Luca De Cristofaro
Il labirinto di Cnosso
5 Febbraio Feb 2016 2204 05 febbraio 2016

Stato che dorme, tv che sveglia: storie contro la camorra

Racket1

Le due puntate del 31 gennaio e del 2 febbraio del programma Mediaset “Le Iene” hanno, in soli tre giorni, fatto conoscere all’Italia intera la storia di due uomini soli, o quasi, contro la camorra, che hanno denunciato il racket perché non accettavano di abbassare la testa di fronte ai boss.
Che hanno scelto da che parte stare, contro ogni mafia, contro l’omertà e la rassegnazione. Con la voglia di riscattare una terra intera, stuprata da un assordante silenzio, stordita dalle sirene di ambulanze e polizia, privata di giovani innocenti ammazzati per errore, sporcata dal sangue sulle strade di mafiosi, etichettata dal mondo intero come terra di coppola e lupara.

E’ la storia di: Salvatore, parrucchiere nel centro storico di Napoli che ha denunciato il pizzo. Oggi vive e lavora sotto scorta. Il servizio di Filippo Roma, inviato de “Le Iene”, è andato in onda il 31 gennaio. Salvatore ha raccontato che oggi ha perso metà della clientela ma che ritornerebbe a denunciare gli estorsori.
Avrebbe fatto questo passo per provare a cambiare la sua Napoli. Per questa scelta si è ritrovato solo e abbandonato da tutti. “Il boss mi chiedeva il pizzo sotto varie forme: come contributo ai carcerati o vendendo dei biglietti di una lotteria. Inoltre mi ha anche chiesto di assumere nel mio negozio una donna, che diceva essere sua parente di cui non avevo bisogno. L'ho presa, ma dopo un po’ l'ho mandata via e si sono presentati il boss e altre persone chiedendomi un contributo di duemila euro al mese. A questo punto ho chiamato la polizia e sono stati colti in flagrante”, ha detto il proprietario del negozio.
Nel servizio si è respirata l’omertà dei commercianti del vicinato, intervistati dalla ‘iena’ che ha chiesto loro se pagavano il pizzo. Le risposte sono state tutte negative o vaghe. Alcuni dicevano di non conoscere la vicenda o di non conoscere Salvatore, nonostante i pochi passi che li distanziavano.

E’ la storia di: Luigi, imprenditore napoletano, con l’imprenditoria nel sangue oltre che nella testa, che ha denunciato il pizzo facendo nomi e cognomi degli estorsori e che, grazie al suo coraggio, sono state arrestate decine di persone.
Luigi ha pagato già tanto: abbandonato dalla famiglia, locali incendiati, auto e moto sottratte dalla camorra, cambio di casa ogni tre mesi, firma di cambiali false con pistola puntata alla testa, sequestro nelle “Case Celesti”, palazzoni di Secondigliano che di celeste hanno solo il riflesso del cielo nelle finestre.
Fino alla messa in onda del servizio, 2 febbraio, della iena Gaetano Pecoraro, Luigi stava per pagare anche il caro prezzo di rimanere senza protezione armata, nell’ombra, lontano dai riflettori, tanto da sentirsi abbandonato dallo Stato. Il potere dei media e della tv ha però stravolto la situazione vincendo il ‘braccio di ferro’ con lo Stato. Luigi oggi ha finalmente una scorta e può finalmente tirare un sospiro di sollievo poiché ha raccontato di fare fatica a portare avanti una ‘protezione fai da te’ stringendo forte la sua vita, in pericolo costante. La notizia è stata annunciata sui social dallo stesso Luigi con un video che lo mostra in auto con due carabinieri. Oltre al video sul suo profilo Fb ha scritto poi un post che inizia con “Oggi primo giorno di scorta…” e racconta che la paura di essere ammazzato quando non era sotto scorta l’ha vinta e dice anche di non essere più solo e di essere felice di condividere ciò che ieri doveva tenere nascosto.

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