Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
20 Febbraio Feb 2016 0137 20 febbraio 2016

Postilla a Umberto Eco

Ec

Umberto Eco è morto.

Come diviene difficile parlare di un prolifico figuro della cultura - anche italiana - senza decadere in quell'andirivieni di luoghi già visti, già pensati, già detti, già imbiancati.

Da quel freddo 5 Gennaio del 1932 di strada ne ha fatta e non è certo compito mio imbarbarirmi sullo sputacchiamento di biografie, prese a caso ed alla rinfusa, secondo quelle ricostruzioni biografiche delle Antologie delle scuole superiori.

Umberto Eco si è raccontato da sé.

So bene che in queste ore - quelle che seguiranno - ci sarà sicuramente una voce fuori dal coro ed ottantaquattro anni di vita sono un ragionevole prezzo morale per altre, seppur discutibili, forme di immortalità del pensiero.

Non era certo il caso, tuttavia. Il più "giovane" tra gli sguardi del nostro tempo ed è una gran perdita, per noi, protrarre la corsa verso un qualcosa che ci è ignoto. La perdita è il peccato dell'aver perso il rimbrotto di un saggio gentiluomo di fortuna.

Stiamo correndo, crediamo, verso un mondo altamente informatizzato ed informato ma, a ben guardare, è l'ossessiva corsa verso un bulimico bisogno di quantità di nulla. Arriveremo al punto di sputarci indosso, vicendevolmente, il nulla e siamo già ben oltre l'antipasto.

Un gran peccato, dicevo. Restare soli, tra tanti mozzi, senza un Nostromo.

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