Francesco Carini
Homo sum
18 Marzo Mar 2016 0900 18 marzo 2016

Fra violenza e precarietà, la disuguaglianza fa ammalare

Sciopero Precari

di Francesco carini

Flessibilità è una parola che suona bene, così come riforme, e quindi si presume che sia una cosa buona. Ma in realtà flessibilità significa precarietà. Vuol dire andare a dormire senza sapere se al mattino avrai ancora il tuo posto di lavoro. Naturalmente, qualsiasi economista sarà in grado di spiegarvi che si tratta di una buona ricetta per l'economia, e infatti lo è se si tratta di aumentare i profitti, ma non per migliorare il tenore di vita della gente. Noam Chomski

Continua l’emigrazione dei cervelli che vorrebbero stare nel loro paese. Il Jobs Act ha per alcuni versi portato il tempo indeterminato nel settore privato ad un concetto fuori moda ed opinabile. I tagli alla sanità hanno colpito centinaia di prestazioni. Sono state considerate alla stregua di reddito le pensioni percepite dagli invalidi (art. 4 DPCM 159/2013). Il diritto allo studio ha subito duri contraccolpi anche a causa del nuovo ISEE, con un calo del 30% degli idonei e i giovani si fanno una concorrenza spietata per stage non retribuiti o quasi. Ecco alcune delle attuali sfaccettature dell’Italia. Qui non si parla di gufi radical chic, ma di una semplice analisi basata su fatti, su reali drammi di una generazione, non su voli pindarici, a prescindere dalle responsabilità del governo. Per certi versi, la situazione è molto simile a quella di un’ex colonia amministrata da politici distanti dalle esigenze e dalla realtà del loro paese.

Fanon, ne I dannati della terra, parla di una psichiatria non perfetta, vedendo nella freddezza degli schemi francesi, applicati persino dai dottori algerini formatisi nelle scuole transalpine, orrore ed una mancanza di empatia che non permetteva di comprendere quanto molti disturbi dei nordafricani dipendessero dalla violenza dell’occupazione straniera e non da una presunta natura "incivile", "inferiore". La muscolatura rigida degli occupati altro non era che la trasposizione nel corpo dell’opposizione all’invasore, mentre forme di “accidia” erano riconducibili a delle reazioni legate alla mancata volontà di produrre ricchezza per un sistema che li vedeva come schiavi di un impero, lontani da un obiettivo comune. Traslando in parte la situazione in un contesto completamente diverso, considerare gli under 35 italiani “choosy” (per citare la massima evergreen della Fornero) o tacitamente pseudo-bamboccioni, è un insulto verso i normodotati che si rendono conto che sarà quasi impossibile programmare una vita con un lavoro e un reddito certi, solo per questione di bilanci aziendali e di leggi che vanno incontro non ai principi di uguaglianza, bensì a numeri, produzioni e vendite.

Come scrive il prof. Roberto Beneduce (Università degli Studi di Torino) nel saggio Illusioni e violenza della diagnosi psichiatrica, l’antropologa lettone Vieda Skultans ha illustrato come le trasformazioni della psichiatria hanno seguito a ruota il mercato con patologie legate all’ansia e ad altri sintomi, in diretta corrispondenza con l’insuccesso sociale e le difficoltà economiche.

Pertanto, considerare viziati dei giovani adulti, magari colti, che rifiutano di essere sfruttati, sottopagati o tenuti sul filo del rasoio (con ovvie conseguenze sulla salute), per un possibile mancato rinnovo del contratto lavorativo, appare quantomeno fuori luogo e scorretto. Come una parte della psichiatria tenta di spiegare neurobiologicamente le differenze di risultati fra popolazioni e classi sociali, senza tenere in considerazione le differenti basi da cui partono, allo stesso modo sembra che ci sia la mancata attenzione di una certa parte della politica e della società nel non ascoltare il grido di sofferenza dei giovani provenienti da famiglie e contesti non facoltosi, rischiando potenzialmente di istituzionalizzare il precariato e dare una forte picconata al già debole concetto di eguaglianza, che ha nel diritto allo studio il suo fondamento.

La diseguaglianza fa male. François Dubet

Negli anni ’50, lo psicologo Abraham Maslow, dopo anni di ricerche, pubblicò “Motivazione e personalità”, opera in cui espose la sua teoria della “Piramide dei Bisogni”. Questi ultimi sono divisi in “fondamentali” e “superiori”, suddivisi in cinque sezioni, dove il soddisfacimento dei primi può condurre all’auto-realizzazione dell’individuo, senza i quali sarebbe impossibile farlo. Ebbene, escludendo i bisogni fisiologici, quelli legati alla sicurezza (fisica, di occupazione o di salute), sono messi a dura prova nelle classi svantaggiate sotto il profilo socioeconomico, che hanno, rispetto al Terzo Mondo, “solo” la quasi certezza di un’adeguato introito calorico. Pertanto, alla luce attuale e di questa teoria, la maggioranza del popolo italiano potrebbe non avere mai la possibilità di realizzarsi in pieno come individuo. Sicuramente il problema non è recente ed imputabile solo a questo esecutivo, ma sarebbe importante lanciare un segno forte, di una politica realmente vicina alla gente. Il tentativo in punta di piedi da parte del governo, poi sfallito per decisione del Consiglio di Stato lo scorso 29 febbraio, di opporsi alle sentenze del Tar del Lazio, che lo scorso anno aveva dichiarato illegittimo il considerare le pensioni un’irragionevole remunerazione (oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione), e il conseguente sforzo di sminuire la portata dell'abolizione dell'art. 18, sono quasi assimilabili ad atti di "violenza psicologica", perché si gioca con l’intelligenza umana.

