Massimo Sorci
Attentialcane
23 Febbraio Feb 2016 2046 23 febbraio 2016

Il barboncino di Meluzzi e il tramonto dell'occidente

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A volte la realtà ti spiazza. E’ grottesca e comica insieme, tanto che viene il dubbio sia finta. Sentite questa. Rete 4 manda in onda pochi giorni fa uno speciale sul delitto Rosboch, la povera professoressa uccisa nella provincia piemontese e e gettata in un pozzo. Una vicenda disumana, tragica, quasi diabolica in cui si intrecciano solitudine, sofferenza, un certo stereotipo di provincia paranoica, vischiosa, malata.

A un certo punto chiamano in collegamento da casa sua Alessandro Meluzzi, psichiatra, criminologo, insomma un esperto. Buonasera Meluzzi, fa la conduttrice. Buonasera a lei, risponde Meluzzi. E mentre parla carezza in diretta il suo cane, accovacciato in grembo e in favore di telecamera.

E tu ti chiedi perché. Perché per rispondere a domande su una vicenda disumana, tragica, quasi diabolica in cui si intrecciano solitudine, sofferenza, un certo stereotipo di provincia paranoica, vischiosa, malata, Meluzzi senta il bisogno di accarezzare ostentatamente il suo barboncino, quasi fosse (Meluzzi, non il cane) una placida signora all’ora del tè.
Perché?

C’è solo una risposta, temo. La civiltà occidentale non sta mica tanto in forma.

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