State of Mind
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10 Marzo Mar 2016 1654 10 marzo 2016

La relazione tra la tendenza a fantasticare e i sintomi depressivi: pensa positivo, ma impegnati!

La Relazione Tra Immaginazione E Depressione

Un recente studio ha indagato la relazione tra la tendenza a fantasticare, a sognare ad occhi aperti, e la presenza di sintomi depressivi.

Un recente studio pubblicato su Psychological Science (Oettingen, Mayer & Portnow, 2016) ha indagato la relazione che esiste tra la tendenza a sognare a occhi aperti, a fantasticare, e la presenza di sintomi depressivi sia considerando queste due variabili nello stesso momento che in una prospettiva temporale più ampia (fino a 7 mesi).

Gli effetti della tendenza a fantasticare a distanza di 1 mese

Nello specifico, gli autori hanno svolto 4 studi sul tema. Nel primo, hanno chiesto a 88 partecipanti di fantasticare sulla conclusione di uno scenario solo abbozzato e hanno valutato per ogni partecipante la presenza di sintomi depressivi in due momenti a distanza di un mese uno dall’altro: le analisi dei dati hanno mostrato che più la conclusione immaginata era positiva, minore era il livello di sintomi depressivi nel momento specifico in cui si fantasticava; tuttavia, più una persona fantasticava in modo positivo, più i sintomi depressivi si facevano sentire un mese dopo.

Gli effetti sull’arco di 7 mesi

Nel secondo studio gli autori hanno seguito la stessa procedura, ma applicandola a 109 bambini di circa 10 anni e valutando un periodo di tempo di 7 mesi anziché uno. Anche in questo caso, la tendenza a fantasticare su scenari positivi è risultata correlata con un maggiore benessere nel momento stesso in cui si fantastica, ma a una maggiore presenza di sintomi depressivi 7 mesi dopo.

Diario giornaliero sulla tendenza a fantasticare e risultati sui 6 mesi

Nel terzo studio, al posto della procedura utilizzata in precedenza, è stato utilizzato un diario che valutasse la tendenza a fantasticare di 73 soggetti in modo positivo nel corso della giornata, e di nuovo l’umore e stato valutato all’inizio dello studio e 6 mesi dopo. Ancora una volta, i risultati hanno replicato quanto emerso nei due studi precedenti: la tendenza dei soggetti a lasciarsi andare a fantasticherie positive nel corso della giornata era correlata con minori sintomi depressivi sul momento, ma con maggiori sintomi depressivi nel lungo termine (6 mesi dopo).

Gli effetti su impegno e risultati accademici

L’ultimo studio ha coinvolto 148 studenti del college, che hanno completato la medesima procedura utilizzata negli studi 1 e 2 per quanto riguarda la tendenza a fantasticare in modo positivo; due mesi dopo gli allievi sono stati sottoposti alla seconda valutazione dell’umore e alla valutazione dell’impegno nelle attività accademiche. Infine, è stato registrato il dato relativo al successo accademico dei partecipanti, in termini di esami sostenuti e votazione finale. Ancora una volta, le fantasie positive erano legate a un umore migliore in un primo tempo, e a maggiori sintomi depressivi a distanza di due mesi.

Inoltre, il successo accademico e l’impegno nello studio erano in grado di mediare parzialmente la relazione tra le fantasticherie positive e i sintomi depressivi. Vale a dire, sembra esserci una linea che porta dalla tendenza a fantasticare in modo positivo a un minore impegno e un minore successo accademico, e da queste difficoltà a una maggiore presenza di sintomi depressivi...

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