Massimo Sorci
Attentialcane
19 Marzo Mar 2016 1530 19 marzo 2016

L'uva di Enrico Letta

Letta Con Renzi

Qua si è piuttosto preoccupati per la deriva comportamentale di Enrico Letta. Che è giovane dopotutto e potrebbe giocarsi le sue chance di rivincita, ma che si sta irrimediabilmente prodizzando. O dalemizzando, fate voi. E non è un buon segnale.

Intervistato oggi da Monica Guerzoni del Corriere della sera spende tutta la prima parte a sottolineare la propria cifra internazionale (Libia, Europa, Turchia). Certo, il contesto orienta le domande della giornalista: l'ex premier si trova infatti a New York per aprire il forum di Change the world al Palazzo di Vetro.

Però si ha come la sensazione che Letta giochi a fare il D'Alema che quando gli chiedi qualcosa sulla politica italiana esordisce sempre parlando di Iran o di socialismo europeo o di quella volta con Condoleeza, salvo poi piazzare due colpi da ko che denotano una certa dose di partecipazione alle vicende italiane, diciamo.

O come Prodi-il-padre-nobile, quello che va e torna spesso dalla Cina, quello che “in Paesi dove il costo della mano d’opera è più basso come Myanmar, Vietnam, Bangladesh” eccetera, quello che prima che politico è un economista. Salvo poi – pure lui – cadere nella trappola della volpe e l'uva: cosa vuoi che me ne freghi dei grappoli italiani, a me?

Solo che Letta fa un po' specie. Perché avrebbe modo di giocarsela diversamente. Gli chiede, la giornalista: “Andrà alla direzione del partito democratico lunedì? E lui, secco: “Ho lezione a Parigi”. Capito? A Parigi. Io insegno a Parigi, qual è - secondo lei - la percentuale di interesse per Renzi e per il Pd? Zero. Solo che poi si fa scappare una stilettata al curaro degna della miglior tradizione democristiana.

Eccola. Giornalista: “Come voterà al referendum di ottobre?”. Letta: “Premesso che il mio governo impostò il lavoro per il superamento del bicameralismo, quando tutti i dati saranno chiari, dirò come la penso. Ma non mi sento di criticare Renzi per aver deciso di investire su questo tema. Lo stesso fece Berlusconi sul referendum del 2006, anche se poi lo perse”.

Traduzione: quando tutti i dati saranno chiari, dirò che è una riforma raffazzonata e vagamente berlusconiana; Renzi perderà e – visto che ha investito molto su questo tema – si dovrà dimettere. E io riuscirò finalmente ad agguantare quel grappolo succoso che non riesco a togliermi dalla testa.

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