Paola Bisconti
Anam
3 Febbraio Feb 2016 1037 03 febbraio 2016

Intervista a Ilaria Cucchi. "Continuo a credere nella giustizia"

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Si è dato il via sabato 30 gennaio a Lecce presso l'Hotel President di Lecce, alla rassegna “Xoff - Conversazioni sul futuro” promossa dall'associazione culturale “Diffondere idee di valore” che ha visto come ospite d’eccezione Ilaria Cucchi. In seguito alla morte del fratello Stefano avvenuta nel 2009 nel carcere Regina Coeli dove il ragazzo si trovava in custodia cautelare, la giovane donna ha portato avanti una dura battaglia per scoprire le cause del decesso e far emergere la verità sul caso.

L’incontro moderato da Fulvio Totaro, giornalista del TgrPuglia, affiancato dall'avvocato Fabio Anselmo, ha ripercorso le fasi della vicenda e del processo, recentemente riaperto, e si è approfondita la tematica relativa all’introduzione in Italia di una legge contro il reato di tortura.

La rassegna Xoff - Conversazioni sul futuro spesso concentra l’attenzione su questioni come i diritti civili, umani e sociali e come ha sottolineato Gabriella Morelli dell'associazione Diffondere Idee di Valore si è ritenuto quanto mai fondamentale puntare i riflettori su una vicenda che a distanza di tanti anni continua a far discutere.

Poco prima dell’inizio del dibattito ho avuto l’onore di raccogliere alcune dichiarazioni di Ilaria Cucchi alla quale le ho chiesto di lasciare un messaggio a tutti quei giovani scoraggiati che possono ritrovare nella sua ammirabile determinazione il coraggio per credere nella giustizia.

“Mi sento di dire che non dobbiamo mai perdere la speranza, basta pensare a quello che è accaduto a me. Sei anni e mezzo fa quando venivo informata dai carabinieri che mio fratello ero morto in quell’istante stesso ho capito cos’era il senso di solitudine, che si alzava davanti a me un muro e che se avessi voluto avere delle risposte me le sarei dovute cercare da sola. Avrei dovuto congelare quel dolore e metterlo in stand by perché non c’era tempo di piangere. Avrei dovuto mettermi dentro a quella che poi è divenuta una battaglia per arrivare alla verità.

La verità non ti restituisce i tuoi cari ma ti aiuta ad andare avanti con la propria vita e ad elaborare un lutto che non è stato completamente elaborato però io voglio essere la dimostrazione che le cose si possono cambiare. Io e i miei genitori ogni giorno entravamo nelle aule di quel tribunale a testa alta e con l’orgoglio di coloro che sono nel giusto, nella verità.

Noi siamo quella famiglia che ha creduto e continua a credere nella giustizia e le cose a piccoli passi si possono cambiare. Non si combatte la violenza con la violenza. Non si scende mai agli stessi livelli di coloro che ci hanno fatto del male”.

Il caso Cucchi ha fatto emergere altre storie simili a quella di Stefano. I parenti delle vittime sono uniti, coesi. Che tipo di legame c’è fra voi?

“Come familiari delle vittime siamo molti vicini in percorsi difficilissimi, se non fossimo uniti saremmo isolati altrimenti saremmo schiacciati dagli ingranaggi che purtroppo fanno parte della nostra giustizia.

Esiste fra noi una grande unione perché in fondo chi può capire veramente il nostro dolore è chi lo ha provato sulla propria pelle. Solo questa comprensione fa si di condividere lo stesso percorso e tutto ciò contribuisce a darci una forza enorme”.

Foto di Giacomo Rosato (ShotAlive).

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