C’era una volta un re che regnava su un bellissimo paese. Proprio nel mezzo del paese si trovava un pozzo e lì andavano a bere tutti… E una notte, una strega arriva lì e avvelena l’acqua del pozzo. Il giorno appresso tutti bevono quell’acqua eccetto il Re, e diventano tutti pazzi. Allora si raccolgono nella strada e dicono: bisogna cacciar via il Re, perché il Re è pazzo. Ma quando è notte il re scende di nascosto e va a bere anche lui al pozzo. E il giorno seguente tutta la popolazione è felice perché il Re ha ritrovato la ragione. (Da Serpico, di Sidney Lumet).

Kleinman parla di psichiatrizzazione dei conflitti sociali, considerati dalle società moderne problemi da affrontare sotto il profilo medico, piuttosto che visti oggettivamente come malcontento e insoddisfazioni legate al reddito da parte dei gruppi più vulnerabili della società; mentre Wakefield pone l’attenzione tra la funzione terapeutica e quella biopolitica della psichiatria, sottolineando la sovente mancata differenziazione fra disturbi psico-patologici e le risposte all’eccessivo stress a cui è condotto l’individuo per cause ambientali, a lui esterne. Pertanto si dovrebbe guardare alla società contemporanea con occhio diverso, non come in una pseudo forma di “terapeutocrazia”. I disagi devono essere analizzati, non visti con occhi severi e distanti, come da una torre d'avorio, soprattutto se reali. Si rischia di danneggiare ancor più l’esistenza delle fasce deboli della società, considerando i giovani come soggetti semplici, quasi “degenerati” nel loro malcontento o nella mancata accettazione di impieghi che possono perdere in ogni momento, definiti opportunità, e per cui a volte basterebbe la licenza media piuttosto che i master conseguiti.

La gente, efficacemente manipolata ed organizzata, è libera: ignoranza, impotenza ed eteronomia introiettata costituiscono il prezzo della sua libertà. (Herbert Marcuse)

É risaputo che l’oggettività si dirige sempre sui dominati, non verso chi ha il potere di giudicare, ma l’eccesso confina con l’immoralità. Diventa violenza psicologica l’aperta critica nei confronti di chi considera a ben ragione una follia rifiutarsi di espatriare per fare il cameriere od opporsi a ridicole offerte di stage (in molti casi sinonimo di lavoro gratuito e sfruttamento), tutto questo magari dopo aver appurato che per diventare Ministro della Sanità non occorre neanche la laurea, o basta essere una bella igienista dentale conoscente di un importante politico per fare la consigliera regionale, o che è sufficiente essere ammanicato per ottenere una consulenza ben remunerata. Diventa un’aperta violenza quando le accuse non sono solo rivolte da chi approva determinate riforme, ma da imprenditori, conoscenti, familiari o gente comune bombardata da alcuni messaggi dei media, magari tranquillamente sistemata per “merito” di una gestione politica clientelare. Convincere o “costringere” gente disperata ad accettare condizioni sempre più precarie, spesso con stipendi che non permettono neanche la sussistenza è una violenza. Permettere che si apra una concorrenza spietata per dei lavori mal retribuiti spacciati per chance è una violenza. A volte sembra di assistere ad una lotta fra polli in gabbia. Fanon cita il “peckorder” tipico degli animali da cortile, associato al comportamento di bambini magrebini affamati, che davanti ai suoi occhi, nel 1944, ad Orano, si azzuffarono per qualche pezzo di pane tirato da alcuni militari. Alla luce attuale, quel tozzo di pane è sostituito nella migliore dei casi da situazioni lavorative che non permettono di mettere a tavola neanche tre pasti. Questa è violenza.

La mancata sicurezza sotto il profilo professionale (non sul posto di lavoro) conduce ad effetti sulla psiche dei lavoratori, sulla loro vita e su quella di chi sta loro attorno, diagnosticata con termini che spesso non sottolineano le cause sociali o a volte evitano di farlo. I rischi sono un’implosione o un’esplosione. Se l’Algeria di Fanon era una colonia francese, alcuni paesi occidentali appaiono democrazie occupate da disuguaglianza e da regole del mercato, le quali decidono come quasi tutti i cittadini debbano lavorare e di conseguenza vivere (o sopravvivere). Gli intellettuali e gli analisti obbiettivi diventano dei noiosi rompiscatole, mentre sono realmente più utili i bravi automi, distratti dall’uscita di un’iphone e lontani da un’azione realmente democratica e volta all'interesse di tutti, che dovrebbe porre il concetto di “humanitas” al centro del loro operato.

Purtroppo, in una società, la precarietà e la disuguaglianza indeboliscono la speranza ed incrementano la violenza. Historia docet.

Nessun leader, quale che sia il suo valore, può sostituirsi alla volontà popolare ed il governo nazionale deve, prima di preoccuparsi di prestigio internazionale, ridar dignità ad ogni cittadino, arredare i cervelli, riempir gli occhi di cose umane, sviluppare un panorama umano perché abitato da uomini coscienti e sovrani (Frantz Fanon).

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