Saro Capozzoli
Bussola cinese
20 Gennaio Gen 2016 1157 20 gennaio 2016

Shanghai Stock Exchange. Ma è proprio vera crisi?

La borsa di Shanghai è sulle prime pagine di tutti i giornali, e mi chiedo cosa c'è dietro quello che sta accadendo.

E' certo che l'applicazione del "circuit breaker" ideato a fine anno dal governo, che limitava i rialzi e ribassi troppo elevati, è stato un boomerang. Ha creato panico piuttosto che rassicurare. In un paese con un sistema borsistico ancora troppo immaturo, soli 25 anni di vita, dove i risparmiatori piccolo/medio non sono strutture professionali, ma anche centinaia di milioni di persone inesperte che si informano poco e che agiscono d'impulso. Il loro peso conta eccome. .

Ma se vediamo i dati fondamentali dell'economia, non c'è nulla di serio o di insolito che giustificherebbe tali variazioni, tanto meno la caduta libera di inizio anno.

Ci sono stati casi simili anche negli USA nel 1987 quando si sono creati dei tonfi in borsa senza evidenti ragioni.

Come sostengo da tempo, l'economia cinese è in questo periodo in un momento di cambiamento strutturale, attraversando il suo terzo spartiacque entropico, che porterà la Cina a concentrarsi di più si sul fronte interno, sviluppo del mercato domestico, sia sul fronte internazionale con l'arrivo sulla scena internazionale di centinaia di gruppi cinesi desiderosi di diversificare. Ma anche dalla necessità di passare da una economia che curava le quantità, ad una più sofisticata che si concentrata sulla qualità.

Non ci sono quindi segnali di crisi vera, se le aziende chiudono è perchè non riescono a esistere e a mutare in un mercato ormai mutato irreversibilmente. Questo sta accadendo anche da noi in Italia, molte aziende con prodotti ormai maturi, chiudono perchè non si sono rinnovate, e solo quelle più soldi e capitalizzate sono riuscite a cambiare direzione. Stessa cosa accade in Cina, chi non ha saputo guardare alla mutazione del mercato e non è capace di proporre prodotti migliori, chiude, tutti gli altri che hanno anche risorse finanziare sufficienti, stanno invece crescendo per acquisizione e per diversificazione.

Il governo cinese non mostra di essere neanche più ossessionato dalle previsioni del PIL, stimato in discesa quest'anno. I giornali in Europa, in particolare in Italia che non analizzano bene questo paese da vicino, suonano la campana a morto per la Cina, mentre qui è chiaro che non basta solo il PIL a giudicare un paese (l'Italia sarebbe già data per morta da tempo, se fosse veramente così!). mentre si parla di un 6.9% per quest'anno, fonti vicine mi riferiscono che il PIL reale cinese, considerando tanti fattori fondamentali come il consumi elettrico per esempio, era già verso il 5.5% nel 2015, e non mi meraviglierei se si arrivasse ad un sano e normale +3% nel 2016/2017, come accade nei paesi di economia occidentale, ma sempre e comunque superiore a quello degli USA di questi tempi. Accetto scommesse!

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook