Luca Barni
Banchiere di provincia
19 Marzo Mar 2016 1437 19 marzo 2016

Riforma Bcc, finalmente un passo sulla strada giusta

Parlamento

Ho criticato molto il deputato Pd Michele Pelillo per gli emendamenti presentati settimana scorsa all'inizio del percorso parlamentare per la riforma del Credito Cooperativo, cosìcome ho criticato il Pd stesso per le troppe anime, ognuna con una personale visione della riforma del Credito Cooperativo.

L'intervento di Massimo Mucchetti e del gruppo di deputati cofirmatari con lui di un emendamento migliorativo, ha contribuito a dare una svolta significativa al percoso, in sede di Commissione Finanze, della legge.

Ma anche se la strada è giusta, sarà necessario aspettare l’aula per capire davvero quale riforma uscirà, con particolare riguardo a due aspetti, la salvaguardia totale delle riserve indivisibili delle cooperative e la messa in capo a Banca d’Italia di una serie di responsabilità spettanti all’Organo di vigilanza.

Bene! Oggi mi sento più sollevato dal testo che parrebbe uscire dal confronto all’interno del Pd per approdare in aula, un testo che sana molti aspetti contradditori presenti nella proposta di riforma licenziata dal Governo. Ma anche se la strada è giusta, sarà necessario aspettare l’aula per capire davvero quale riforma uscirà, con particolare riguardo a due aspetti, la salvaguardia totale delle riserve indivisibili delle cooperative e la messa in capo a Banca d’Italia di una serie di responsabilità spettanti all’Organo di vigilanza.

Mi fa felice la salvaguardia dei principi cooperativi; sulla possibilità di way out che parrebbe configurarsi anche per le piccole BCC ho, invece, forti dubbi. Spero che non si trasformi nell’uovo di colombo per quelli che immaginano una comoda via d’uscita rispetto al costituendo e necessario gruppo bancario. In altre parole, una way out lunga consentirebbe troppi giochetti di qualche furbetto del credito animato dal solo obiettivo, a mio avviso, del proprio tornaconto personale. E mi fermo qui, non volendo tornare sulla questione, sollevata dalla stampa, delle amicizie di qualche collaboratore del premier.

Insomma, una soluzione furba, quella dell’esecutivo, il cui capo si era permesso di dare lezioni di moralità alle piccole banche e ai suoi Bonaparte di provincia

Capisco che il Governo non potesse, per coerenza e dignità, fare retromarcia rispetto al suo provvedimento; leggo però i correttivi come uno scarico di responsabilità su Banca d’Italia, unico modo per uscire dalle contraddizioni del decreto e per placare le polemiche che si sono accese. Insomma, una soluzione furba, quella dell’esecutivo, il cui capo si era permesso di dare lezioni di moralità alle piccole banche e ai suoi Bonaparte di provincia. Ma con il ruolo dirimente che giocherà Banca d’Italia mi sento sereno per il futuro del mondo cooperativo: a vincere sarà la vera cooperazione, con buona pace di chi già oggi non fa mistero di pensare a tutt’altro.

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