Simone Paoli
Actarus
10 Gennaio Gen 2016 1827 10 gennaio 2016

Colonia, donne Vs Islam la battaglia più grande

I fatti di Capodanno a Colonia, emersi in tutta la loro gravità solo nei giorni successivi e a rilento, hanno segnato uno spartiacque nel dibattito non solo Italiano, ma Europeo sulle tematiche dell’immigrazione, e rischiano di costare molto caro alla Cancelliera Merkel.

In particolare ho trovato calzanti gli articoli di Lucia Annunziata su huffingtonpost.it che hanno posto in rilievo la vera problematica che questi fatti hanno evidenziato, ovvero il rapporto dell’Islam con le donne. E’ evidente che nella brutale semplificazione della questione si perdano molti dettagli, ma è anche vero che la questione è fondamentalmente questa.

C’è chi ha cercato di ricondurre il tutto ad un più limitato ambito di approcci da strada, o di rapporti di tutti gli uomini con le donne o peggio di sostenere che noi “occidentali” (italiani in particolare) non siamo meglio.

Vorrei chiarire subito questo punto. La violenza sulle donne (nostre o loro è su questo punto solo una sterile polemica) è tema che va affrontato quotidianamente anche da noi, ma recenti ricerche dimostrano che gli Italiani in questo non sono peggiori degli altri, per cui il “tanto noi siamo uguali o peggiori” semplicemente non è così. Inoltre ricondurre i fatti di Colonia agli approcci indesiderati ed indesiderabili che purtroppo ed innegabilmente accadono anche nei paesi occidentali non è corretto non perché non sia altrettanto grave, ma perché non si è trattato semplicemente di quello.

Si è trattato di una sfida ad una cultura diversa, che pur con tutti i limiti di cui sopra e grazie alle battaglie dei decenni passati, consente alle donne (e qui dire nostre non è fuori luogo) di potersi esprimere liberamente, accedere a posti di lavoro che erano loro preclusi, di ambire ad essere capi di Stato. C’è ancora molto da fare in questa direzione, ma la tanto bistrattata cultura Occidentale su questi temi è avanti anni luce.

La vera sfida di Colonia è quella che ha descritto e su cui ha chiamato le donne a dibattere Lucia Annunziata. Credo che abbia fatto bene a mettere al centro della questione le donne stesse. Perché, e qui spero nessuno fraintenda, questa è principalmente una battaglia delle donne. Non solo occidentali, ma anche e soprattutto di tutte le Malala che vivono nei paesi dominati dagli estremisti Islamici. Per questo leggere donne che sminuiscono, leggere “tutti gli uomini sono Uguali”, “anche da noi succede” è terrificante. Significa non comprendere che chi ha organizzato e fomenta accadimenti come quelli di Colonia mira essenzialmente a togliere loro la possibilità di esprimersi, la stessa con la quale oggi minimizzano.

E gli uomini? Qui molto bene ha scritto Cazzullo sul Corriere. Mi permetto di aggiungere un pensiero cattivo. A molti potrebbe perfino piacere un ritorno ad una donna sottomessa, e non certo per sua scelta. Per questo credo che le donne non potranno contare su tutti gli uomini.

Ricordo inoltre che esiste anche un problema demografico, troppo sottovalutato. Poche nascite nostre, molte di stranieri arrivati qui e molti immigrati portano, in una Democrazia, a numeri di un certo tipo. E prima o poi avremo anche noi partiti Islamici con cui confrontarci, di dimensioni sempre maggiori. Non penso solo all’Italia, ma all’Occidente e all’Europa in particolare.

E quindi? Che fare? Come coniugare l’esigenza di tutelare le nostre conquiste culturali, l’accoglienza di chi fugge da guerre e carestie, la libera circolazione nella UE? L’unica proposta l’ho letta dalla Annunziata, con ingressi separati per donne e bambini prima, e uomini solo successivamente. Già, ma dove li mettiamo in quarantena? Cosa si potrebbe fare, stante che le dimensioni del fenomeno sono epocali e non solo Europee?

Innanzi tutto ci sono azioni immediate, e poi a medio/lungo termine. Perché l’unica e vera soluzione strutturale resta far sì che non debbano esserci esodi. Il che implica risolvere conflitti, investire nello sviluppo economico, civile e democratico di quei paesi. Ma oggi che fare? Prima cosa, applicare le regole del nostro diritto, per non snaturarci e non perdere le nostre conquiste. Chi verrà riconosciuto colpevole espulso subito, ed in fretta. Accogliere chi arriva, certo. Ma creare punti di identificazione certi e funzionanti in più paesi, non solo in Italia e Grecia, per evitare casi di immigrati che “scompaiono” o con “n” identità. E poi cultura, istruzione. Se vuoi restare qui devi conoscere i valori e le regole. Non vale il Corano, non vale la Bibbia, valgono i Codici.

Sarà una sfida lunga e difficile. Avremo altre Colonia. Altre Parigi. Perché, almeno per me, a cosa mirino questi estremisti è chiaro. Ma rispondere con i cortei contrapposti di Colonia è solo fare il loro gioco. Dobbiamo mostrare loro invece che siamo forti ed uniti nelle nostre conquiste. E la battaglia sui diritti delle donne è di gran lunga l’arma più potente che abbiamo.

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