Luca Barni
Banchiere di provincia
2 Aprile Apr 2016 1450 02 aprile 2016

Startup; con le BCC ci si intende al volo

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BCC banca delle startup italiane: ma che strano, qualcuno pensava fosse un pesce d’aprile? Io, nato e cresciuto nel Credito Cooperativo, non mi stupisco affatto; trovo però utile, anche alla luce della riforma delle BCC che sta per tagliare il traguardo, spendere qualche riflessione. L’occasione è offerta dal report del Ministero dello Sviluppo economico. In numeri, dei 300 milioni di euro di finanziamenti un terzo è delle BCC.

BCC banca delle startup italiane...dal report del Ministero dello Sviluppo economico. In numeri, dei 300 milioni di euro di finanziamenti un terzo è delle BCC.

Quanto agli importi, invece, (dati febbraio 2016) il report segnala che in media i finanziamenti concessi alle startup dalle banche di grandi dimensioni si fermano a 229 mila euro, mentre quelli che arrivano dalle banche, cosidette “minori” in media superano i 435 mila euro. Nulla di nuovo sotto il sole: le banche di grandi dimensioni seguono dinamiche “di laboratorio” legate ai macroscenari, le BCC vivono il territorio e con il territorio.

Direi che è fisiologico: una banca locale, in forza della sua prossimità conosce meglio il tessuto in cui opera, presta più ascolto e attenzione a quanto si muove sul territorio, è più pronta a intercettare opportunità e idee innovative del piccolo imprenditore o, in questo caso, dell’imprenditore in pectore

E dove nascono le start up? Sulle nuvole, nei “laboratori” dei piani alti dei grattacieli della turbo finanza? No, esattamente come nel secondo dopoguerra le piccole imprese a conduzione familiare cominciavano la loro attività in cantina o nel garage di casa, adesso l’idea per una start up si accende alla scrivania del proprio ufficio o della propria stanza; dimensioni, queste, cui sono più vicine le BCC e dove le BCC si muovono meglio. La mia BCC partecipa al progetto “Accendi le idee” a Legnano, fornendo assistenza e consulenza ai progetti di start up più innovativi. Direi che è fisiologico: una banca locale, in forza della sua prossimità conosce meglio il tessuto in cui opera, presta più ascolto e attenzione a quanto si muove sul territorio, è più pronta a intercettare opportunità e idee innovative del piccolo imprenditore o, in questo caso, dell’imprenditore in pectore. È un dato di fatto incontrovertibile che vorrei proiettare in un futuro non lontano, quello che sarà disegnato dalla riforma del Credito Cooperativo e che farà perno su un nuovo gruppo bancario unico e sul mantenimento dell’autonomia delle singole BCC. Una prospettiva che mi sento di definire ancora più favorevole per i finanziamenti verso le start up: alla capacità di leggere il territorio, alla conoscenza degli interlocutori che propongono un’idea imprenditoriale si aggiungerà la forza di un gruppo che, per capitali italiani, sarà il primo del Paese. Prepariamoci a ritoccare i dati MISE. Al rialzo.

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