Giuseppe Agliastro
Russia e dintorni
20 Febbraio Feb 2016 1653 20 febbraio 2016

Ucraina: la coalizione "europeista" perde la maggioranza in Parlamento

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La coalizione filo-occidentale ucraina si sfalda e perde la maggioranza in parlamento. Dopo i nazionalisti del partito radicale di Oleg Liashko, e 'Patria' di Iulia Timoshenko, oggi anche 'Samopomich' ha lasciato l'alleanza 'Ucraina europea' e alcuni politologi ritengono che le elezioni politiche anticipate siano ormai inevitabili.

A due anni dalla rivolta di piazza Maidan, le aspettative dei manifestanti sono rimaste largamente disattese. Al punto che il Fmi ha minacciato di chiudere i rubinetti dei finanziamenti. Il governo di Arseni Iatseniuk è accusato di non aver messo in atto le riforme di cui il paese ha bisogno e di non aver fatto abbastanza per sconfiggere la corruzione, una delle piaghe più dolorose che affliggono l'Ucraina. Se a tutto ciò si aggiunge la guerra nel Donbass, vero e proprio motore industriale e minerario del paese, l'inflazione alle stelle e la crisi economica (nel 2015 il Pil ucraino e' sceso del 10,6%) non è difficile capire perché la popolarità di Iatseniuk sia ormai ridotta ai minimi termini. Due giorni fa è stato lo stesso presidente Petro Poroshenko a chiedere la testa di colui che era già stato indicato per l'incarico di premier dall'assistente segretario di Stato Usa Victoria Nuland in un imbarazzante colloquio telefonico intercettato ancora nel pieno della protesta di Kiev.

Ma Iatseniuk non ha mollato, e la mozione di sfiducia contro il suo governo è stata bocciata dal parlamento facendo esplodere mille polemiche. Innanzitutto perché alcuni deputati del Blocco Poroshenko non hanno votato la sfiducia chiesta dal loro stesso leader, forse - insinuano alcuni critici - per assecondare la volontà degli oligarchi che li sostengono e che vogliono evidentemente tenere in piedi l'attuale governo. Il premier oggi ha teso un ramoscello d'ulivo a Poroshenko: "Voltiamo pagina", ha proposto al 're del cioccolato', con cui i rapporti si sono fatti sempre più tesi. "Non abbiamo il diritto - ha dichiarato Iatseniuk - di permettere l'orribile scenario della spaccatura del paese" e "di ripetere gli errori del 2005". Il riferimento e' alle continue diatribe tra l'allora presidente Viktor Iushenko e l'ex premier Iulia Timoshenko dopo la Rivoluzione arancione del 2004, che fecero sprofondare il paese nel caos politico.

E ieri e' stata proprio la Timoshenko la prima a ritirare dalla coalizione il suo partito, di cui pure Iatseniuk era stato leader quando l'ex 'pasionaria' era dietro le sbarre. Oggi l'ha seguita a ruota 'Samopomich'. Il "partito dei volti nuovi", vera rivelazione delle legislative di un anno e mezzo fa, ha definito il 'niet' alla mozione di sfiducia "un complotto" ordito "dai vertici dello Stato" e "dagli oligarchi".

Perdendo i 26 deputati di 'Samopomich' la coalizione filo-occidentale perde la maggioranza: adesso può contare solo su 217 parlamentari su 450. Troppo pochi per governare. A meno che non ritornino a bordo i 21 deputati nazionalisti del partito radicale di Oleg Liashko. L'istrionico leader populista, peraltro promotore di milizie accusate di violenze nel Donbass, ha fatto intendere di non disdegnare questa ipotesi: una mossa che potrebbe evitare il voto anticipato che sia Iatseniuk sia Poroshenko vogliono scongiurare a tutti i costi.

(ANSA, 18 febbraio 2016).

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