Paola Bisconti
Anam
23 Febbraio Feb 2016 1445 23 febbraio 2016

Scorpion dance

Scorpion Dance

È una danza sulle note di una musica che vibra nell’aria colorata di lilla. È “Scorpion dance” di Shifra Horn pubblicato da Fazi Editore, un romanzo che seduce con l’incanto delle parole di una storia dalla bellezza struggente.

Siamo a Gerusalemme, nel quartiere di Old Katamon, dove Orion ormai adulto tenta di ricostruire il suo passato: un’infanzia vissuta con la madre rimasta incinta in seguito ad una breve relazione con Ulrich deceduto poi durante la Guerra dei sei giorni, una giovane donna che per riprendersi in mano la sua vita in seguito alla vedovanza, affida il figlio che era un bambino alla suocera per partire in Australia dove con un altro uomo si rifarà una vita. Orion quindi deve fare i conti con l’assenza di un padre che non ha mai conosciuto e l’abbandono della madre. A colmare queste assenze c’è Johanna, la nonna, che nella sua apparente rigidità cela un profondo affetto nei confronti di quel nipote che lei stessa aveva fatto nascere in un contesto drammatico come quello della Seconda Guerra Mondiale salvandogli la vita e proteggendolo da un triste destino.

Johanna, ebrea tedesca, dopo aver assistito agli orrori del conflitto giunge in Israele con dei numeri tatuati sul polso sinistro, un vaso pieno di cenere e un odio smisurato verso tutto ciò che è tedesco e che ha a che fare con la Germania nazista. Con lei, inseparabile, c’è Sarah, il pappagallo dai sentimenti umani, “il registratore piumato”.

Orion cresce scoprendo il significato di quel tatuaggio e comprendendo l’odio profondo che la nonna provava verso la Germania e perché gli avesse imposto di non andarci mai. Promessa che non manterrà per amore di una donna. Tra le scoperte più sorprendenti c’è quella in cui si spiega il significato del vaso contenente le ceneri. La nonna ha assistito al rogo dei libri che i nazisti poco dopo la presa di potere di Hitler avevano organizzato vicino alla Porta di Brandeburgo e le ceneri appartengono ai libri bruciati a Berlino.

Tutto ciò induce Orion ad abbandonare ben presto la carriera militare e a non diventare mai medico come invece la nonna avrebbe desiderato, ma di raccogliere quei libri censurati dai nazisti e di allestirli all’interno di “Falada”, un furgoncino adibito a biblioteca ambulante. Questo consente di far conoscere i testi che diversamente non sarebbero mai stati letti recuperando la memoria, mantenendo vivo il ricordo di ciò che è stato. La bizzarra e nobilissima scelta di Orion racchiude il significato stesso del romanzo dove l’autrice incentra la trama sulla difficoltà di preservare il passato, quello che inevitabilmente ritorna nel presente del ragazzo ma che in realtà vorrebbe anche essere in grado di dimenticare.

Nella sua casa circondata dal glicine che impetuoso ne avvolge le pareti, Orion coltiva il suo più grande amore. in queste stanze ascolta “la voce di cioccolato” di una donna, cantante d’opera, che abita accanto alla sua dimora. Lei è tedesca e a Berlino ritornerà per avviare la sua carriera artistica. Alla sua amata le spiegherà che “nel linguaggio dei fiori il glicine significa amore. Non aggiungo che l’amore soffoca. I viticci della pianta simboleggiano la memoria a lungo termine, la pazienza, la capacità di sopravvivere, di superare le difficoltà, la perseveranza”. Orion ama ascoltare la sua Basherte, è così che la chiama, scrivendo: “Il tuo canto mi riscuote dalla contemplazione, e nel suono della tua voce assaporo la nostra felicità”.

L’amore tra i due così come l’intera storia è narrato con una raffinata e sofisticata sensualità stilistica. “Scorpion dance” esalta la vita e la sua impareggiabile bellezza che Orion ha saputo cogliere nonostante tutto. Tale meraviglia saprà insegnarla a sua figlia: “il sole israeliano ti dipingerà d’oro la pelle, parlerai ebraico e il primo giorno di scuola imparerai a scrivere Shalom”.

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