Vincenzo Maddaloni
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19 Gennaio Gen 2016 1327 19 gennaio 2016

Non esultate se il prezzo del petrolio cala

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Dopo che sabato 16 le sanzioni economiche e finanziarie sono state rimosse, l'Iran può ricominciare a esportare petrolio che subito è sceso di prezzo. Ieri 18 gennaio, ha raggiunto un nuovo minimo con i 28 dollari al barile, il più basso dal 2003. Dopotutto è dalla meta’ del 2014 che il prezzo è in continua discesa. Nell'autunno scorso gli economisti stimavano che si sarebbe stabilizzato intorno 35 dollari al barile. Ora la previsione è di un ulteriore decremento fino a 20, 15, addirittura 10 dollari al barile nel corso del 2016.

Il collasso del prezzo del pretrolio getterà le economie che dipendono da esso e dai suoi derivati nel caos. Con conseguenti recessioni severe in Russia, in Venezuela e in Nigeria, unitamente a rapide decelerazioni economiche in Canada, in Scandinavia e, nel più e nel meno dappertutto.

Nei bilanci delle banche Europee ci sono ancora più di un trilione di dollari che non soltanto producono profitto ma sono in balia del flusso dei cambi

Accade quando il prezzo crolla l'inevitabile “effetto contagio”, del quale ne risentiranno in particolare in America Latina, in Africa, nell'’Est Europeo e in Asia. Quest'ultima peraltro già nello stress finanziario per quello che sta succedendo nel mercato azionario cinese. Infatti, la bolla che si iniziò nella Borsa cinese nel 2014 ed esplose nel giugno 2015, ha continuato la sua inarrestabile crescita senza freni e interruzioni.

A nulla è valso l'intervento del governo cinese il quale ha devoluto più di 400 miliardi di dollari per fermare la frana dei titoli. Sono state pure attuate misure draconiane per sostenere la quotazione delle di azioni. Ma pure la svalutazione della moneta per rendere più competitive le esportazioni, indispensabili per raddrizzare le sorti del Paese, non ha dato i risultati agognati.

Naturalmente se la Cina svaluta la propria moneta, tutti i mercati finanziari ne soffrono con ripercussioni che quasi sempre deprimono gli scambi e le economie reali. Come in effetti è accaduto. Così molte banche europee si sono trovate coinvolte da nuove pesanti perdite perché da quando scoppiò la crisi economica globale (2008-2009) si sono accaparrate beni, denaro liquido e titoli che poi si sono rivelati in grandissima parte “spazzatura”, tranciando in modo drastico i prestiti alle aziende. Nei bilanci delle banche dell'Eurozona ci sono ancora più di un trilione di dollari che non soltanto non producono profitto, ma sono in balia del flusso dei cambi. Questo spiega perchè gli investimenti reali, i posti di lavoro e la crescita in Europa continuino a diminuire, e la deflazione nei beni e nei servizi non s'è arrestata.

Con il prezzo del petrolio che si rialza velocemente ogni volta che scoppia una guerra non è facile essere ottimisti con la conflittualità permanente che ci circonda

Secondo il Financial Times, il calo del prezzo del petrolio è comunque una buona notizia per la gran parte del mondo, ma esso non ne spiega il perché. In Russia - cito un esempio - non ne hanno gioito affatto. Il Cremlino ha appena annunciato un taglio del 10 per cento della spesa pubblica, segno evidente che il paese sta subendo le conseguenze delle sanzioni internazionali e del calo dei prezzi in un’economia che ha bisogno di un petrolio ad almeno cento dollari al barile, come fa notare il Guardian.

Intanto, dopo che sono state eliminate le sanzioni l'Iran ritornerà da grande protagonista sul mercato del petrolio, poiché il paese è in grado di produrre 500mila barili al giorno. Pertanto un nuovo calo del barile sarà più che naturale. Altra brutta notizia per i paesi produttori e per le banche che hanno prestato denaro al settore energetico e che si ritrovano con montagne di titoli spazzatura. Siccome malauguratamente il prezzo del petrolio si rialza velocemente ogni volta che scoppia una guerra, non è facile essere ottimisti con la conflituualità permanente che ci circonda.

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