Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
23 Febbraio Feb 2016 1500 23 febbraio 2016

Attenti ai geek di domani sono frutto di classi sociali

Sky Earth Space Working

Da grande tutti scienziati. Guardando i dati del Ministero dell’Istruzione, si. Il Miur ha infatti reso noti i numeri sugli iscritti ad una classe prima di scuola superiore per l’anno scolastico 2016/17, a scegliere il liceo scientifico sono il 24,5% degli studenti italiani. Lo scientifico è in testa alle preferenze, tra gli indirizzi più gettonati quest’anno Scienze Applicate che fa registrare un “balzo in avanti” con il 7,6% a fronte del 6,9% dello scorso anno.

Il “tradizionale liceo classico” si piazza nella stessa posizione del 2015/2016 con il 6% degli iscritti, confermando quanto i futuri studenti temano gli esiti lavorativi futuri. O è il caso di riflettere sulla vecchia questione: cosa vale di più se l’istruzione classica o scientifica? (Ma questa è un’altra storia).
Ma se il Liceo, come percorso di istruzione, è in testa a tutti gli ordinamenti scolastici, con il 53,1% dei ragazzi che lo preferiscono, Tecnici (che "tengono" come si legge nel comunicato del Miur) e Professionali purtroppo arrancano dietro, sebbene molti dei lavori oggi più richiesti provengano proprio da certe aree di studio.

L’istruzione tecnica è scelta dal 30,4% dei ragazzi delle medie, il dato non fa registrare flessioni rispetto all’anno precedente (30,5%). Segue il Professionale con il 16,5% delle preferenze, in leggero calo, rispetto al 2015/2016 (17,6%), stando ai primissimi dati diffusi in serata da Viale Trastevere. Insomma, licei sempre più gettonati, meno gli altri istituti. E se le ragioni dipendessero da una vecchia “storia di classe sociale” che ci portiamo dietro da anni?

Non sempre voti e interessi infatti coincidono. Così come scelte e classe sociale. A guardare alcuni dati, pare che gli studenti imbocchino “certe strade scolastiche”, non per quello che amano davvero, ma forse per paura di non essere all’altezza o solo perché di un ceto sociale diverso.
Se diamo un’occhiata agli iscritti al primo anno della scuola superiore di II grado dell’anno 2014/2015 -non troppo lontano quindi- si può notare come ci sia un legame tra votazione e percorso scelto, ma non solo. Chi prende la sufficienza pare sia destinato ai tecnici e professionali. Chi prende voti più alti aumenta le possibilità di iscriversi nei licei. Ma non finisce qui.

Più alto il titolo di studio di mamma e papà, meno probabilità vi sono che i ragazzi si iscrivano in istituti tecnici o professionali.

Proprio su Linkiesta era stato realizzato uno studio sul rapporto tra le iscrizioni in certi istituti, rispetto al grado di istruzione delle famiglie. Anche in questo caso il dato confermava la tendenza: più alto il titolo di studio di mamma e papà, meno probabilità vi erano che i ragazzi si iscrivessero in istituti tecnici o professionali.

E sebbene molti dei lavori più richiesti siano oggi caratterizzati da percorsi professionalizzanti, come riporta un’analisi delle professioni più richieste tra i diplomati nel 2014 di Unioncamere, la vecchia questione dei voti, spesso è determinante nel decidere le sorti dei ragazzi. E in occasioni come questa è bene riflettere, se vi siano o meno le basi per sostenere certe tesi. Siamo sicuri che si faccia tutto per superare i retaggi di cui siamo vittime, come generazione?

Dunque, se per un attimo si possono leggere in modo positivo questi dati, perché l’Italia così può sperare in una futura classe dirigente più tech e geek, non dimentichiamoci che spesso le scelte, potrebbero esserlo di “classe”. Ed è questo il dato -in crescita(?)- che dovremmo leggere tra le righe, forse.

Magari rileggete i dati, è meglio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook