Paola Bisconti
Anam
8 Febbraio Feb 2016 1339 08 febbraio 2016

Di che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico

Di Che Genere Sei

“Chi può dire chi si deve amare? Chi ha il diritto di negare l'identità di qualcun altro o qualcun'altra? Chi stabilisce come ci si debba mostrare, come ci si debba vestire, quale tipo di vita e di relazioni desiderare?”.

Se provassimo a non condannare, giudicare e decidere cosa è giusto e cosa no, molte cose andrebbero certamente molto meglio in questa nostra società. Svecchiare alcune convinzioni, superare i pregiudizi e abbattere gli stereotipi fanno parte di una battaglia ardua che può essere vinta solo attraverso la cultura. Ecco perché consiglio la lettura del libro “Di che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico” di Beatrice Gusmano e Tiziana Mangarella pubblicato da Edizioni la Meridiana, nella collana “Partenze”.

Il manuale ben strutturato offre importanti strumenti di analisi con schede di autovalutazione, questionari, giochi e attività formative utili per intervenire nei processi educativi dei ragazzi che crescendo imparano ad elaborare la propria identità sessuale e la relazione con gli altri. Come precisano le autrici in uno dei capitoli iniziali, si è voluto effettuare una ricerca-azione per “darsi l’obiettivo di destrutturare l’eterosessismo e il genderismo diffusi e di prevenire il bullismo omotransfobico significa mettersi in gioco anche – e in primo luogo – come adulti, in grado di riflettere sulle contraddizioni di cui si è portatori, di accogliere il bisogno di affermazione che attiene alla costruzione dell’identità e allo sviluppo dell’io adolescente, di aiutare a direzionare in modo non violento e discriminatorio il fisiologico meccanismo di differenziazione che l’accompagna”. La questione quanto mai attuale vede coinvolti genitori, insegnanti ed educatori che hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare e sostenere un percorso di crescita che si rivela non sempre semplice, ma nella gran parte dei casi è tortuoso e problematico. Il testo presenta quattro passaggi: il primo step prevede strumenti utili per riflettere su di sé e sui contesti di intervento; il secondo propone strumenti da impiegare per rilevare opinioni e atteggiamenti nel gruppo classe o altri gruppi; il terzo step offre strumenti per adolescenti quindi per esplorare la realtà infine il quarto step fornisce tracce per la valutazione del processo attivato e una serie di proposte per avviare il cambiamento.

E se c’è chi ha pensato di sconsigliarne la lettura così come altri titoli solo perché affrontano in maniera obiettiva la tematica, c’è anche chi ritiene sia quanto mai importante ampliare i nostri orizzonti, aprirsi al confronto e al dialogo. Come sottolinea Rosangela Paparella, Garante dei Diritti dei Minori per la Regione Puglia, nella prefazione “questo volume rappresenta l’opportunità di occuparci attivamente di prevenzione, rispetto alle tante forme di disagio individuale che condizionano la libertà di crescere di ragazze e ragazzi, e allo stesso tempo rispetto alla violenza che pervade la società tutta e che colpisce bambini, donne, persone con diverso orientamento sessuale, alimentata dallo stesso paradigma che soffoca e mortifica le differenze piuttosto che riconoscerne l’imprescindibile vitalità”.

Nel primo capitolo a cura di Giuseppe Burgio si specifica come la violenza sia la volontà di normalizzazione da parte dell’aggressore nei confronti della vittima che si differenzia nel modo di vestirsi, di esprimersi, nelle attività da lui predilette e tutto ciò è già diffuso sin dalla scuola primaria per poi accentuarsi nella secondaria di primo e secondo grado. Il disagio che vive un bambino e un adolescente si manifesta attraverso un comportamento violento da veicolare con un efficace percorso di riflessione. Molto interessante poi è la differenza del bullismo perpetrato dai ragazzi e quello invece messo in atto dalle ragazze. I due generi hanno modi e strategie ben differenti che si distinguono in base al tipo di violenza, verbale o fisica, applicata da entrambi.

Nelle pagine curate da Dario Abrescia, Maria Teresa Bellini, Serenella Di Gioia, Fabrice Le Floch e Tiziana Mangarella si ribadisce l’importanza dell’educazione alle differenze che pone al centro dell’attenzione l’identità costituita dall’idea che noi abbiamo di noi stessi e quella che gli altri hanno di noi. “Educare alle differenze significa porre al centro del proprio lavoro educativo le differenti percezioni dei diritti e delle responsabilità, utilizzando le divergenze d’opinione in maniera costruttiva ai fini del percorso di apprendimento” ribadiscono gli esperti che concentrano l’attenzione sull’importanza del gioco il quale ha una funzione esplorativa particolarmente significativa.

Non meno importante è saper cogliere i messaggi sessisti che i media ci propinano e che spesso non si è in grado di individuare. Nel capitolo firmato da Floriana Bernardi e Angela D’Ottavio ci si sofferma sul linguaggio stereotipato presente nelle pubblicità, nei film, nelle canzoni che appaiono densi di ideologia da decostruire.

Partendo dai quesiti che noi adulti ci poniamo (o dovremmo porci) per poi ampliare l’argomento, il testo si conclude con un vasto e aggiornato archivio di casi nazionali ed esteri relativi al bullismo, sono notizie di cronaca che hanno scosso e allarmato la società che talvolta pare non voler notare e cogliere la gravità di alcuni fenomeni.

Consapevoli del ruolo che ha la scuola e di come la maggior parte degli episodi si svolgano nell’ambiente scolastico è di primaria importanza promuovere il volume tra i banchi di scuola. Occorre affermare una cultura che educhi alla diversità e alla pace.

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