Luca Rinaldi
Pizza Connection
3 Marzo Mar 2016 1211 03 marzo 2016

Criminalità ambientale: quando il rispetto delle norme diventa eccezione

Dna

Il rapporto annuale della Direzione Nazionale Antimafia è spesso ricco di spunti e in controluce fornisce sia uno spaccato dell'evoluzione della criminalità organizzata, sia un quadro dei rapporti all'interno della stessa magistratura.

Leggiamo per prima la relazione di Roberto Pennisi, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia che da anni si occupa della parte riguardante la criminalità ambientale. Difficilmente la parte scritta da Pennisi contiene resoconti e posizioni banali, e questa non fa eccezione. Due anni fa diede una definizione ben precisa di ciò che è la criminalità ambientale: una serie di di “centrali affaristico-imprenditorial-criminali”.

Quest'anno, dando per assodata quella azzeccatissima definizione, la descrizione del fenomeno è altrettanto lucida, e non mancano le stoccate ai colleghi e al potere legislativo. Come nel passaggio in cui Pennisi scrive: “quando nelle violazioni ambientali incorrono centrali economiche di primaria importanza capaci di esercitare la giusta persuasione, per non dire pressione, può pure avvenire che i problemi siano risolti attraverso la trasformazione dell’illecito in lecito, grazie ad interventi legislativi. Salvo poi incorrere, come più volte occorso allo Stato italiano, nelle dure sanzioni dell’Unione Europea, con la conseguenza che a pagare per le condotte di pochi sia l’intera comunità nazionale”. Sanzioni che l'Italia conosce bene e che riguardano da vicino le stesse discariche.

Allo stesso tempo il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia solleva un problema che da qualche tempo si legge nelle relazioni annuali, cioè la scarsa condivisione delle informazioni che le procure distrettuali mettono in campo con la procura nazionale. Sottolinea inoltre come alcune procure distrettuali non riservino alla criminalità ambientale la necessaria attenzione.

“Quando nelle violazioni ambientali incorrono centrali economiche di primaria importanza capaci di esercitare la giusta persuasione, per non dire pressione, può pure avvenire che i problemi siano risolti attraverso la trasformazione dell’illecito in lecito, grazie ad interventi legislativi”

“Purtroppo - si legge nella relazione - non può questa Direzione, proprio per la completa conoscenza che le appartiene, fare a meno di rilevare che, a parte rare e pregevolissime eccezioni, la sensibilità e l’impegno delle Direzioni Distrettuali Antimafia, ivi comprese alcune delle più importanti, non è pari alla gravità dei fenomeni criminali di cui si tratta, quasi essi fossero discendenti da una divinità minore e, quindi, non meritevoli di dispendi di energie. E lo stesso può dirsi per i servizi di polizia giudiziaria che, in questo settore che richiederebbe professionalità elevatissime, non schierano le forze che vengono utilizzate in altri settori”.

“Quasi tutte le Procure Distrettuali hanno autorizzato la diretta estrazione dei dati relativi ai reati ambientali “ordinari”, con alcune eccezioni. E, tra queste, continua la renitenza di Procure di particolare importanza (Catania, Milano, Palermo, oltre a quelle di L’Aquila e Perugia), la mancata conoscenza dei cui dati determina un grave nocumento per il conseguimento degli scopi cui mira il detto impegno”.

Insomma, si lavora a ranghi ridotti, ma quando si indaga “si ha modo di scoprire quali siano le conseguenze delle patologie cui prima si accennava: che l’illegalità del ciclo dei rifiuti sia la regola, ed il rispetto delle norme una eccezione. Come se rispettarle costituisse un insopportabile gravame per le imprese del settore e per quelle la cui attività comporta una notevole produzione di rifiuti, sì da non consentire loro di fruire di profitti; e quindi la violazione della legge si trasforma in un indispensabile rimedio per conseguire quello scopo”, conclude Pennisi.

“Quando qualche indagine in materia ambientale si sviluppa secondo la opportuna fisiologia e colpisce i bersagli, si ha modo di scoprire quali siano le conseguenze delle patologie cui prima si accennava: che l’illegalità del ciclo dei rifiuti sia la regola, ed il rispetto delle norme una eccezione”

La relazione prosegue con quella che si può chiamare la filosofia dell'ambiente svenduto, tanto per citare il processo scaturito dalle indagini su uno di quelli che si appresta a essere uno dei più grandi disastri ambientali in Italia, cioè quello su Ilva a Taranto.

“Ogni strategia politico-economica - attacca Pennisi viene impostata in funzione di uno sviluppo da ottenere ad ogni costo, anche quando questo comporta il sacrificio di quell’ambiente che è la garanzia della vita stessa della collettività insediata in un determinato territorio”.

E ancora: “sino a quando si è potuto operare in materia di rifiuti ricorrendo al sistema che ha caratterizzato la fine dello scorso secolo ed i primissimi anni di quello in corso, e cioè rimettere ai professionisti del crimine lo svolgimento del lavoro sporco, ovvero sia l’illegale smaltimento dei rifiuti che hanno inondato l’Italia meridionale, e la Campania in particolare, produttori e gestori di rifiuti speciali, pericolosi e non, hanno potuto garantire una parvenza di legalità in termini di rispetto delle regole comunitarie del ciclo dei rifiuti, che vedono il privilegio per il recupero e riciclo, e lo smaltimento in discarica come soluzione estrema, quando nulla può essere destinato ai due scopi privilegiati. E ciò nella consapevolezza della esistenza del mondo sommerso dei rifiuti che ha costituito una vera e propria valvola di sfogo e, contemporaneamente, il ‘male ufficiale‘ in tale settore‘.

Ma quando il detto sistema è “saltato” a seguito del suo smascheramento e della repressione giudiziaria, e nessuna “camorra” è stata più disponibile a prestarsi per scaricare la “spazzatura” nel proprio territorio, si è sviluppato un fenomeno che ha fatto sì che sull’intero territorio nazionale si creasse, come di fatto si è creata, una diffusa situazione di illegalità nella gestione dei rifiuti: i produttori di rifiuti li affidano a gestori, come si diceva, che tendono sempre di più a saltare le fasi del riciclo e del recupero optando per lo smaltimento in discarica. Con la conseguenza che le discariche ormai “esplodono”, e ciò determina implicazioni gravissime sotto il profilo ambientale (basti considerare i danni legati all’inquinamento delle falde acquifere)”.

Da qui il lavoro investigativo che sta ilevando una “nuova tendenza dei movimenti dei rifiuti illecitamente gestiti, chiaramente conseguenza di ciò che prima si diceva, e cioè una traiettoria opposta a quella dei decenni trascorsi, ovverosia non più da NORD verso SUD, bensì da SUD verso NORD”.

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