Alessandro Oliva
Viva la Fifa
26 Gennaio Gen 2016 1746 26 gennaio 2016

Quella volta che Pelè uscì dal Moccagatta con la maglia dell'Alessandria

Alessandria
Foto da museogrigio.it

Parlare dell’Alessandria significa rievocare qualcosa che non c’è più ma anche no, anzi, è ancora lì, nei cassetti di qualche tifoso. O magari, in un armadio a migliaia di chilometri di distanza, in una casa brasiliana. Nel 1968, mentre l’Europa friggeva per la rivoluzione dei costumi, nella mite bassa piemontese acciambellata attorno al fiume Tanaro si friggeva per ben altro. Per festeggiare gli 800 anni dalla fondazione della città, ad Alessandria si erano inventati una festa all’insegna dello sport. Vennero messi insieme 25mila dollari, 15mila lire dell’epoca, che corrispondevano al gettone di presenza che il Santos, la squadra di Pelè, chiedeva per presenziare ad ogni tappa della tournée messa piedi quell’estate.

E fu così che mentre Gianni Rivera era in nazionale per gli Europei, ma era fermo in infermeria per un infortunio che gli farà saltare le due finali contro la Yugoslavia, Edson Arantes do Nascimiento giocò con la sua squadra un match al Moccagatta. “Erano, o meglio, eravamo in ottomila quella sera al Moccagatta. Serata tiepida, la gente ancora assiepata sulla vecchia gradinata Nord, quella nera, di legno, a quell’epoca ancora agibile. Completo blu elettrico per i grigi, bianco per i brasiliani”, ricorda il sito del club piemontese. “E poi, dopo diciotto minuti, il gol dell’1-0. Pelé da meta campo rilanciava l’azione; con una progressione da centometrista, saltava due avversari, triangolava con Abel al limite e metteva nel sacco sul palo lontano della porta: il tutto in 4/5 secondi. Una meraviglia. Un altro gol sarebbe arrivato nella ripresa ma lo spettacolo era vedere quei movimenti senza palla, quella corsa felpata, tutto fatto con naturalezza, senza mostrare segni di fatica”.

A fine gara, Pelè uscì dal campo con la maglia dell’Alessandria indosso, sorridente. Qualcuno lo aveva fischiato, dalle tribune. Ma non era razzismo: era sana paura nel temere che il migliore di tutti potesse fare danni ad una squadra che, ma nessuno ancora lo sapeva, non avrebbe più visto la Serie A. Dopo i fasti degli anni Venti (quando le piemontesi comandavano) e aver rivelato al mondo quel ragazzo gracilino ma che sapeva toccare bene la palla di nome Gianni Rivera, i Grigi hanno vissuto tra la B e molta, tanta, serie C.

Nel 2003 è arrivato il fallimento, con rinascita dai campi ancora più polverosi del dilettantismo. Nel 2012, è arrivato anche il crack cittadino, con le casse comunali che mostravano debiti cumulati totali per 312 milioni. Dopo 3 anni, il bilancio è tornato a mostrare un avanzo d’amministrazione di circa 9 milioni. Certo c’è un mutuo trentennale da pagare, sono stati fatti sacrifici. Così come li ha fatti Bocalon, cresciuto all’Inter e una vita in prestito, in provincia. Nessuna favola, non credo alle favole. Alla cultura del lavoro e del sacrificio sì. Stasera l’Alessandria gioca contro il Milan in semifinale di Coppa Italia.

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