Carlo Daveri
PMI & Made in Italy
7 Marzo Mar 2016 1622 07 marzo 2016

Aggregarsi per crescere: il fattore coraggio

Coraggio2

“Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura.” Con queste parole, Nelson Mandela indicava la strada al suo popolo.

Se ci pensate un attimo e vi soffermate sui comportamenti medi delle PMI italiane, noterete che spesso e volentieri, queste, hanno la cosiddetta paura di fare il passo più lungo della gamba, ancorandosi verso logiche aziendali protezionistiche, spesso e volentieri ereditate da precedenti generazioni. Siamo un Paese con un tasso di aziende a contenuto familiare tra i più alti in Europa, proprio in virtù del fatto della paura, o meglio, della mancanza di coraggio ad andare verso logiche aggregative, al fine di crescere in maniera congrua non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto sui mercati internazionali. Nella mia esperienza da advisor e private banker mi accorgo spesso della ferrea volontà di diversi imprenditori di fare qualcosa in più per tenere nelle proprie mani la propria creatura, ma di essere ancor oggi poco accomodanti verso logiche di aggregazione.

Peter Drucker affermava che dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa. Ecco, oggi a diversi imprenditori italiani manca proprio il fattore coraggio per allargare gli orizzonti e avere una visione trasversale, proattiva e, di conseguenza, futuristica.

Un caso per certi versi anomali, ma vincente e anticipatorio di ciò che affermo da sempre, ossia del fatto che per crescere bisogna aggregarsi e fare sistema, è rappresentato dal ruolo dei big della moda.

Una settimana fa è terminata la “Milano Fashion Week” e ciò è stato un buon motivo per analizzare ancor di più i numeri del fatturato 2015 della filiera composta da tessile-abbigliamento-pelle-pelletteria-calzature che hanno raggiunto, insieme, quota 62,02 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2014 .

Una crescita imponente -più che doppia rispetto a quella del Pil italiano dello scorso anno (+0,7%)- che dà l’idea della forza di una filiera che da sola rappresenta il 41% di tutta la produzione di moda europea.

Tutte le principali aziende fashion italiane si sono riunite insieme alle tante aziende di medie dimensioni che compongono il sistema. Accanto a loro, i rappresentanti delle associazioni di settore e gli organizzatori delle fiere. Anche grazie al Comitato della moda voluto dai membri del Governo italiano, si sta inoltrando un cambiamento di logica di sistema, foriera di ulteriori vantaggi per il sistema moda.

E’ con il coraggio e con il piacere di investire in modo sinergico che si possono sviluppare le PMI italiane consolidando, anche, il cosiddetto “made in”: tutto ciò rappresenta la chiave vincente per crescere in maniera virtuosa sui mercati nazionali e internazionali.

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