Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
28 Gennaio Gen 2016 1505 28 gennaio 2016

Elogio al buon pastore: essere libero ( liberissimo ) in un mondo di storytelling

P10

Sopravviviamo ad una continua trasmissione e ricezione di messaggi. Notizie, quasi mai nozioni, ritenute utili o addirittura indispensabili per l'individuo o la società. Un bombardamento ossessivo e continuo che ci tiene avvinghiati egoisticamente e bulimicamente ad un dispositivo più o meno all'avanguardia. Per intenderci: se un tempo ci si affannava ad osservare il mondo attraverso un tubo catodico, spento quest'ultimo il mondo si ridimensionava al nostro quotidiano. Oggi, il surrogato di quel tubo catodico, credendo erroneamente che sia complice, è un po' carnefice. Lo conserviamo nella tasca interna del cappotto migliore, nei calzoni, le mani ci ricordano “On n'échappe pas de la machine” - non si sfugge alla macchina.

Lo dico con convinzione e da stolto utilizzatore seriale del mondo che mi viene offerto e accolgo. Lo scrivo con umiltà senza puntare il dito poiché, io e me stesso, non sono alieno a questi contorti meccanismi. Mi rivedo negli altri e per quanto forte possa essere la macchina, questa mi seguirà ovunque. Mentre torno a casa, in famiglia, nell'amore, negli aneliti di giustizia e pensiero. Ecco: sarà ossessivamente forte nella maturazione di un pensiero.

Tuttavia sorrido poiché, oltre ogni ragionevole dubbio, è il mio/nostro tempo ed immaginarlo diverso sarebbe un gran peccato. Al nostro tempo la vita, volente o nolente, passa anche attraverso i circuiti dei più moderni calcolatori e bisogno prenderlo come un fatto non necessariamente negativo ma al quale, di volta in volta, bisogna arginare le limitazioni che ci comporta.

Scrivo questo poiché da qualche mese, nell'assurdità di cose viste e pensate, mi sono capitati sottomano alcuni video di un ragazzo. E' indubbio che sia un pastore, nel significato più stretto del termine, poiché si accompagna per campi con un cane pastore e delle pecore a cui ha dato i nomi più disparati. Racconta quel che fa, dove si trova, come cambia il tempo ed il tutto è farcito da una continua litania "Da uomo libero e liberissimo".

Con i miei amici, le prime visualizzazioni, sono state uno spasso. Ci abbiamo abbozzato un sorriso e segnati, come fa il ferro caldo sul legno, le frasi salienti di quel ragazzo. Frasi che un po' inciampano ed un po' sono grammaticalmente scorrette. Frasi pensate e non filtrate. In libertà, appunto.

Osservando con costanza i suoi video, la filastrocca del "Libero e liberissimo" - ripetuta svariate volte in pochi minuti di video - , mi ha convinto che forse, in barba a tutto, quel ragazzo avesse ragione. Ho pensato, dunque, che quel ragazzo fosse giunto a quel simulacro di verità che a molti ci è precluso. Un'applicazione, reale e realizzabile, di quel "buon selvaggio" che fu di Rousseau secoli fa. L'uomo che trova, in modo innato, il giusto equilibrio con il mondo in cui vive, non desidera nulla che non possa avere, guarda il mondo con un'ingenuità benevola che lo porta necessariamente ad agire secondo principi giusti. Non vi sono imposizioni arbitrarie e artificiali. L'istinto si armonizza con la realtà che vive. Non vi solo cinici calcoli se non quelli dettati dai comportamenti che seguono l'esperienza. Se piove o c'è il sole, si comporta di conseguenza. Racconta un mondo che oggi fa ridere ai più ma rimanda a quell'esperienza che assimila solo chi, con la pioggia ed il sole, esce per i campi.

Alcuni obietteranno che la vera libertà è l'affrancamento dal lavoro e non l'occupazione. Ma occuparsi di quel che si ama e ci gratifica, non è anche una libertà? La libertà di scegliere come stare al mondo e raccontare la semplicità? La libertà non è forse considerare numeri i titoli di borsa e non volerne sapere del loro funzionamento? La libertà è non trovare interesse in una statua coperta e nelle discussioni che ne conseguono? Libertà non è forse affrancarsi dall'orrendo che ci circonda? Esseri liberissimi non è forse cercare una risoluzione "razionale" e semplice ad un mondo troppo complesso anche per noi?

Infondo non è realmente libero quell'uomo che, nonostante si faccia una gran fatica a riconoscerlo, quando è da solo si ritiene fortunato di quel che ha e lo vuole dire al mondo?

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