Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
13 Gennaio Gen 2016 1917 13 gennaio 2016

Digital challenge: il futuro dell’edilizia è già qui, l’avete visto passare?

Solutions

All’inizio era il genio. E il genio aveva matite e carboncini, e il genio disegnava. E furono Piramidi di Cheope, e fu Cupola del Brunelleschi, e fu Tour Eiffel. Poi arrivò il calcolatore. E il genio non era più nella sola progettazione umana, si potevano fare calcoli più complicati velocemente. E fu cemento armato, e fu boom edilizio, e fu industria delle costruzioni. Poi arrivò il disegno assistito al calcolatore, e i software. E fu architettura e ingegneria per tutti, e furono calcoli complessi a portata di neolaureato.

Il futuro però avanza, e non si è fermato nella grande frammentazione delle competenze e delle conoscenze. E il futuro avanza a passo di Gigabyte, anche nel mondo delle costruzioni. L’avete visto passare? Parte porti un acronimo simpatico di cui a breve si sentirà davvero molto parlare: BIM.

Building Information Modeling, ovvero… la trasformazione digitale del mondo delle costruzioni, e sotto molti aspetti, tanto che c’è già chi parla di “filosofia BIM”, come nuovo modo di concepire il project management e di gestire anche cantieri con elevato grado di complessità senza interferenze.

Iniziamo a dire cosa NON è: BIM non è identificabile con un software, così come un particolare computer non è la definizione dell’informatica, e neanche con un metodo di calcolo, così come la strada con cui si arriva alla meta non è identificabile con la meta stessa.

Forse è meglio fare un esempio. Avete mai partecipato alla riunione di un team di progetto per la realizzazione di un edificio? Solitamente vi sono presenti più professionalità: lo strutturista, l’architetto, il termotecnico, il project manager, l’acustico… ciascuno con il proprio progetto “aggiornamento versione x.y”, e spesso questi aggiornamenti vanno in conflitto l’uno con l’altro! In America è stato stimato che il costo dell’errore nella costruzione di un edificio ammonti addirittura al 40% del suo valore di costruzione. Ecco, l’utilizzo corretto dell’intelligenza artificiale si pone l’obbiettivo di ridurre questo costo dell’errore addirittura al 5%, permettendo a tutto il team di progetto di modificare per la propria parte lo stesso “oggetto virtuale” (l’edificio).

Per capire meglio come il digitale stia veicolando il futuro della filiera, abbiamo iniziato un dialogo con Angelo Ciribini, Professore all’Università di Brescia e Consigliere di BuildingSmart Italia, il capitolo italiano dell’Associazione mondiale che definisce gli standard per l’OpenBIM.

1.Prof. Ciribini, in un mondo digitale, come l’edilizia può stare al passo?

A.C. La Digitalizzazione dei diversi settori economici, così come delle stratificazioni sociali, promette grandi sconvolgimenti, come si evince da una attenzione sempre più ricorrente a espressioni come Industria 4.0 o Internet delle Cose e dei Servizi.

Nel settore delle costruzioni, non solo nell'edilizia, ma anche nel genio civile, la digitalizzazione promette di modificare in profondità la nozione di prodotto, sia del componente sia del manufatto vero e proprio, e, di conseguenza, l'identità, i ruoli e le responsabilità degli operatori.

Non dimentichiamo, però, che il settore delle costruzioni conserva, non solo in Italia, una forte cultura analogica e deve affrontare un prodotto più complesso e articolato di quanto non accada in altri settori economici.

Un processo capillare di digitalizzazione della filiera impiegherà dai cinque ai dieci anni.

2. Cosa significa “Coraggio di cambiare” per un imprenditore della filiera edile?

Il coraggio di cambiare si confronta, anzitutto, colla necessità di effettuare nuovi investimenti strumentali, formativi, culturali. Sotto questo profilo, l'imprenditore vorrebbe poter misurare quantitativamente e immediatamente il ritorno sull'investimento. Il che non è del tutto possibile e, di conseguenza, probabilmente serve una richiesta esogena, eterodiretta, da parte dei committenti o delle istituzioni finanziarie.

Ma il vero coraggio consisterebbe nel decidere di favorire i processi aggregativi, nel rivedere i rapporti colla catena di fornitura, nell'investire in ricerca e sviluppo.

Ciò vorrebbe dire, tuttavia, ripensare radicalmente e sistemicamente il proprio ruolo all'interno delle operazioni di Rigenerazione Urbana.

3. Come questo cambiamento può contribuire al miglioramento del nostro Paese?

Il Paese soffre di vizi strutturali antichi (d'altronde, proprio nel centenario della Grande Guerra si può constatare come le istituzioni liberali dell'epoca non abbiano retto alla loro stessa volontà di affermare l'Italia come potenza globale).

Sino ai tempi recenti, l'unico sforzo di conferire al Paese una visione sistemica risale al Centro-Sinistra dei primi Anni Sessanta.

Il Settore delle Costruzioni e dell'Immobiliare possiede una influenza rilevante sul prodotto interno lordo, ma gode di una scarsa reputazione industriale presso i consulenti economici dei decisori politici ed è così polverizzato in termini dimensionali da letteralmente scomparire nella geografia delle emergenze nazionali pur avendo pagato, più di tutti, il prezzo della lunga fase recessiva che ha colpito l'economia nazionale.

La digitalizzazione rappresenta sicuramente una preziosa occasione per guardare a una politica industriale per il settore.

La creatività è collegare le cose. Quando chiedi a persone creative come hanno fatto a fare qualcosa, si sentono quasi in colpa perchè non l’hanno realmente creato, hanno soltanto immaginato qualcosa. E dopo un pò è sembrato ovvio, questo perchè sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose.
Steve Jobs

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