Luca Barni
Banchiere di provincia
12 Marzo Mar 2016 1315 12 marzo 2016

Pd, sul way out mettiti d’accordo con te stesso

15527092018 Ec9a83d4eb Z

Come passa il tempo. Giusto un anno da quando il Governo ha intavolato con Federcasse un dialogo per la riforma delle BCC. E i risultati si sono visti: un decreto “d’urgenza” con una clausola che è la proverbiale ciliegina sulla torta, il way out. Intendiamoci: il danno non è il Way out in sé, opzione da garantire secondo Costituzione, ma l’aver scatenato i falsi cooperatori che, guarda caso, durante questo anno, hanno tenuto la testa sotto la sabbia.

Giusto un anno da quando il Governo ha intavolato con Federcasse un dialogo per la riforma delle BCC. E i risultati si sono visti: un decreto “d’urgenza” con una clausola che è la proverbiale ciliegina sulla torta, il way out

Zitti e buoni in attesa del decreto per poter dare l’addio, tanto atteso, alla cooperazione. La beffa è che questi movimenti centrifughi partono da una dichiarazione del presidente del Consiglio che suona come le ultime parole famose della Settimana Enigmistica: “Voglio eliminare i piccoli Bonaparte di provincia”. Il paradosso, infatti, è che la norma contenuta nel decreto sembra confezionata su misura per consentire loro di conservare il potere. Ma non è forse vero che esiste la possibilità di emendare il decreto? Verissimo, ma il rammendo può essere anche peggiore del buco se il curioso emendamento è quello del capogruppo Pd in Commissione Finanze, Michele Pelillo.

Costui ha capito perfettamente che il problema stava nel way out e cosa si inventa? La possibilità di way out anche per le BCC piccole, quelle sotto i 200 milioni di euro di patrimonio, che si potrebbero aggregare a una capofila con i requisiti in ordine. Niente da dire: ci vuole del ‘genio cosmico’ per concepire un emendamento come questo. E infatti anche Napoleone nella sua tomba se la sta ridendo di gusto.

Fra l’altro, il Pd dimostra di avere più teste. C’è infatti un gruppo di venti senatori dem guidati da Massimo Mucchetti che, in linea con questo osservato da Banca d’Italia e da Federcasse, chiede interventi sostanziali su alcuni punti di primaria importanza

A noi, invece, tocca fare i seri e porre a Renzi qualche domanda di semplice buon senso: è possibile che dopo un anno di lavoro arrivino 400 emendamenti? Che cosa avete combinato in un anno intero? Fra l’altro, il Pd dimostra di avere più teste.

C’è infatti un gruppo di venti senatori dem guidati da Massimo Mucchetti che, in linea con questo osservato da Banca d’Italia e da Federcasse, chiede interventi sostanziali su alcuni punti di primaria importanza: le modalità per costituire il capitale della holding, il diritto di uscita dal sistema cooperativo pagando il 20% sulle riserve indivisibili (che così come è stato formulato nel ddl potrebbe aprire una procedura d'infrazione da parte della Ue per aiuti di Stato) e la data di riferimento per il calcolo di raggiungimento della soglia dei 200 milioni che darebbe diritto alla way out. Io sono d’accordo con il dem Mucchetti e penso che lo sia anche tutta la cooperazione vera. E il Pd?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook