Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
19 Febbraio Feb 2016 1306 19 febbraio 2016

Quell’emendamento “Salva edilizia” che parte dal condominio

Napoli Condominio

Un milione. Questo il numero (incredibile) di palazzi condominiali nel nostro paese. E di questi, circa l’85% è in classe energetica “sprecona”. Praticamente il comparto italiano degli edifici condominiali rappresenta un enorme termosifone a cielo aperto che gli studiosi stimano sia la causa del 36% delle emissioni di CO2.

“Tutto da rifare” diceva il grande Gino Bartali. Sicuramente molto da sistemare, rimodernare, ma soprattutto efficientare dal punto di vista energetico. Ci sono ormai abbastanza dati per poter affermare che cambiare gli impianti di riscaldamento di un condominio di media entità può far risparmiare anche il 45% sul costo della bolletta, e le cose migliorano ulteriormente se si interviene anche nella sostituzione dei serramenti e con l’isolante esterno “a cappotto”.

Ci si lamenta(va) moltissimo per la tassa sulla prima casa, che mediamente ammonta(va) a qualche centinaia di euro all’anno, senza considerare che in realtà chi vive in condominio paga una “tassa invisibile”, attraverso gli sprechi di energia, che supera serenamente il migliaio di euro annui.

Perché allora non si vedono gru e cantieri in ogni strada, che si affrettano freneticamente a tamponare questa emorragia energetica con operazioni di ristrutturazione intelligente?

Perché, nonostante esistano strumenti come la detrazione fiscale del 65% per il miglioramento della classe energetica (il cosiddetto Ecobonus), non ci si accalca per usufruirne? Una delle ragioni sta sicuramente nel fatto che, essendo il beneficio fiscale diluito in dieci (dico dieci) anni, il cittadino, o meglio il condomino, non avverte poi così tanto il beneficio (in effetti in dieci anni si fa in tempo a fare un bambino, mandarlo a scuola e pure fargli fare la prima comunione…).

Questo deve aver pensato l’on. Antonio Misiani, parlamentare bergamasco (e si sa, a Bergamo si cresce a pane ed edilizia!), promotore di un importantissimo emendamento passato nell’ultima Legge di Stabilità, che consente la “cessione del credito” dal condomino alla ditta esecutrice dei lavori. Per spiegarlo in termini semplici, anzi semplicistici, in modo che anche la signora Concetta che sta al terzo piano e ha la quinta elementare possa capire, funziona così: l’assemblea del mio condominio decide di rifare la facciata in modo intelligente, cioè aggiungendo l’isolamento necessario a limitare le dispersioni energetiche dell’edificio. Io, che non navigo nell’oro, ho poco beneficio dal detrarre il 65% del valore dell’intervento dalla mia dichiarazione dei redditi. Allora come fare? Con la nuova legge di stabilità è stata introdotta la possibilità che sia l’azienda esecutrice dei lavori a beneficiare in vece mia di questa detrazione, e io in cambio ottengo uno sconto sull’importo dei lavori. Tutti contenti.

Siamo andati a chiedere delucidazioni all’On. Misiani in merito a questa interessante possibilità.

Onorevole, cosa si prevede che succeda con la possibilità per i condomini di cedere il proprio Ecobonus alle imprese?

Fino ad oggi gli incapienti – cioè le persone che hanno redditi così bassi che non pagano l’Irpef - non avevano alcun interesse a votare a favore delle ristrutturazioni delle parti comuni, perché non potevano scalarne i costi dalle tasse. Con la possibilità di cedere il credito, introdotta dalla legge di stabilità 2016, questo problema si può superare e anche gli incapienti potranno avvantaggiarsi degli sconti fiscali. A condizione che l’Agenzia delle Entrate approvi in tempi rapidi le regole attuative e che le regole non siano eccessivamente restrittive.

Questa novità è sicuramente un’opportunità anti crisi per le piccole e medie aziende che operano nel settore della riqualificazione energetica. Chi sono i soggetti interessati?

Finora il mercato dei condomini non era decollato. Con la cessione del credito si aprirà un’opportunità nuova, innanzitutto per le tante piccole e medie aziende del settore. Il modello a cui puntiamo è quello delle “Esco”, le energy saving company, a cui vogliamo affidare il compito di promuovere la rigenerazione urbana. Bisognerà rimuovere altri ostacoli giuridici, fiscali e creditizi, ma l’introduzione della possibilità di cessione del credito è senza dubbio un passo in avanti molto importante, come hanno riconosciuto realtà come le associazioni dei costruttori, Legambiente, il consiglio nazionale degli architetti.

Quali sono le direzioni che si intravedono all’orizzonte per la ripresa del nostro paese e del comparto costruzioni e ristrutturazioni?

Negli anni della crisi l’edilizia è stata travolta da un vero e proprio tsunami: tra il 2007 e il 2014 il valore aggiunto è diminuito di un terzo e sono stati cancellati 400 mila posti di lavoro. In quegli stessi anni il settore ha cambiato pelle. La nuova edilizia abitativa ha perso quasi due terzi degli investimenti, mentre gli interventi di riqualificazione sono invece cresciuti di quasi un quinto, salendo al 36% del totale. Il vecchio modello di edilizia, basato sul consumo di territorio, ha esaurito la sua spinta. Il futuro sarà rappresentato sempre di più dalla riqualificazione residenziale e dal risparmio energetico, le strade maestre per rilanciare l’intero settore dell’edilizia. Gli incentivi hanno funzionato molto bene e dobbiamo lavorare per stabilizzarli e razionalizzarli. Servono però altri interventi normativi, per dare un’ulteriore forte spinta al mercato della riqualificazione degli edifici.

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