Silvia Parmeggiani
TrebarraA
8 Gennaio Gen 2016 1440 08 gennaio 2016

Quattro mostre last minute per il week end

12 GOLDIN Trixie On The Cot
NAN GOLDIN Trixie on the cot, New York City 1979 © Nan Goldin, courtesy the artist and Guido Costa Projects, Torino

Ecco quattro mostre 'last minute', cioè in imminente chiusura che, se non l'avete ancora fatto, vale assolutamente la pena vedere. Entro questo week end.

A Campo imperatore c'è l’albergo dove Benito Mussolini fu tenuto prigioniero dal 28 agosto al 12 settembre 1943. Il blitz, coordinato dal capitano tedesco Otto Skorzeny, sarebbe poi passato alla storia come Operazione Quercia. Luogo tuttora raggiungibile solo tramite la funivia che parte da Fonte Cerreto e, solo d’estate, con l’auto lungo la Statale 17bis che, se bloccata a valle, rende inviolabile l’altopiano. Un luogo facilmente difendibile e difficile da raggiungere. Questa caratteristica unica deve aver fatto balenare l’idea (poi tra- montata) alla delegazione Americana per il G8, di istallare il quartier generale di Barack Obama a 2.000 metri di quota sul Gran Sasso, nell’ex prigione del duce.

MONTECCHIO (REGGIO EMILIA). Fino al 10 gennaio, nell'ambito della rassegna d’arte fotografica del 33° Fotofestival di Montecchio, si potrà vedere il lavoro di Sergio Camplone e Saverio Cantoni dal titolo “For the use of hyperimages”. Qui entrambi gli autori esaminano lo spettro dei paesaggi antropizzati cercando di decifrare l’interazione tra pianeta e uomo portando due progetti uniti, Anagrafe del Danno e Notes for critical management, entrambi sul sisma nel 2009 scosse L’Aquila e la regione Abruzzo. ​Da una parte Camplone ricostruisce i prodromi e ne verifica gli effetti al contempo naturali e umani, geologici e (dis)amministrativi. Cantoni, invece, coglie dettagli che dispiegano un potenziale narrativo spesso lasciato parzialmente irrisolto, portando in primo piano narrazioni parallele a quelle ufficiali. Il materiale che propone è un canovaccio aperto di spunti ai quali il visitatore può attingere per ricostruire sintesi personali, una narrazione discontinua costruita su diversi layer mediali e di pensiero.

Riccardo Venturi. Haiti. Picwant

PERUGIA. Ancora fino al 10 gennaio, a Palazzo della Penna, rimarrà esposta "Phone_Photography", una mostra a cura di Giovanna Calvenzi e Claudio Pastrone incentrata su progetti fotografici di grandi autori che prevedono l’esclusivo utilizzo di smartphone, promossa dalla http://www.fiaf.nethttp://www.fiaf.net e sostenuta dal Perugia Social Photo Fest (PSPF). Esposti gli scatti di Settimio Benedusi, Alberto Bianda, Alberto Bregani, Leonardo Brogioni, Gianni Cipriano, Mario Cresci, Stefano De Luigi, Giovanni Del Brenna, Edoardo Delille, Cosmo Laera, Martino Marangoni, Nino Migliori, Italo Perna/Silvia Tenenti, Efrem Raimondi, Ray Banhoff, Toni Thorimbert, Giacomo Traldi, Riccardo Venturi e Paolo Verzone che per lavoro e per amore usano lo sguardo. Tutte le immagini sono state realizzate con il telefono e quasi tutte sono state postate nei social network, condivise, viste da centinaia di “amici” e commentate da altrettanti osservatori.

DIANE ARBUS Girl in her circus costume, MD, 1970 © The Estate of Diane Arbus LLC, courtesy M. & E. Woerdehoff von Graffenried, Paris

VENEZIA. Ultimi giorni anche per "Sguardo di donna" a Casa dei Tre Oci. La mostra, omaggio all'universo femminile, con allestimento a cura dello stilista Antonio Marras, proseguirà fino al 10 gennaio. Esposti scatti di Diane Arbus, Nan Goldin, Donna Ferrato, Lisetta Carmi, Shirin Neshat, Bettina Rheims... per un totale di 25 artiste che raccontano, attraverso il loro sguardo femminile, il mondo, l'altro, la diversità.

Tibet 2000 © Steve McCurry

FORLI’. Ultimi giorni a Forlì per la mostra "Steve McCurry. Icons and Women" dedicata ai più bei scatti di Steve McCurry. Più precisamente si tratta di una selezione delle immagini più famose, alcuni lavori recenti e ad altre foto non ancora pubblicate nei suoi libri, esposti ai Musei di San Domenico. Il percorso espositivo, curato da Biba Giacchetti, è un viaggio intorno all’uomo e al nostro tempo, in un'inedita declinazione al femminile. Il punto di arrivo sarà il noto ritratto della ragazza afgana nel campo profughi di Peshawar, diventato ormai una icona assoluta della fotografia mondiale, ma anche un simbolo della speranza di pace che sembra impossibile in un mondo agitato da guerre ed esodi di massa.

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