispiaceri

Chiedersi come riuscire ad accettare la fragilità della vita è un interrogativo che si insinua nella mente subito dopo aver letto “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews, edito da Marcos Y Marcos e tradotto da Maurizia Balmelli. Bando ai sentimentalismi, non c’è posto per le smancerie e neppure per tristezze melanconiche. Quest’ultimo romanzo dell’autrice canadese è un exploit di gioia, una liberazione di ironia maestosa e dissacrante. Ne “I miei piccoli dispiaceri” la Toews compie una sorta di giustizia letteraria della vita delle sorelle Elfrieda e Yolandi Von Reisen attraverso una grazia letteraria insolita e ammaliante.

Alle parole, accurate e preziose, è affidato il viaggio di due donne: “Lei voleva morire e io volevo che vivesse. Eravamo due nemiche che si amavano”. Così scrive Yoli, voce narrante del libro, che racconta come Elf, la bellissima sorella maggiore, la pianista acclamata in tutto il mondo, che con la sua musica offre momenti di un’intensità incredibile, la donna che fa innamorare perdutamente gli uomini di lei, la colta e raffinata Elf, così dannatamente intelligente, desideri morire. A lei non le importa della carriera e dell’imminente tournèe, Elf non intende più vivere.

A distoglierla dal tentativo suicida c’è Yoli, la bizzarra sorella minore, che ha messo al mondo figli con padri diversi, ha un amante avvocato, scrive libri per ragazzi ambientati nel mondo del rodeo e spera in un successo che forse non arriverà mai. La gloria, invece, l’ha ricevuta la sorella Elf, la pianista, che però sembra non scalfirla. Quando erano fanciulle sognanti e abitavano a Winnipeg, nel Manitoba, in Canada, in una comunità mennonita, profondamente religiosa e ossessionata dall’idea del peccato che si insinua ovunque e che per questo voleva controllare la libertà individuale di ogni singolo abitante, il comportamento delle ragazze diverso, ribelle e un po’ anarchico attirava l’attenzione di molti suscitando chiacchiere e pettegolezzi. Perfino l’arrivo di un pianoforte nella famiglia Von Reisen ritenuto anch’esso dal resto della comunità, pericoloso e tentatore, diventava sinonimo di sacrilegio.

Quando però Elf suonava accadeva una magia, ciò che era intorno a lei appariva così: “Gli uccelli smisero di cantare e in cucina le mosche cessarono di andare a sbattere contro le finestre. L’aria era immobile. Lei era al centro del mondo in corsa. Fu in quell’istante che Elf assunse il controllo della propria vita. Era il suo debutto di donna adulta, nonché, sebbene a quel tempo lo ignorassimo, il suo debutto di pianista mondialmente riconosciuta”.

Yoli affronta l’incomprensibile con invidiabile determinazione, è una donna forte nonostante sembri essere sempre sul punto di arrendersi dinanzi alla forza travolgente di una malattia incurabile e invisibile. Yoli pensa e si interroga “e tutti i momenti apparentemente felici del suo passato, i sorrisi, le canzoni, gli abbracci sinceri e le risate e i pugni agitati per aria e i trionfi, erano solo deviazioni temporanee dal suo anelito innato alla liberazione e all’oblio?” e poi osservando Elf ripete a se stessa “Fiuto la paura e mi accorgo che proviene da me. È come se non avessi pelle a sufficienza, parti di me che dovrebbero essere coperte sono esposte. E indugiamo l’una nelle braccia dell’altra più a lungo del solito”.

Si può imparare da un libro ad affrontare il male di vivere? Forse. In questo caso lo si può fare grazie anche ai personaggi che lo animano come la madre delle due sorelle, il padre, zia Tina, il marito di Elf, il suo agente, i nipoti. Tutti vorrebbero aiutare Elf riflettendo anche sull’eventualità di accompagnarla in Svizzera dove è possibile in maniera legale porre fine alla sua indomabile inquietudine. L’idea di offrire una morte dolce è certamente una soluzione estrema che il solo pensiero angoscia e turba, ma allora come fuggire al tormento dei giorni? Con la musica certamente e con la cultura, questa è la grande salvezza. Nel romanzo infatti appare un continuo echeggiare di rimandi letterari che ne arricchiscono le pagine.

“I miei piccoli dispiaceri” ha vinto il premio per la narrativa straniera della prima edizione del Premio Sinbad degli editori indipendenti e nel 2014 è entrato nella lista dei migliori libri dell’anno di molti quotidiani americani. Questo romanzo ha la capacità di smuovere un dolore e trasformarlo in un’opportunità di riflessione sulla bellezza della vita e lo fa senza retorica, ma con l’innato desiderio di raccontare con gioia, una tristezza inconsolabile. D’altronde, scrive Yoli, “ognuno di noi ha in sé tutta questa tristezza, non sono solo io, e la scrittura aiuta a organizzarla, per cui niente di grave”.

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