Hamilton Santià
Cultural Stereotype
26 Gennaio Gen 2016 1905 26 gennaio 2016

Corrado Passera. Mr. establishment gioca a fare il populista: una questione di marketing

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Corrado Passera dice «Basta con la Sinistra» con una violentissima campagna di cartoline e manifesti che, puntando il dito sulla sicurezza e il lavoro, accusa la sinistra milanese di aver rovinato la città. Tutta colpa di Pisapia, cinque anni dopo. Corrado Passera, per chi non lo sapesse, si è candidato a sindaco di Milano con il suo partito Italia Unica. Un partito che, inizialmente, avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Scelta Civica ma che si è via via posizionato nel campo di gioco della destra con, anche, strategie populistiche assolutamente non credibili se portate avanti da Passera: ex ministro del governo di Mario Monti, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e di Poste Italiane, in board alla Bocconi e con esperienze alla Olivetti e alla McKinsey. Insomma, stiamo parlando di mr. establishment. Uno che negli ultimi trent’anni più che per strada è stato nelle stanze dei bottoni di questo paese. Capite da voi che inventarsi capopopolo (dalla ridicola manifestazione in piazza Montecitorio sulla legge “cerotto” in poi), non è esattamente la strategia migliore. Dopo le elezioni faremo le nostre valutazioni. Per ora i sondaggi ci parlano di un candidato in forte affanno, schiacciato, tra l’altro, dalla fortissima candidatura (anche se, per ora, alle primarie del centrosinistra) dell’ex ad di Expo Beppe Sala.

La strategia, però, potrebbe essere diversa. Su YouTrend, Giovanni Diamanti (analista e stratega di Quorum) spiega che l’idea dietro questa campagna potrebbe essere un’altra. In sintesi, con una difficoltà a parlare all’elettorato moderato milanese - indirizzato su Sala - Corrado Passera cerca di entrare a gamba tesa nel campo da gioco del centrodestra. Un perimetro politico, quello, estremamente frammentato, con molte difficoltà a trovare figure di riferimento dopo il tramonto di Berlusconi e del sistema-Formigoni e forse ancora non totalmente pronto ad approdare nella “nuova era” salviniana.

L’idea di Diamanti non è campata per aria. Di fatto, quando si chiude un mercato elettorale, bisogna trovarne un altro: pena il ritiro. Niente di nuovo, nell’epoca della politica postmoderna e postideologica. Ma c’è un rischio, e bello grosso: stai bluffando.

Non puoi prendere la quintessenza della moderazione politica, l’uomo che da anni frequenta le stanze giuste del capitalismo all’italiana (guardate il cv di Passera, sembra di sfogliare un numero di Milano Finanza) e farlo parlare come un uomo della strada. Prendendo a prestito una metafora mutuata da Alta Fedeltà di Nick Hornby: sei come quelle persone che si tagliano i capelli a zero, dicono di essere punk da sempre e poi vengono smascherati dalla madre che entra d’improvviso nella stanza con le foto di quando avevi quattro anni.

Gli strateghi di Corrado Passera vorranno anche fargli parlare il linguaggio delle strade di destra, vorranno anche fargli dire «è colpa di Pisapia» (senza che nessuna statistica o indicatore dia loro ragione), ma quando vai a parlare a un certo tipo di persona, quella persona - per quanto possa essere ingenua - se ne accorge se la stai prendendo in giro o meno. E per un elettorato storicamente legato ai concetti di autenticità e visceralità, Corrado Passera è un «altro da sé» storico. Poi, certo, la campagna elettorale è lunga e bisogna capire cosa succederà nel centrodestra. Ma se la scelta di Passera, razionalmente, potrebbe anche essere sensata (lo scrive Daniele Bellasio sul Sole 24 Ore), ora porta avanti una strategia appiccicata addosso con una colla scadente, che rischia di staccarsi di dosso proprio mentre stai correndo.

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