Elisa Serafini
Blog di una liberale
16 Marzo Mar 2016 1752 16 marzo 2016

Gli agricoltori italiani hanno rotto le olive (e anche le arance)

Olive Oil Standardization Could Boost Greek Exports

C'è una cosa che nessun giornalista, politico, intelocutore ha avuto il coraggio di dire durante le numerose interviste e riflessioni riguardo il tema del famigerato olio tunisino, delle arance marocchine ecc...

Ovvero che ormai da anni tutti gli imprenditori italiani (chi nel tessile, chi nella meccanica, chi nell'edile ecc..) hanno dovuto fare i conto con la concorrenza internazionale. Tutti, tranne gli agricoltori.


Tutti gli imprenditori italiani hanno dovuto fare i conti con la concorrenza internazionale, tranne gli agricoltori

Questa specie iper protetta, poichè molto ben organizzata, in un mondo in cui l'organizzazione è peso politico (traduci: voti), è riuscita a farsi concedere centinaia di provvedimenti iper protezionistici: dazi, tasse, gabelle, controlli, tutti a carico dei competitor internazionali.
Cercheremo di spiegarlo in maniera molto semplice.
Un imprenditore del tessile, che produce maglieria in Italia, compete sul mercato italiano con chi importa dall'India, dalla Cina ecc. Quello che è successo in questi anni è che i produttori italiani hanno dovuto, per forza di cose, rinnovarsi, puntare sulla qualità, rinnovare i processi e i prodotti, per essere sempre competitivi e apprezzati. Al tempo stesso gli stessi produttori hanno avuto accesso a nuovi mercati, senza dazi o tasse, i consumatori hanno beneficiato di servizi e prodotti a prezzi finalmente competitivi, e ne hanno giovato infine, i rapporti diplomatici tra stati. E' il libero scambio, che fa vincitori e vinti, come ogni policy di mercato.
Lo stesso meccanismo si è riproposto su qualsiasi imprenditore o commerciante italiano. Tranne gli agricoltori. Per ogni prodotto agricolo importato extra UE, le tasse sono infatti altissime. Questo consente ai produttori europei di mantenere dei prezzi completamente fuori mercato, prezzi alti, prezzi artificiali.


Questo consente ai produttori europei di mantenere dei prezzi completamente fuori mercato, prezzi alti, prezzi artificiali.


Se un prodotto extra UE, pronto, e consegnato in Italia costa 30 centesimi, e gli viene applicato un dazio del 70% costerà alla fine quanto un prodotto italiano. Una follia che costa ad ogni cittadino italiano centinaia di euro all'anno in costi illegittimi dovuti alla mancanza di concorrenza.
Al di là degli inutili costi di cui si caricano i consumatori, questa policy (dettata dalla Politica Agricola Comune) è anti-mercato e profondamente illiberale.
Abbiamo imparato con la storia che è il mercato internazionale a contribuire alla pace tra paesi.
Abbiamo imparato che se commerciamo tra di noi, sarà più difficile farci la guerra. Abbiamo imparato che i paesi liberi che combattono per la democrazia in zone ad alta infiltrazione terroristica (es: Tunisia e Marocco) devono essere sostenuti ed aiutati, nel mondo più semplice: non ostacolandoli, e lasciando che sia il consumatore a scegliere se usufruire o meno dei loro prodotti.

Sono state lezioni dolorose, e difficili. Basterà una lobby a farcele dimenticare?

Elisa Serafini

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